{"id":83,"date":"2015-05-25T16:35:54","date_gmt":"2015-05-25T14:35:54","guid":{"rendered":"http:\/\/www.remocalcich.it\/wordpress\/?p=83"},"modified":"2015-09-07T15:23:36","modified_gmt":"2015-09-07T13:23:36","slug":"irredentista-tra-sciovinismo-e-patriottismo-culturale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.remocalcich.it\/wordpress\/irredentista-tra-sciovinismo-e-patriottismo-culturale\/","title":{"rendered":"Irredentismo tra Sciovinismo e Patriottismo culturale"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\">GLI APPELLI ISTRIANI<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella seconda met\u00e0 dell&#8217;ottocento l&#8217;\u00e9lite istro-veneta si rese conto che il suo monopolio economico-culturale era finito.\u00a0Il tempo e il governo austriaco avrebbero lavorato, esclusivamente, a favore dell&#8217;etnia slava. Anche a Trieste dove la maggioranza italiana rappresentava il 70%.\u00a0Soltanto l&#8217;annessione dell&#8217;Istria ad una Italia risorgimentale, avrebbe potuto scongiurare il pericolo.\u00a0L&#8217;occasione era a portata di mano: la terza guerra di indipendenza, nel 1866.\u00a0La Prussia di Bismarck intenzionata ad umiliare l&#8217;Austria e a stabilire la sua supremazia in Germania, fu l&#8217;alleato poderoso capace di attirare e sconfiggere a Sadova il grosso dell&#8217;esercito austriaco.\u00a0L&#8217;Italia dotata di un&#8217;armata imponente e di una flotta nettamente superiore a quella austriaca, fu umiliata.\u00a0L&#8217;insipienza dei vertici militari in prevalenza piemontesi e della Corona determin\u00f2 la sconfitta di Custoza.\u00a0La flotta italiana divisa in due tronconi: sabaudo e napoletano incapaci di comunicare, fu sconfitta dall&#8217;ammiraglio austriaco Tegetoff e dalla marineria istro-dalmata, che si esprimeva in \u201cveneziano da mar\u201d, fedele alla casa d&#8217;Austria.\u00a0\u201cA Lissa uomini di ferro su navi di legno avevano sconfitto uomini di legno su navi di ferro\u201d ebbe a dire l&#8217;ammiraglio austriaco.\u00a0In questa occasione risult\u00f2 chiara l&#8217;inconsistenza della classe dirigente risorgimentale, in larga parte superficiale.\u00a0Il movimento era stato sostenuto esclusivamente da piccoli nuclei senza seguito di estrazione borghese, come afferma lo storico inglese Mack Smith.\u00a0I contadini che costituivano la stragrande maggioranza della popolazione italiana erano stati avversi a questi cambiamenti.\u00a0Ai loro occhi l&#8217;Italia risorgimentale rappresentava esclusivamente la riaffermazione del proprietario terriero e del governo ostile, perch\u00e9 di classe.\u00a0Da Mack Smith \u201cGaribaldi aveva visto coi suoi propri occhi quanti dei veneti si erano rallegrati per il ritorno degli austriaci, dopo un breve intervallo di liberazione nazionale e come spesso avessero disertato dall&#8217;esercito italiano\u201d.\u00a0L&#8217;Italia, sempre secondo Mack Smith, la storiografia internazionale e nazionale, era nel 1866 un paese arretrato e povero.\u00a0Nel 1872 un&#8217;indagine parlamentare aveva segnalato come \u201cIn vista di Roma 15 mila persone vivevano in grotte in condizioni simili a quelle degli uomini della pietra\u201d.\u00a0La societ\u00e0 italiana era in preda ad un analfabetismo di massa pari all&#8217;80% della popolazione.\u00a0In questa situazione con un esercito e una flotta sgangherati l&#8217;armistizio imposto unilateralmente dalla Prussia ci salv\u00f2.\u00a0L&#8217;Austria con a disposizione tutto il suo esercito ci avrebbe schiacciato, ed invaso la pianura padana ed oltre.\u00a0In questo contesto un gruppo di notabili istro-veneti invi\u00f2 una serie di appelli risoluti al Governo, all&#8217;Esercito e alla Marina italiani perch\u00e9 proseguissero il conflitto.\u00a0I messaggi datati 16 giugno, 13 e 14 luglio ed 11 agosto 1866 contenevano le linee irredentiste che in futuro avrebbero influenzato la politica nazionale determinando l&#8217;intervento contro l&#8217;Austria nella \u201cGrande Guerra\u201d.\u00a0I destinatari furono il Re, il generale Lamarmora, capo di stato maggiore, Agostino Depretis, ministro della marina, Emilio Visconti-Venosta, ministro degli esteri e Bettino Ricasoli, presidente del consiglio.\u00a0Nei documenti si sostiene che l&#8217;Istria \u00e8 completamente italiana.\u00a0Gli \u201cUnici stranieri che fermarono stanza entro il nostro confine sono gli slavi venuti prima dell&#8217;800 (secolo VIII), poi a varie riprese nei secoli sedicesimo e diciassettesimo.\u00a0Ma i primi slavi del nord, condotti dai Franchi in condizione di servi sebbene avversati a principio dalla stirpe latina, ebbero poco appresso lavoro e libert\u00e0 sopra suolo istriano e i secondi slavi del sud scampati alla scimitarra del turco furono accolti come ospiti con i quali si divise la casa e la mensa\u201d.\u00a0Gli slavi delle Alpi Giulie (i Valacchi) sono il risultato della \u201ccommistione con il sangue dei veterani latini che stettero a guardia di quel&#8217; importante confine.\u201d\u00a0Gli autori di questi appelli patriotici continuano a proclamare l&#8217;assoluta inconsistenza etnica e culturale dell&#8217;elemento slavo.\u00a0Si tratta di \u201cSlavi di venti e pi\u00f9 stirpi \u2026 a popolare le terre disertate dalle guerre e dalla pesti pacificamente importativi dai <em>dominatori<\/em> di queste provincie\u201d.\u00a0Non costituiscono un problema \u201cPerch\u00e9 sono stranieri fra loro fino a non intendersi \u2026.. essi sono foglie staccate dall&#8217;albero di loro nazione, e nessuno per fermo avr\u00e0 potenza di rinverdirle sul ramo da cui furono scosse.\u00a0Essi vissero e vivono senza storia, senza memoria, senza istituzioni, tutt&#8217;altro che lieti di loro origine e desiderosi di essere equiparati a noi\u2026. ne mancherebbero per sicuro \u2026 di votare tutti e di grand&#8217;animo, non meno degli italiani, l&#8217;unione al Regno d&#8217;Italia.\u201d\u00a0In conlusione: <em>gli slavi istriani sono soltanto degli \u201cascari\u201d devoti: una sottospecie tribale innocua ed entusiasta di appartenere al Regno d&#8217; Italia.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">TRIESTE<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il gruppo irredentista rivendica il possesso della citt\u00e0 di Trieste \u201cNon fu veneziana soltanto perch\u00e9 segu\u00ec per fatale necessit\u00e0 di tempi altro destino fu costretta a dedicarsi al protettorato degli arciduchi d&#8217;Austria quale libero comune che continu\u00f2 a dominarsi da s\u00e9 e ad esercitare perfino i diritti internazionali\u201d.\u00a0Nel 1382, cinquecento anni prima Trieste non sopportando l&#8217;egemonismo veneziano si era data alla Casa d&#8217;Austria che ne aveva completamente rispettata l&#8217;autonomia.\u00a0E prosegue sostenendo a tutto beneficio della citt\u00e0 che \u201cNon pu\u00f2 rimanersi congiunta ad uno stato (L&#8217;Austria) che ha s\u00ec poco interesse economico da tenerla e s\u00ec poca voglia e forza di giovarla\u201d.\u00a0Ma l&#8217;annessione presenta un problema consistente che \u00e8 quello della necessit\u00e0 \u201cDi liberarsi di una masnada di mercatanti senza patria attendati temporaneamente a Trieste e senza peso nei destini del paese\u201d.\u00a0In questo i patrioti risoluti erano d&#8217;accordo con Karl Marx che nel 1857 discutendo di Trieste rilev\u00f2 che la citt\u00e0 era gestita \u201cDa un&#8217;eterogenea ciurma di speculatori in prima linea italiani e poi tedeschi, inglesi, francesi, armeni ed ebrei.\u00a0A partire dal 1711 quando gli Asburgo decisero lo sviluppo della citt\u00e0, le cosidette Tredici Casate: Argento, Baseggio, Belli, Bonomo, Burso, Cigotti, Giuliani, Leo, Padovini, Pellegrini, Tettazzi, Stella e Tofani esaurirono la loro influenza.\u00a0Avevano gestito per secoli l&#8217;autonomia municipale della citt\u00e0.\u00a0Alla met\u00e0 dell&#8217;ottocento questa oligarchia si estinse.\u00a0Il loro ruolo fu assunto da questi \u201cmercatanti\u201d che non erano di \u201cpassaggio\u201d ma, avevano creato le loro fortune a Trieste.\u00a0Rappresentavano l&#8217;aristocrazia triestina e avevano arricchito la citt\u00e0 di splendide dimore incrementandone il prestigio.\u00a0Avevano, inoltre, in molti casi italianizzato i loro cognomi come l&#8217;armatore greco Demetrio Cacciotti, gli ebrei Morpurgo finanzieri detentori di risorse illimitate e i Giustinelli di origine armena.\u00a0In queste \u00e9lite cosmopolita spiccavano i baroni von Bruck e armatori come l&#8217;americano John Allen.\u00a0Nel 1866 Trieste era all&#8217;apice di uno sviluppo dirompente simile a quello di Amsterdam nel diciassettesimo secolo e di Hong Kong nel ventesimo .\u00a0Fu completata la ferrovia Trieste-Vienna e un porto \u201cnuovo\u201d che divenne di transito per le merci spedite non soltanto nel bacino danubiano ma a Monaco, Praga, Cracovia.\u00a0Furono esaltate le attivit\u00e0 portuali di supporto: agenzie, societ\u00e0 finanziarie, forniture navali ecc.\u00a0Quattro compagnie di assicurazione e sei banche dominavano la scena finanziaria triestina ed europea.\u00a0Nell&#8217;ottocento gli Asburgo avevano stabilito nella citt\u00e0 la sede e il quartier generale della loro potenza marittima contrapposta a quella continentale viennese.\u00a0Nonostante le pretese irredentiste Trieste non venne considerata citt\u00e0 italiana.\u00a0Nel 1881 E.A. Freeman la considerava \u201cl&#8217;equivalente meridionale di Lubecca, Brema o Amburgo\u201d.\u00a0Lo stesso Giuseppe Mazzini non la includeva nell&#8217;Italia unita.\u00a0Trieste utilizzava una lingua di base vicina al \u201cveneziano da mar\u201d e, per effetto del suo crogiolo municipale, una quantit\u00e0 considerevole di espressioni idiomatiche provenienti dal mondo tedesco e slavo.\u00a0La sua vocazione e la sua specificit\u00e0 resero autonoma la citt\u00e0 .\u00a0Il Territorio libero di Trieste (T.L.T.) in vigore dal 1945 al 1953 aveva creato l&#8217;illusione per parte della cittadinanza di avere un futuro di autonomia.\u00a0L&#8217;annessione all&#8217;Italia ha creato, quindi,un evidente malessere.\u00a0Il movimento Trieste libera-Free Trieste Movement, in data 19 giugno 2013 ha presentato al Consiglio di Sicurezza e ai paesi membri dell&#8217;Assemblea dell&#8217;Organizzazione delle Nazione Unite la richiesta che la sovranit\u00e0 del Territorio Libero sia distinta da quella della Repubblica Italiana in base al principio che lo Stato Italiano, nel proprio mandato fiduciario internazionale, ha leso in questi ultimi sessantanni gli interessi commerciali e marittimi della citt\u00e0 di Trieste.\u00a0La citt\u00e0 ha fondato la sua richiesta di autonomia sulla base della sua specificit\u00e0: un&#8217;isola italiana in un mare slavo.\u00a0Nella storia europea recente questa anomalia si era verificata in Riga, integralmente tedesca nella Lettonia, Vilnius, enclave polacca in Lituania e Maribor (Magdeburgo) citt\u00e0 tedesca in Slovenia.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">POLA<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Negli appelli si riconosce che \u201cPola \u00e8 stata creata dall&#8217;Austria con l&#8217;intendimento non di difesa ma di aggressione\u201d.\u00a0Pola \u00e8 in cima alle pretese espansioniste italiane molto prima di Trento, Gorizia e Trieste.\u00a0La costa da Trieste a Brindisi \u00e8 costituita da un \u201clido basso, piano e sabbioso, senza sviluppo di insenature con rade mal sicure ed ancoraggi pochi ed infidi\u201d.\u00a0Per cui \u00e8 \u201cPola che ci d\u00e0 pienamente quanto ci occorre: Pola ch&#8217;\u00e8 testa di ponte di Ancona, come gi\u00e0 lo fu di Ravenna e di Venezia; Pola che ben pu\u00f2 dirsi la Spezia dell&#8217;Adriatico, e con una posizione strategica ancor pi\u00f9 felice\u201d.\u00a0Pola, a parte alcuni resti romani, \u00e8 una citt\u00e0 costruita completamente dall&#8217;Austria a partire dal 1815 quando raggiungeva a malapena gli ottocento abitanti.\u00a0Nel 1856 il comandante della flotta austriaca aveva deciso che Trieste era inadeguata come base per la marina militare.\u00a0Fu scelta Pola e venne strutturata come una cittadella marziale ed imperiale.\u00a0La minaccia da parte di un&#8217;Italia intenzionata ad annettersi Pola e l&#8217;Istria acceler\u00f2 la costruzione di cantieri e caserme.\u00a0La sede del potere fu l&#8217;ammiragliato.\u00a0La citt\u00e0 era abitata da istro-veneti, croati che nel ventennio fascista saranno costretti ad emigrare, e da un consistente gruppo di tecnici e di ufficiali di estrazione nobiliare provenienti da tutto l&#8217;impero.\u00a0Gli \u201cAppelli degli istriani\u201d all&#8217;Italia furono scritti da Carlo Combi e ristampati a Milano nel 1886 .\u00a0Verranno ripescati da Carlo Ojetti e pubblicati nella collana \u201cProblemi italiani\u201d e, in particolare, \u201cGli istriani a Vittorio Emanuele II\u201d del 1866-Rav\u00e0 &amp; C editori, Milano.\u00a0Ripubblicati tra il gennaio e il maggio 1915 furono gli strumenti per sostenere la guerra all&#8217;impero asburgico.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">GENOCIDIO ISTRO-VENETO<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;Austria reag\u00ec, allo scoppio del conflitto, a queste provocazioni e deport\u00f2 50 mila istro-veneti: donne, vecchi e bambini.\u00a0Gli uomini furono inviati al macello in Galizia contro i cosacchi.\u00a0A Pola il numero degli abitanti precipit\u00f2 da 42 mila a 12 mila. Furono internati nel K.u.K. (Kaiserlich und Koeniglich -imperiale e reale) Barakken Lager (lager di baracche) austriaci, boemi e polacchi.\u00a0Il 40% pag\u00f2 con la vita l&#8217;internamento.\u00a0Anche la famiglia del mio padre biologico sub\u00ec questo trattamento.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">NAZIONE MADRE<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I giovani istro-veneti e triestini, nella seconda met\u00e0 del diciannovesimo secolo, erano rimasti affascinati dalla figura di Garibaldi: eroe romantico e mito laico in opposizione ad un mondo austriaco immobile e clericale.\u00a0Garibaldi fu in grado di sedurre l&#8217;opinione pubblica europea e di mobilitare al suo fianco uomini entusiasti.\u00a0La giovent\u00f9 triestina e giuliana mobilitate dagli appelli socialisti e repubblicani decisero di affermare la loro specificit\u00e0 culturale italiana.\u00a0Il governo austriaco consegn\u00f2 all&#8217;irredentismo pi\u00f9 aggressivo e sciovinista un martire.\u00a0Giulielmo Oberdan (Oberdank) un idealista sprovveduto, impiccato nel 1880 al grido di \u201cViva l&#8217;Italia. Viva l&#8217;Italia libera\u201d.\u00a0Herman Bahr in \u201cViaggio in Dalmazia\u201d segnalava questo disagio nei confronti di un comportamento austriaco retorico e burocratico.\u00a0\u201cGli italiani vogliono un&#8217;universit\u00e0 italiana per dare una cultura ai propri figli, e la vogliono a Trieste\u201d.\u00a0Negarla con la scusa di non creare irredentisti \u00e8 una scusa inaccettabile.\u00a0Bahr replica: \u201cGli irredentisti li allevate Voi, perch\u00e9 ogni italiano d&#8217;Austria sar\u00e0 un irredentista finch\u00e9 in Austria si sentir\u00e0 straniero.\u00a0Il governo austriaco temendo che l&#8217;egemonia culturale italiana a Trieste fosse pericolosa neg\u00f2 lo stabilimento dell&#8217;universit\u00e0.\u00a0La nostra storiografia risorgimentale ha descritto l&#8217;italiano della frontiera orientale come un&#8217;entit\u00e0 pervasa dalla necessit\u00e0 di essere redenta.\u00a0Non si rese conto che l&#8217;austriaco di cultura italiana era in grado di comportarsi nel modo del tutto naturale da \u201chomo austriacus\u201d e nutrire sentimenti nazionali.\u00a0L&#8217;attrazione, espressa in diverse sfumature per la realt\u00e0 italiana era pi\u00f9 che etnica, culturale.\u00a0Enzo Bettiza un dalmata cosmopolita nella sua opera \u201cEsilio\u201d sostiene che l&#8217;aspirazione all&#8217;italianit\u00e0, in altri termini la \u201cvoglia d&#8217;Italia\u201d, si annull\u00f2 quando il contatto non fu pi\u00f9 soltanto virtuale ma reale.\u00a0La reazione del padre di Bettiza, esponente di una delle vecchie e pi\u00f9 note famiglie italiane di Spalato, di fronte all&#8217;occupazione e all&#8217;annessione italiane della citt\u00e0, nel 1941, fu chiara.\u00a0La sub\u00ec come un&#8217;onta paradossale e un affronto personale.\u00a0La violenza e i soprusi generalizzati da parte della forza di occupazione italiana nei confronti degli slavi lo spinse a dire \u201cNon era certo questa l&#8217;Italia che aspettavamo\u201d.\u00a0La stessa reazione che mio padre biologico e la sua famiglia ebbero nel trasferimento in treno da Ancona a Brindisi durante l&#8217;Esodo.\u00a0\u201cLawrence aveva perso quella luce negli occhi che esprimeva quando, alla fine dell&#8217;estate precedente, descriveva l&#8217;Italia e immaginava l&#8217;accoglienza che sarebbe stata riservata ai profughi giuliani\u201d.\u00a0L&#8217;Italia sar\u00e0 \u201cmatrigna\u201d con lui e la sua famiglia.\u00a0Si perderanno nella promiscuit\u00e0 e miseria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In allegato un pdf di\u00a0<a href=\"http:\/\/www.remocalcich.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/PROBLEMI_ISTRIANI.pdf\">PROBLEMI_ITALIANI<\/a>\u00a0a supporto di quanto scritto.<\/p>\n<p>Remo Calcich<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>GLI APPELLI ISTRIANI Nella seconda met\u00e0 dell&#8217;ottocento l&#8217;\u00e9lite istro-veneta si rese conto che il suo monopolio economico-culturale era finito.\u00a0Il tempo e il governo austriaco avrebbero lavorato, esclusivamente, a favore dell&#8217;etnia slava. 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