{"id":388,"date":"2019-02-26T17:03:15","date_gmt":"2019-02-26T16:03:15","guid":{"rendered":"https:\/\/www.remocalcich.it\/wordpress\/?p=388"},"modified":"2019-02-28T09:23:32","modified_gmt":"2019-02-28T08:23:32","slug":"casa-rossa-alberobello-deportazione-del-popolo-istriano-e-dalmata","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.remocalcich.it\/wordpress\/casa-rossa-alberobello-deportazione-del-popolo-istriano-e-dalmata\/","title":{"rendered":"CASA ROSSA, ALBEROBELLO \u2013 deportazione del popolo istriano e dalmata"},"content":{"rendered":"\n<figure class=\"wp-block-image\"><img loading=\"lazy\" width=\"680\" height=\"356\" src=\"https:\/\/www.remocalcich.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2019\/02\/trani4.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-391\" srcset=\"https:\/\/www.remocalcich.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2019\/02\/trani4.jpg 680w, https:\/\/www.remocalcich.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2019\/02\/trani4-300x157.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><figcaption>Casa Rossa, Alberobello<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>La storia pugliese di questo ultimo secolo \u00e8 contrassegnata da contrapposizioni insanabili&nbsp; e violente.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>PRIMORDI FASCISTI<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Il 23 marzo 1919, tre anni e mezzo prima della \u201cmarcia\u201d su\nRoma in un circolo di piazza S. Sepolcro di Milano, messo a disposizione da\n\u201cAlleanza Industriale\u201d, si form\u00f2 lo stato maggiore dei fasci italiani.<\/p>\n\n\n\n<p>Il movimento definito sansepolcrista , antisocialista\ncostituito da arditi ed ex combattenti, sostenuto finanziariamente da\nimportanti gruppi industriali ed agrari nazionali e costitu\u00ec la \u201ccabina di\nregia\u201d del fascismo.<\/p>\n\n\n\n<p>Il barese, Michele Costantino, fu uno dei suoi protagonisti e\nfondatore dei fasci di combattimento: strumento dell&#8217;avanguardismo militare.<\/p>\n\n\n\n<p>Plasm\u00f2 l&#8217;intera comunit\u00e0 barese e, di riflesso, quella\npugliese.<\/p>\n\n\n\n<p>Durante la seconda met\u00e0 degli anni venti e negli anni trenta\nil suo dinamismo fascista lo porter\u00e0 all&#8217;estero a costituire a New York il\ncircolo educativo \u201cSansepolcrista\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Alla sua morte, nel 1937,&nbsp;\nl&#8217;establishment finanziario ed industriale barese istituir\u00e0 la\nfondazione \u201cSansepolcro\u201d la cui rendita annuale, pari agli attuali 20 milioni\ndi euro, finanzier\u00e0 borse di studio per i giovani destinati a frequentare i\ncorsi di \u201c preparazione politica (fascista)\u201d vivaio prezioso per la continuit\u00e0\nideologica del fascismo pugliese.<\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;autore iscritto all&#8217;universit\u00e0 di Bari agli inizi degli\nanni &#8217;60, si rese personalmente conto dello strapotere del fascismo\nuniversitario, gestito dal F.U.A.N. (Federazione Universitaria Nazionale ).<\/p>\n\n\n\n<p>Ricorda i suoi metodi squadristici nell&#8217;organizzare\nl&#8217;attivit\u00e0 goliardica:&nbsp; dalla\nassegnazione delle borse di studio, alle feste universitarie.<\/p>\n\n\n\n<p>I suoi metodi saranno considerati dai \u201cbenpensanti\u201d baresi\ncome semplicemente \u201csimpatica esuberanza\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel 1920 Giuseppe Caradonna da Cerignola, riferimento e\nbraccio armato degli agrari, affiancher\u00e0 il Costantino.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cI contadini analfabeti, durante il primo conflitto mondiale,\nerano venuti a contatto con tanti altri lavoratori pi\u00f9 progrediti e sopratutto\ncon una vita sociale ben diversa da quella disgregata dei loro paesi&#8230;.<\/p>\n\n\n\n<p>Tutto si prometteva allora, in particolare larghi compensi\nper tutte le sofferenze, e, naturalmente la terra ai contadini\u201d&nbsp; .<\/p>\n\n\n\n<p>Conclude Chabod \u201cI contadini smobilitati tornano a casa in\npreda all&#8217;eccitazione e alla febbre d&#8217;un attesa, per cosi dire, messianica.<\/p>\n\n\n\n<p>In Puglia, epicentro della protesta bracciantile&nbsp; si lotter\u00e0 per \u201cl&#8217;imponibile della manodopera\n: fissazione di un minimo di manodopera obbligatoria a carico dei proprietari\nper ogni unit\u00e0 di superficie\u201d, per gli aumenti di paga e la riduzione\ndell&#8217;orario lavorativo a 48 ore .<\/p>\n\n\n\n<p>Le masse contadine, a seguito delle leggi americane anti-immigratorie,\nnon poterono pi\u00f9 emigrare e furono costrette a lottare per l&#8217;esistenza, nei\nloro paesi.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>ANARCHIA E PUGLIA<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Nel Matese, a cavallo tra la Campania e la Puglia, nel maggio\n1877, il movimento anarchico era composto, in larga parte, da contadini pugliesi\ngi\u00e0 protagonisti nei moti del 1874, verificatosi nelle Murge, a Corato, Andria\ne Minervino.<\/p>\n\n\n\n<p>Il meridione divenne cos\u00ec, nel &#8217;19-&#8217;20 rivoluzionario,\nanarco-sindacalista.<\/p>\n\n\n\n<p>E poich\u00e9 la rivoluzione nel meridione vuol dire lotta per il\npossesso della terra, i grandi movimenti di massa si posero subito l&#8217;obbiettivo\ndell&#8217;occupazione delle terre incolte o malcoltivate e, anche di quelle\ncoltivate, dai grandi proprietari.<\/p>\n\n\n\n<p>Gli agrari reagiranno.<\/p>\n\n\n\n<p>I fascisti si porranno come garanti del potere agrario.<\/p>\n\n\n\n<p>Le loro azioni contro i braccianti saranno quelle\n\u201csquadristiche\u201d, in realt\u00e0 operazioni militari.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>SQUADRISMO PUGLIESE<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>\u201cIl fascismo riuscir\u00e0 a prevalere perch\u00e9 dispone di un\nfattore decisivo di superiorit\u00e0 sul movimento operaio: le sue possibilit\u00e0 di\nspostamento e di concentrazione di forze sono basate su una tattica militare\u201d\n(Rossi).<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cLa spedizione punitiva parte quasi sempre da un centro\nurbano e si irraggia nelle campagne circostanti. Montate su camion, armate\ndall&#8217;Associazione Agraria o dai magazzini dei reggimenti (esercito), le camice\nnere si dirigono verso il luogo che \u00e8 l&#8217;obbiettivo della loro spedizione.<\/p>\n\n\n\n<p>Arrivate, cominciano a bastonare tutti coloro che incontrano\nper le strade e che non si scoprono al passaggio dei gagliardetti o che portano\nuna cravatta, un fazzoletto o una sciarpa rossi&#8230;<\/p>\n\n\n\n<p>Ci si precipita alla sede della Camera del Lavoro, del\nSindacato, della cooperativa, della Casa del Popolo.<\/p>\n\n\n\n<p>Si sfondano porte si buttano nella strada i mobili, i libri,\nle merci, si versano dei bidoni di benzina: qualche minuto dopo tutto \u00e8 in\npreda alle fiamme.<\/p>\n\n\n\n<p>Coloro che si trovano nei locali vengono selvaggiamente\npicchiati o uccisi&#8230;<\/p>\n\n\n\n<p>Gruppi di fascisti vanno alla ricerca di capi: sindaco e\nconsiglieri comunali, segretario della lega, presidente della cooperativa;\ns&#8217;impone loro di dimettersi, si bandiscono per sempre dal paese, sotto pena di\nmorte o di distruzione delle loro case.<\/p>\n\n\n\n<p>Se sono riusciti a mettersi in salvo, ci si vendica sulle\nloro famiglie.<\/p>\n\n\n\n<p>Quando il dirigente locale, malgrado tutto, resiste, lo si\nsopprime.<\/p>\n\n\n\n<p>Si arriva di notte davanti alla sua casa, lo si chiama, con\nuna scusa qualunque, per non urtarsi nella sua diffidenza: appena apre la porta\nsi scaricano le armi su di lui, lo si abbatte sulla soglia.<\/p>\n\n\n\n<p>Spesso egli si lascia prelevare, purch\u00e9 si risparmino i suoi,\nper evitare loro il tragico spettacolo.<\/p>\n\n\n\n<p>I fascisti lo conducono in un campo, dove poi lo si ritrova\nmorto al mattino.<\/p>\n\n\n\n<p>A volte si divertono a trasportarlo sul loro camion e a\nlasciarlo nudo, legato ad un albero, a qualche centinaio di chilometri di\ndistanza, dopo avergli inflitto le pi\u00f9 atroci torture\u201d (Tasca).<\/p>\n\n\n\n<p>In Puglia la violenza fascista selezioner\u00e0 i peggiori\ncriminali in grado di stroncare un movimento anarco-sindacalista organizzato da\nleader carismatici come Giuseppe Di Vittorio e Gigante.<\/p>\n\n\n\n<p>I fascisti pugliesi \u201cSono la versione moderna, motorizzata o\na cavallo fortemente armata e organizzata militarmente, dei vecchi mazzieri\ndegli agrari che li finanziano e li aiutano insieme alla polizia\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Il primo fascio si costituisce a Cerignola, ai primi del\n1921,&nbsp; nella sede degli agrari e li guida\nl&#8217;agrario Giuseppe Caradonna che durante il regime e dopo sar\u00e0 il padre padrone\ndella citt\u00e0 di Bari.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cAnche qu\u00ec i carabinieri e fascisti distruggono la Casa del\nPopolo.<\/p>\n\n\n\n<p>Poi il fascismo si irradia in tutta la bassa Puglia e a Bari.<\/p>\n\n\n\n<p>Centri di devastazione sono Minervino Murge e Corato dove il\npopolo assalta la sede del fascio.<\/p>\n\n\n\n<p>Intervengono al solito le truppe, precedute dalle autoblinde,\nspezzando cosi la resistenza&nbsp; dei\nlavoratori che lasciano molti morti e feriti sul terreno.<\/p>\n\n\n\n<p>Seguir\u00e0, tra il marzo e il maggio, la distruzione delle\nCamere del Lavoro di Taranto, di Bari, Andria e Barletta\u201d (Tasca).<\/p>\n\n\n\n<p><strong>LA RESISTENZA&nbsp;&nbsp;ANARCO-SINDACALISTA<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Nell&#8217;agosto 1922 Bari diventa il teatro di una resistenza\npopolare, anarco-sindacalista.<\/p>\n\n\n\n<p>In occasione dello sciopero generale dell&#8217;agosto 1922 \u201cI\nfascisti, guidati dalle squadre agrarie di Caradonna cercano di reagire con il\nterrorismo allo sciopero, riuscito totale in tutta la citt\u00e0&#8230;<\/p>\n\n\n\n<p>Gli arditi del popolo, operai, contadini ed artigiani hanno\norganizzato la difesa (in Bari vecchia&nbsp;\nhanno scavato trincee e barricate nei punti strategici) presidiano tre\nquarti della citt\u00e0 e resistono ai fascisti alle guardie regie.<\/p>\n\n\n\n<p>Nonostante l&#8217;aiuto militare e l&#8217;afflusso della \u201cDecima legio\u201d\ndi Arpinati, la pi\u00f9 temibile formazione fascista proveniente dalle Romagne, la\nBari proletaria resiste.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cBari rimarr\u00e0 per tre mesi impenetrabile al fascismo e quando\nquesto diverr\u00e0 governo sar\u00e0 occupata militarmente da un intera divisione di\nfanteria (Del Carria).<\/p>\n\n\n\n<p><strong>CASA ROSSA&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; PULIZIA ETNICA&nbsp; ISTRO-DALMATA<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>\u201cQuando l&#8217;etnia non va d&#8217;accordo con la geografia e l&#8217;etnia\nche deve muoversi (Benito Mussolini) .<\/p>\n\n\n\n<p>Queste sono le basi della strategia per l&#8217;eliminazione\ndell&#8217;etnia slava in Istria e Dalmazia.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cPochi dubbi vi sono sulla meta che il fascismo si proponeva\nuna volta ottenuto il potere: l&#8217;integrale e rapida nazionalizzazione delle\nterre annesse dopo la seconda grande guerra; o la dispersione della classe\ndirigente croato-slovena, portatrice dell&#8217;ideologia nazionale slava.<\/p>\n\n\n\n<p>La legislazione liberticida applicata in tutto il paese dopo\nil delitto Matteotti offriva la possibilit\u00e0 di sciogliere tutte le organizzazioni\nlegali delle minoranze slovena e croata.<\/p>\n\n\n\n<p>E l\u00e0 dove non arrivava lo \u201cStato\u201d a \u201cripulire gli angolini\u201d\nerano sempre pronti gli squadristi&#8230;<\/p>\n\n\n\n<p>Sul piano economico il regime scompagin\u00f2 l&#8217;intera rete\ncooperativistca e creditizia slava\u201d (Pupo) .<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cLa pressione fascista determin\u00f2 una migrazione di oltre\ncentomila unit\u00e0 \u201cI primi ad essere colpiti furono gli intellettuali e , in\nparticolare, gli insegnanti, i dipendenti pubblici e i professionisti\nallontanati&nbsp; dagli impieghi mediante la\nradiazione dagli albi professionali con mille stratagemmi e ancora studenti\nimpediti a rientrare dalle sedi universitarie e insieme a loro i sacerdoti\u201d\n(Pupo).<\/p>\n\n\n\n<p>Nell&#8217;aprile 1941, dopo l&#8217;aggressione italiana contro la\nJugoslavia pi\u00f9 <em>di cinquemila giovani provenienti dai villaggi istriani\ndell&#8217;interno furono rastrellati e rapidamente trasferiti nell&#8217;Italia\nmeridionale<\/em> per tenerli il pi\u00f9 possibile lontano dall&#8217;Istria&#8230; \u201cMessi in\ncampi di concentramento (come quello di Alberobello).<\/p>\n\n\n\n<p>In Istria erano rimasti pochi uomini e fra i giovani soltanto\ncoloro che erano stati riformati per malattia o gravi imperfezioni fisiche\u201d\n(Drndic).<\/p>\n\n\n\n<p>Queste deportazioni di massa, tese alla \u201cpulizia etnica\u201d\nfurono avviate dal governo italiano, in anticipo respetto a quelle balcaniche\ndegli anni &#8217;90.<\/p>\n\n\n\n<p>Il regime fascista priv\u00f2 le famiglie istriane degli unici\nsostegni delle comunit\u00e0 nel duro lavoro dei campi.<\/p>\n\n\n\n<p>Dopo che i contadini \u201cPer l&#8217;eccessivo indebitamento erano\nstati costretti a vendere la terra per pochi soldi ai fascisti\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Fino alla fine del primo conflitto mondiale nei paesi erano\npresenti la scuola croata, la Cassa di risparmio, la societ\u00e0 giovanile e la\nchiesa.&nbsp; <\/p>\n\n\n\n<p>Con l&#8217;occupazione italiana tutto fu distrutto \u201cOra in paese\nesistevano soltanto la scuola italiana e la caserma dei carabinieri. I bambini\nerano costretti a frequentare quella scuola; alcuni maestri, avvelenati di\nideologia fascista, gli parlavano con disprezzo della loro origine croata alla\nquale, dicevano, essi dovevano rinunciare per diventare \u201cfigli della civile\nnazione italiana\u201d. Cosi, anche attraverso i bambini, i fascisti si sforzavano\ndi seminare tra le famiglie croate il seme della discordia e del dubbio\u201d.\n(Drndic)&nbsp; <\/p>\n\n\n\n<p>Nelle schede personali dei deportati istriani non c&#8217;era\ntraccia di accuse di \u201cterrorismo\u201d, erano semplicemente \u201canti-italiani\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>In base al codice fascista si contestava loro nei \u201cdecreti di\narresto\u201d il reato di \u201cEssersi appartati&nbsp;&nbsp;\ndalle manifestazioni patriottiche, di non essersi iscritti al PNF\n(Partito Nazionale Fascista), di essersi mostrati \u201ccontrari alle patrie\nistituzioni\u201d, e di aver avuto \u201csentimenti slavi\u201d.&nbsp; <\/p>\n\n\n\n<p>Il governo italiano non poteva fare a meno, per la loro\nnotoria perizia nautica, degli istriani delle comunit\u00e0 costiere.<\/p>\n\n\n\n<p>Furono dispersi nelle unit\u00e0 navali, sopratutto a bordo dei\nsommergibili.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>IMPERIALISMO IN DALMAZIA<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Il 19 aprile 1919 in presenza di Wilson, Clemenceau e Loyd\nGeorge il governo italiano sostenne un programma di annessione della costa\nadriatica orientale e l&#8217;acquisimento della Dalmazia.<\/p>\n\n\n\n<p>Le sue richieste poggiavano su indefinite ragioni storiche e,\nsopratutto, di ordine strategico (imperialismo) espressione di una potenza tesa\nalla conquista e al dominio.<\/p>\n\n\n\n<p>Gli alleati, in quell&#8217;occasione respinsero queste pretese.<\/p>\n\n\n\n<p>Il 15 aprile 1941 le colonne motorizzate italiane occuparono\nSpalato. Nei mesi a venire la spinta ideale della \u201credenzione\u201d dell&#8217;italianit\u00e0\nseparata dal contesto nazionale divent\u00f2 \u201csnazionalizzazione\u201d slava della\ncomunit\u00e0 spalatina.<\/p>\n\n\n\n<p>Dal 21 aprile si assistette ad una tempestiva e sistematica\n\u201cfascistizzazione\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Il 29 aprile, giorno di San Marco, furono esposti ovunque i\nritratti del Duce. Furono chiusi e vietati le attivit\u00e0 delle associazioni\nlocali, fu introdotto un intero staff di ca mille funzionari addetti al\ncontrollo dell&#8217;intera attivit\u00e0 amministrativa.<\/p>\n\n\n\n<p>Fu sistematica la rimozione nei musei di tutto quello che non\nera italiano.<\/p>\n\n\n\n<p>La reazione della collettivit\u00e0 fu immediata perch\u00e9 il primo\nmaggio in tutta la Dalmazia sventolarono migliaia di bandiere rosse.<\/p>\n\n\n\n<p>La scuola \u201citalianizzata\u201d fu completamente boicottata;&nbsp; si assistette a un proliferare di tipografie\nclandestine.<\/p>\n\n\n\n<p>Bettiza in \u201cEsilio\u201d riporta le emozioni e lo sdegno di suo\npadre, elemento di spicco della piccola comunit\u00e0 italofona che esclamava\ninfuriato \u201c Vogliono non solo italianizzare, ma fascistizzare col manganello,\nin 24 ore, migliaia di slavi&#8230; .<\/p>\n\n\n\n<p>Non era certo l&#8217;Italia che aspettavamo noi!\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>I fascisti italiani \u201cCircondavano interi quartieri cittadini,\nirrompevano nottetempo nelle case \u2013 prelevavano, torturavano, e fucilavano\ncentinaia di dalmati.<\/p>\n\n\n\n<p>Cominciarono gli arresti in massa e migliaia di patrioti di\nSpalato e dell&#8217;intera Dalmazia vennero trasportati con navi sull&#8217;opposta sponda\ndell&#8217;Adriatico nei campi di concentramento fascisti (come Alberobello) per far\nposto a nuovi prigionieri\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>ALBEROBELLO LAGER ISTRO-DALMATA<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Gli istro-dalmati appaiono fugacemente nella narrazione del\ncampo di Casa Rossa, di Alberobello.<\/p>\n\n\n\n<p>La loro presenza maggioritaria si ricava anche dal fatto che\ncircolasse nel campo un bollettino: Sedam Dana (sette giorni) redatto sulla\ncarte igienica.<\/p>\n\n\n\n<p>Un deportato fiumana, intervistato, accenna alle torture\nsubite da parte del personale del lager .<\/p>\n\n\n\n<p>In \u201cCampi per l&#8217;internamento civile nell&#8217;Italia Fascista\u201d la\nKersevan&nbsp; pone in evidenza la\npersecuzione nei confronti dei deportati istro-dalmati, ai quali venne\nriservato un trattamento disumano non comparabile persino a quello riservato\nagli ebrei.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cPer gli slavi invece la situazione fu molto diversa, in\nquanto essi furono sottoposti ad una vera e propria pulizia etnica. In alcuni\ncampi la popolazione civile slava fu soggetta a condizioni di vita inumane che\nportarono alla morte per stenti migliaia di prigionieri\u201d.&nbsp;&nbsp; <\/p>\n\n\n\n<p>Erano questi \u201cdeportati\u201d che avevano rifiutato di essere&nbsp; \u201credenti\u201d la materia prima del lager di\nAlberobello.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>ALTAMURA &#8211; LAGER PER IL POPOLO ISTRIANO<\/strong><\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image\"><img loading=\"lazy\" width=\"700\" height=\"480\" src=\"https:\/\/www.remocalcich.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2019\/02\/e9f7e6370d3c57abac0d2a11739523db21e1a770.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-394\" srcset=\"https:\/\/www.remocalcich.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2019\/02\/e9f7e6370d3c57abac0d2a11739523db21e1a770.jpg 700w, https:\/\/www.remocalcich.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2019\/02\/e9f7e6370d3c57abac0d2a11739523db21e1a770-300x206.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 700px) 100vw, 700px\" \/><figcaption>Campo Profughi Altamura<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>Con la fine del conflitto l&#8217;infamia dei campi di\nconcentramento in Puglia non si esaur\u00ec. Cambiarono nome e diventarono campi\nprofughi.<\/p>\n\n\n\n<p>Hanna Arendt rompe l&#8217;ipocrisia degli storici compiacenti&nbsp; convinti che i loro governi abbiano\n\u201cAssistito, sfamato e salvato da realt\u00e0 disumane nei campi profughi&nbsp; masse di disgraziati, vittime del secondo\nconflitto mondiale, naufraghi della pace\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Ribadisce la Arendt \u201cSembra che nessuno voglia riconoscere\nche la storia contemporanea ha creato un nuovo genere di essere umani : quelli\nche sono stati messi nei campi di concentramento dai loro nemici e nei campi di\ninternamento dai loro amici\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>La destra italiana ha strumentalizzato l&#8217;esodo proclamando il\n10 febbraio \u201cla Giornata del Ricordo\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;opinione pubblica italiana dirottata sulla \u201cVergogna delle\nFoibe\u201d non \u00e8 mai stata informata sulla realt\u00e0 esecrabile dei campi profughi\ngestiti dal Ministero dell&#8217;Interno dei governi post-bellici, considerati\ndemocratici.<\/p>\n\n\n\n<p>Raoul Pupo ex segretario della Democrazia Cristiana triestina\nintroducendo i 120 campi profughi italiani&nbsp;\n\u00e8 costretto ad ammettere: \u201cLe fonti di cui disponiamo concordano in\ngenere nel descrivere il terribile impatto degli esuli con la realt\u00e0 dei campi,\nfatta di miseria, privazione, carenze igieniche, assoluta mancanza di intimit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Se da una parte sostiene che \u201cLa permanenza non fu breve,\ntanto che ancora nell&#8217;estate del 1963, 8493 esuli giuliano dalmati risultavano\nospitati in 15 campi profughi dislocati su tutto il territorio nazionale\u201d,\ndall&#8217;altra sostiene una verit\u00e0 opposta: \u201cL&#8217;Opera Assistenza ai profughi\ngiuliano dalmati risolse il problema del loro inserimento con&nbsp; \u201cinterventi imponenti, a favore degli esuli\nportato a termine con efficienza e coronati da un largo successo\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Non fu cosi perch\u00e9 gli esuli furono costretti, in larga parte\nad emigrare oltreoceano in condizioni drammatiche.<\/p>\n\n\n\n<p>Un esempio di campo di \u201cinternamento\u201d fu il lager di\nAltamura, inferno di 31 ettari, collocati in mezzo al \u201cnulla\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>A quattro anni dall&#8217;esodo da Pola, il 10 gennaio 1951, il\ngoverno italiano&nbsp; rinchiuse, tra Altamura\ne Gravina,&nbsp; 934 esuli di cui dueterzi\nprovenienti dall&#8217;Istria.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel febbraio 1952 , come risulta dal censimento effettuato\nall&#8217;interno del campo, erano presenti 468 polesani.<\/p>\n\n\n\n<p>Fin dall&#8217;inizio fu considerato un entit\u00e0 extraterritoriale\nmilitare, pericolosa e sottoposta a regime carcerario del ministero\ndell&#8217;interno.<\/p>\n\n\n\n<p>Il comune di Altamura fu completamente estromesso nella\namministrazione di questa entit\u00e0 aliena come risulta da \u201cPuglia\ndell&#8217;accoglienza\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>I padiglioni erano in pessimo stato e l&#8217;utilizzo militare del\nmanufatto impedi i lavori di risanamento.<\/p>\n\n\n\n<p>In 10 anni : dal 1951 al 1961, nonostante si fosse usciti\ndalle ristrettezze post \u2013 belliche&nbsp; \u201cnon\nsi giunse mai alla creazione di un ambiente ospitale\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>A pochi mesi dalla chiusura del campo la prefettura di Bari\nsegnal\u00f2 la desolazione del campo e specific\u00f2 che era tale perch\u00e9 collocato \u201cIn\nuna zona inospitale, tale da intristire e deprimere la massa dei connazionali,\nassistiti\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Fu chiamato ad amministrare il campo il generale Rizzoglio un\npsicopatico preoccupato esclusivamente di fornire ai deportati un assistenza\nreligiosa, ossessiva.<\/p>\n\n\n\n<p>La vita del campo fu cadenzata dalle \u201cmolteplici celebrazioni\ndi cresime e comunioni e visite di religiosi\u201d preoccupati di cristianizzare e\ncloroformizzare questa massa disperata.<\/p>\n\n\n\n<p>Gli esuli di Altamura erano definiti da Italo del Vecchio,\nnel 1956, nella \u201cDomenica di Puglia\u201d del 23-12, \u201cslavi teneri\u201d in\ncontrapposizione degli jugoslavi del campo di Santa Chiara definiti \u201cslavi\nduri\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Gli istro-dalmati in uno stato, come l&#8217;Italia, nazionalmente\ncompatto, sono stati considerati pericolosi e incomprensibili perch\u00e9 dotati di\nuna cultura \u201cmeticcia\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Per gli slavi teneri era previsto, a differenza degli\njugoslavi, la loro permanenza in Italia<\/p>\n\n\n\n<p><strong>ISTRUZIONE<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Nel campo le aule riservate agli alunni rimasero incompiute\nper anni. Erano prive di cattedre, lavagne e riscaldamento. Nel marzo del 1953\nun insegnante annotava \u201cLe giornate sono molto rigide, l&#8217;aula \u00e8 fredda e umida,\npriva di riscaldamento. Gli scolari pallidi ed intirizziti non possono neanche\nscrivere. Il genere d&#8217;istruzione impartita ai piccoli esuli la si pu\u00f2 ricavare\nda un frammento scolastico: il tema svolto agli esami finali dell&#8217;anno\nscolastico 1956\/57 dal dettato \u201cAbbiamo abbandonato la casa e siamo venuti in\nItalia. Siamo profughi: pure la patria che ci ospita era ed \u00e8 la nostra Patria\ne soltanto per amore di essa che siamo diventati girovaghi, in attesa di poter\nfinalmente rifare un focolare dove vivere ed essere utili a noi stessi ed altri\ned aver ancora una volta una Patria che ci ami e ci protegga\u201d ( saranno\nL&#8217;Australia e il Canada).<\/p>\n\n\n\n<p>A questi innocenti essere umani, cresciuti in \u201ccattivit\u00e0\u201d in\nun modo beffardo veniva rilasciato un \u201cpezzo di carta\u201d a riprova del loro\nsemi-analfabetismo e del loro destino di \u201cparia\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Dal 1951 era stato negato loro il \u201cdiritto allo studio\u201d\nperch\u00e9 la richiesta di creare un corso di scuole medie \u201cnon pot\u00e8 essere accolta\ndal Ministero dell&#8217;Interno e non dell&#8217;Istruzione, per mancanza di fondi\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;assistenza medica ospedaliera era nulla.<\/p>\n\n\n\n<p>Soltanto nell&#8217;imminenza della chiusura del lager la\nprefettura si decise di affidare l&#8217;assistenza agli esuli all&#8217;ospedale civile di\nAltamura.<\/p>\n\n\n\n<p>I profughi in preda a gravi patalogie come il diabete,\nl&#8217;ipertensione arteriosa e le cardiopatie erano privi della bench\u00e8 minima\nassistenza.<\/p>\n\n\n\n<p>La loro denutrizione derivava, come sostiene Misich, da una\ndieta alimentare ai limiti della sopravvivenza.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>RECLUSIONE SENZA SPERANZA&nbsp; <\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Gli internati \u201clamentavano l&#8217;impossibilit\u00e0 di inserirsi nel\nsistema produttivo del territorio\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Erano perci\u00f2 costretti a fuggire dal campo in direzione della\npianura padana.<\/p>\n\n\n\n<p>Alla stregua di evasi si scatenava contro di loro una \u201ccaccia\nall&#8217;uomo\u201d per catturarli.<\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;Opera per l&#8217;Assistenza rappresentata da Emilio Rocchi si\nlimitava ad una presenza saltuaria, in occasione delle tornate elettorali (vedi\nin \u201cRequiem\u201d il campo di Laterina).<\/p>\n\n\n\n<p>La vicenda di Altamura \u00e8 contenuta in \u201cPuglia\ndell&#8217;accoglienza\u201d in cui l&#8217;autore Vitantonio Leuzzi sostiene che \u201cLa funzione\npreminente della nostra regione sia stata quella di una terra di accoglienza\nper profughi per \u201cvocazione\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>In altri termini si tratta di una \u201cvocazione\u201d. In realt\u00e0 la\nsegregazione per 13 anni ad Altamura di migliaia di essere umani ridotti a\ndeportati, conferma che se ci f\u00f9 una \u201cpietas\u201d da parte pugliese, part\u00ec,\nesclusivamente,&nbsp; dalle classi subalterne.<\/p>\n\n\n\n<p>La \u201cnomenclatura\u201d rimosse l&#8217; infamia \u201cdel campo di Altamura\u201d\nperch\u00e9 prova evidente del \u201cfallimento di un fascismo criminale\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>A questo punto si impone un \u201cMemorial\u201d ad Altamura per\nricordare.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>EGEMONISMO FASCISTA<\/strong><\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter is-resized\"><img loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/www.remocalcich.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2019\/02\/guerra_civile.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-393\" width=\"568\" height=\"490\" srcset=\"https:\/\/www.remocalcich.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2019\/02\/guerra_civile.jpg 362w, https:\/\/www.remocalcich.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2019\/02\/guerra_civile-300x259.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 568px) 100vw, 568px\" \/><figcaption> Puglia 1946, la guerra civile dimenticata (Silvia Veroli)<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Con la conclusione del secondo conflitto mondiale la\nResistenza aveva generato inizialmente nelle masse contadine l&#8217;illusione che\nfosse passato il tempo dei privilegi&nbsp; e\ndella corruzione.<\/p>\n\n\n\n<p>Il ministro dell&#8217;agricoltura, Fausto Gullo, aveva elaborato\n\u201cUna legislazione in grado di spezzare lo squilibrio esistente nelle campagne\nmeridionali\u201d (Ginsborg).<\/p>\n\n\n\n<p>Luigi di Vittorio segretario generale della C.G.I.L. , allora\nsindacato unico si era posto come interlocutore autorevole per regolamentare la\nquestione agraria.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma quando i comunisti italiani furono espulsi dal governo,\ngli agrari, sostenuti dal nuovo ministro dell&#8217;agricoltura, Antonio Segni,\ncancellarono le conquiste dei contadini meridionali.<\/p>\n\n\n\n<p>Il bracciante pugliese non cap\u00ec il nuovo clima e reag\u00ec\ntentando di coltivare il \u201clatifondo\u201d improduttivo.<\/p>\n\n\n\n<p>Gli agrari, nella versione post-fascista, sostenuti dal\nministre dell&#8217;interno Mario Scelba, imposero nelle campagne pugliesi e nelle\n\u201cagrotown\u201d lo \u201cstato d&#8217;assedio\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Alla fine del 1943 e fino alla met\u00e0 degli anni &#8217;50 serpeggi\u00f2\nun conflitto da guerra civile in grado di coinvolgere la totalit\u00e0 della\nregione.<\/p>\n\n\n\n<p>Il 7 marzo 1946 ad Andria i contadini insorti furono\nattaccati all&#8217;interno dell&#8217;abitato dagli agrari barricati ed armati\nperfettamente.<\/p>\n\n\n\n<p>All&#8217;esterno di Andria la polizia aveva circondato la citt\u00e0\n\u201cIl risultato furono numerosi morti e centinaia di feriti\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Gli agrari non si limitarono a sparare, ma assediarono, come\ngi\u00e0 fatto agli albori del fascismo, all&#8217;inizio degli anni &#8217;20, la Camera del\nLavoro.<\/p>\n\n\n\n<p>La borghesia&nbsp; barese\nnon si schier\u00f2 con il mondo contadino.<\/p>\n\n\n\n<p>Scelba utilizz\u00f2 il battaglione San Marco per rastrellare\ncentinaia di chilometri quadrati delle Murge e per catturare le migliaia di\ncontadini in rivolta.<\/p>\n\n\n\n<p>Il 29 novembre 1949 la \u201cCelere\u201d braccio armato del Ministero\ndell&#8217;Interno si accan\u00ec contro un piccolo paese dall&#8217;Appennino sauno,\nTorremaggiore e tutto questo perch\u00e9 i suoi contadini avevano osato coltivare le\nterre incolte.&nbsp; <\/p>\n\n\n\n<p>Centinaia di famiglie furono arrestate e i minori furono resi\ntemporaneamente orfani e lasciati \u201callo sbando\u201d .<\/p>\n\n\n\n<p>Bari nel 1946, brulicava di \u201cbambini , fanciulli e di\ngiovinetti denutriti vestiti di stracci che osavano fare di tutto anche\nassaltare i camion militari e peggio per strappare qualcosa da mettere sotto i\ndenti. Senza famiglia dormivano nei portoni, sui marciapiedi, sui carri\nabbandonati\u201d.&nbsp;&nbsp; <\/p>\n\n\n\n<p>Leuzzi in \u201cPuglia dell&#8217;accoglienza\u201d si limita a registrare il\nfenomeno, ma non spiega perch\u00e9 questi minori erano \u201csenza famiglia\u201d. Non lo\nsfiora l&#8217;idea che fossero i figli dei \u201ccafoni\u201d&nbsp;\ne cosi rimuove il ricordo e le conseguenze di una guerra civile&nbsp; che ha imperversato in Puglia per anni, a\ncavallo degli anni &#8217;40 e &#8217;50.<\/p>\n\n\n\n<p>Riporta la notizia soltanto per evidenziare la \u201cpietas\u201d dei\npadri rogazionisti&nbsp; che avevano\nintercettato qualche decina di giovani disgraziati per controllarli in un\nconvitto che era, in realt\u00e0, un campo utilizzato per i prigionieri di guerra,\nper conto delle autorit\u00e0 di occupazione.<\/p>\n\n\n\n<p>Leuzzi non fa cenno dell&#8217;intervento dell&#8217;UDI (Unione donne\nitaliane) un manipolo di donne coraggiose e determinate che si attivarono per\nsalvare, sfamare, vestire e collocare nelle famiglie mantovane, emiliane e\nmarchigiane, 70 mila bambini e adolescenti provenienti dal territorio\nmeridionale.<\/p>\n\n\n\n<p>Tra questi un folto gruppo di pugliesi come a suo tempo, nel\n1961, mi aveva riferito il mio amico Antonio de Vitis , sopravvissuto al\ndramma&nbsp; di Torremaggiore.<\/p>\n\n\n\n<p>Aveva trascorso quasi due anni in una famiglia emiliana, fino\na quando&nbsp; i suoi genitori erano stati\nliberati dalle prigioni .<\/p>\n\n\n\n<p><strong>EMIGRAZIONE<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Alla fine di questa guerra civile il mondo contadino pugliese\nfu scompaginato.<\/p>\n\n\n\n<p>I figli delle classi subalterne e quelli della piccola\nborghesia furono costretti ad emigrare.<\/p>\n\n\n\n<p>Questo fenomeno per la sue proporzioni ha sconvolto e\ndepauperato la comunit\u00e0 pugliese.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cL&#8217;emigrazione si rivel\u00f2 per i ceti dirigenti una \u201cmanna\u201d e\nconsiderata \u201cquale dura ma indispensabile necessit\u00e0 per l&#8217;economia italiana\n\u201c(Colucci).<\/p>\n\n\n\n<p>Il bracciante dopo aver subito l&#8217;onta del carcere per\nribadire i suoi diritti, intraprende la strada dell&#8217;esilio \u201cLo fa di propria\ndeliberata volont\u00e0 perch\u00e9 non vuole pi\u00f9 restare sulla piazza del paese intorno\nalla fontana\u201d (Compagna).<\/p>\n\n\n\n<p>Carlo Levi intellettuale torinese confinato in Lucania\ndurante il ventennio fascista in \u201cEmigrazione\u201d a dimostrazione del cinismo\nculturale degli storici \u201cbenpensanti\u201d esprime tutta la sua indignazione.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cL&#8217;emigrazione, con i suoi aspetti di espulsione dalle\nproprie radici e dalla propria terra, di rottura dei legami culturali e\nfamigliari di esilio in paesi di costume di lingua diversi, \u00e8 in se stessa un\nrealt\u00e0 drammatica, piena di infinite tragedie, sacrifici e dolori, e non pu\u00f2\nnon essere sentita che come una colpa collettiva, <em>si \u00e8 sempre cercato di\nnascondere i veri caratteri, di considerarla come un fenomeno naturale quasi\nesterno alla societ\u00e0 nazionale o di tacerne o di coprirlo con ipocrisia dei\nbuoni sentimenti<\/em> e del paternalismo assistenziale, o dei falsi miti\nnazionalistici del nome d&#8217;Italia e del lavoro italiano.<\/p>\n\n\n\n<p>In queste condizioni <em>l&#8217;emigrante forzato, dopo essere\nstato espulso dal proprio paese, era del tutto abbandonato, e costretto a un\nreale e servile esilio.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Cosi l&#8217;emigrazione, che \u00e8 nei fatti servit\u00f9, condizione\ncoloniale, sacrificio rituale, mutilazione, razzismi, che strumento di potere e\nmezzo di conservazione \u201c dell&#8217;establishment che ne ha determinato\nl&#8217;espulsione\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Saranno le \u201crimesse\u201d finanziarie degli emigrati ad impedire\nil collasso della societ\u00e0 pugliese.<\/p>\n\n\n\n<p>I reduci e i braccianti pugliesi furono deportati in Belgio\ndal governo italiano presieduto dal democristiano De Gasperi in cambio di\n\u201cconsistenti forniture di carbone all&#8217;Italia\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Diventarono manodopera nelle miniere belghe e, con loro,\ndecine di istriani gi\u00e0 detenuti nel campo di Altamura.<\/p>\n\n\n\n<p>In \u201cRequiem\u201d descrivo le vicende di quelli che pur di\nsfuggire al campo pugliese finirono invece nelle miniere canadesi.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel 1956, prima di Marcinelle, Milone, collaboratore di\nSalvemini, li descriveva falciati dalla \u201csilicosi\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Il \u201cSole d&#8217;Italia\u201d, giornale di area cattolica e destinato agli\nemigrati&nbsp; riferiva, da Bruxelles, di 600\nmorti all&#8217;anno e pi\u00f9 di cinquanta minatori al mese.<\/p>\n\n\n\n<p>E nel suo studio pubblicato nel giugno 1949 segnalava fra\nl&#8217;altro \u201cLa discesa nei pozzi costituiva un continuo e vero trauma perch\u00e9 non\navevano ricevuto alcuna istruzione e preparazione.<\/p>\n\n\n\n<p>Coloro che rifiutavano di scendere erano accusati di\nviolazione del contratto per cui venivano arrestati, detenuti per un lungo\nperiodo in attesa di essere rispediti in Italia\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel giugno 1949, Aldo Moro, barese e sottosegretario di\nstato&nbsp; agli esteri del governo De\nGasperi, dopo la sua visita di 15 giorni agli emigrati in Belgio, Olanda, e\nLussemburgo ricord\u00f2 \u201c Gli aspetti negativi della condizione dei minatori\u201d ma\ndichiar\u00f2 l&#8217;impotenza del suo ministero, vista la complessit\u00e0 dei rapporti\ninternazionali.<\/p>\n\n\n\n<p>Avrebbe potuto imporre al governo belga uno standard \u201cminimo\u201d\ndi sicurezza dei pozzi e l&#8217;utilizzo in miniera di martelli pneumatici con il\ndispositivo anti-polvere.<\/p>\n\n\n\n<p>Scaric\u00f2 sul Ministero del Lavoro, incapace di muoversi al di\nfuori dei confini nazionali, di risolvere il problema.<\/p>\n\n\n\n<p>A Marcinelle l&#8217;otto agosto 1956, si verific\u00f2 uno dei pi\u00f9\nterribili incidenti minerari della storia europea.<\/p>\n\n\n\n<p><em>22 pugliesi, dai ventisette ai quarantasette anni,\nperirono.&nbsp; <\/em><\/p>\n\n\n\n<p><strong>EGEMONISMO E FASCISMO PUGLIESE<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>A partire dal 1922 il fascismo ha dominato la societ\u00e0\npugliese. Uomini come Giuseppe Di Vittorio anarco-sindacalista dotato di un\ncarisma e di un prestigio internazionale e Vincenzo Gigante, brindisino,\nproveniente dal sindacalismo edile, internazionalista e vittima nelle carceri\nnaziste di Trieste (vedi \u201cRequiem\u201d) e i numerosi pugliesi confinati come Donato\nCaiati e Nicola De Falco, hanno, inutilmente, contrastato la \u201cmarea nera\u201d del\nfascismo pugliese.<\/p>\n\n\n\n<p>Come afferma Antonio Gramsci dal carcere di Turi \u201cLe classi\ndominanti impongono i propri valori politici intellettuali morali a tutta la\nsociet\u00e0 con l&#8217;obbiettivo di saldare e gestire il potere intorno a un senso\ncomune <em>condiviso da tutte le classi sociali, comprese quelle subalterne.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Il 21 gennaio 2005,&nbsp;\nNichi Vendola, ex-governatore pugliese, in occasione dell&#8217;intitolazione\ndi una strada principale di Bari a Nicola Pende, rettore dell&#8217;universit\u00e0 di\nBari primo firmatario del \u201cmanifesto della razza\u201d voluto dal fascismo\nriconosceva questa amara realt\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cCredo che bisogna chiudere in Puglia, la stagione di una\ncerta retorica localistica che faceva immaginare l&#8217;<em>esistenza di un fascismo\ngentile rispetto al resto del regime mussoliniano.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Per l&#8217;antifascismo pugliese esiste una retorica della baresit\u00e0\nspalmata sull&#8217;ipotesi del nostro lungomare, sulle magnificenze delle opere di\nregime in una neanche <em>dissimulata volont\u00e0 di rimozione delle violenze, dei\ndelitti delle stragi, della complicit\u00e0 con il nazismo che anche i gerarchi\nfascisti qui a Bari e in Puglia portarono sulla loro coscienza\u201d.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>C&#8217;\u00e8 un idea, un po&#8217; guascona, un po&#8217; goliardica della\nrievocazione di quegli anni.&nbsp;&nbsp;&nbsp; <\/p>\n\n\n\n<p>\u201cL&#8217;anti-fascismo non pu\u00f2 essere solo una proclamazione\ndall&#8217;alto, ma un recupero integrale della memoria\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Tutto questo comporta la rievocazione delle violenze\nsquadriste-fasciste, della deportazione degli istro-dalmati dei lager di\nAltamura e Alberobello e, infine, della \u201cannichilimento\u201d e dell&#8217;emigrazione\n\u201cselvaggia\u201d di gran parte del popolo pugliese.<\/p>\n\n\n\n<p>Vendola si riferisce al saggista Domenico Crocco&nbsp; che vede in \u201cAraldo di Crollalanza un\ncostruttore di futuro e considera \u201cparte della classe dirigente fascista capace\ne tale da continuare a servire, alla fine del regime, l&#8217;amministrazione dello\nstato\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Quando esalta i gerarchi annulla completamente le vittime, i\nlutti, gli esodi,&nbsp; e le rovine provocati\ndal nazi-fascismo.&nbsp; <\/p>\n\n\n\n<p>Il Crocco si riferisce a personaggi come il dottor Donato\nGiangrande in sintonia con Tanio Laera in \u201cSindaci di Alberobello dal 1797 od\noggi\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Il dr Giangrande nasce nel 1903 da una famiglia di agrari.<\/p>\n\n\n\n<p>Il suo apologeta Laera, lo considera un grande patriota e\nstabilisce che all&#8217;et\u00e0 di 11 anni abbia partecipato alla prima guerra mondiale,\ncome soldato.<\/p>\n\n\n\n<p>Sempre il suddetto soldato precoce non si sottrarr\u00e0 a dare il\nsuo contributo alla patria, durante la seconda guerra mondiale.<\/p>\n\n\n\n<p>Anche qui il suo estimatore non lo pone sul fronte greco o\nrusso o africano ma da primario, in ospedali \u201csottocasa\u201d: quelli di Bari e di\nGioia del Colle.<\/p>\n\n\n\n<p>In realt\u00e0 ha uno studio privato di dentista dove esercita, a\ntempo pieno l&#8217;attivit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>E inoltre \u00e8 podest\u00e0 di Alberobello e responsabile del lager.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel campo vennero rinchiusi ebrei sorpresi in Italia dalle\nleggi razziali e detenuti, per un breve periodo, ad Alberobello perch\u00e9\ntrasferiti al campo di Gioia del Colle.<\/p>\n\n\n\n<p>La narrazione presente in un documentario di RaiStoria del\n29-12-2018 pregevole perch\u00e9 modulato con una professionalit\u00e0 di spessore \u00e8\nsconcertante nei suoi contenuti.<\/p>\n\n\n\n<p>Il dottore podest\u00e0 aveva trasformato alcuni dei deportati\nebrei dotati di capacit\u00e0 professionali in \u201cliberti\u201d vale a dire in semi-libert\u00e0\ne a disposizione dei loro carnefici, per essere sfruttati.<\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;odontoiatra Heinrich Fried fu impiegato dal podest\u00e0-\ndentista- primario nel suo studio privato e , una volta utilizzato, ricondotto\na Casa Rossa nel suo ruolo di \u201cschiavo\u201d; oppure il celebre musicista Abeles\nCarlos ingaggiato da un notabile del luogo, Francesco Nardone, come maestro di\nmusica per addestrare le \u201ccreature\u201d del gerarca.<\/p>\n\n\n\n<p>Anche in questo caso ricondotto nel campo, alla sua\ncondizione di deportato.<\/p>\n\n\n\n<p>Non sar\u00e0 cosi per i contadini istriani e gli studenti\nspalatini.<\/p>\n\n\n\n<p>Il dottor Giangrande, padre, padrone e podest\u00e0, al vertice di\nuna struttura criminale, poteva benissimo \u201cinfischiarsene\u201d del giudizio del\nprefetto che considerava \u201cinsolito\u201d il suo comportamento nei confronti dei\ndeportati.<\/p>\n\n\n\n<p>Dopo il secondo conflitto mondiale il dottor Giangrande non \u00e8\nstato n\u00e8 \u201cradiato\u201d n\u00e8 \u201cepurato\u201d, ma come riporta Antonio Laera divenne il vero\nfondatore di una citt\u00e0 pittoresca e unica, Alberobello.<\/p>\n\n\n\n<p>Negli anni cinquanta verr\u00e0 rapidamente dimenticato il suo\nruolo di carceriere per quello di fondatore della DC locale e sindaco , nel\n1956 di Alberobello.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel documentario relativo a Casa Rossa i ricercatori baresi\nutilizzano un metodo storico \u201cinedito\u201d perch\u00e9 fanno della \u201cnipote\u201d del\npodest\u00e0-carceriere la figura centrale da utilizzare per un definitivo giudizio\nstorico .<\/p>\n\n\n\n<p>Nel corso della narrazione la nipote non esita a definire suo\nnonno fornito di autorevolezza perch\u00e9 designato al ruolo di podest\u00e0\nfascista&nbsp; da Mussolini e, comunque, pi\u00f9\nprestigioso di quello di sindaco del dopoguerra, eletto democraticamente.<\/p>\n\n\n\n<p>Durante l&#8217;intervista i ricercatori non si rendono conto di essersi affidati ad una testimonianza ambigua e destabilizzante.<\/p>\n\n\n\n<p>A tal punto da non porre alla nipote una domanda semplice,\nsemplice: \u201c<em>Ritiene etico da parte di un medico posto ai vertici di un\nsistema criminale privare&nbsp; della libert\u00e0\nessere umani e sottoporli a un regime carcerario e di tortura?\u201d<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La storia pugliese di questo ultimo secolo \u00e8 contrassegnata da contrapposizioni insanabili&nbsp; e violente. PRIMORDI FASCISTI Il 23 marzo 1919, tre anni e mezzo prima della \u201cmarcia\u201d su Roma in un circolo di piazza S&#8230;.<\/p>\n<p><a class=\"more-link\" href=\"https:\/\/www.remocalcich.it\/wordpress\/casa-rossa-alberobello-deportazione-del-popolo-istriano-e-dalmata\/\">Read More<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[13,8,5,36,22,12],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.remocalcich.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/388"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.remocalcich.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.remocalcich.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.remocalcich.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.remocalcich.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=388"}],"version-history":[{"count":6,"href":"https:\/\/www.remocalcich.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/388\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":398,"href":"https:\/\/www.remocalcich.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/388\/revisions\/398"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.remocalcich.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=388"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.remocalcich.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=388"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.remocalcich.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=388"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}