{"id":270,"date":"2017-03-24T12:01:53","date_gmt":"2017-03-24T11:01:53","guid":{"rendered":"http:\/\/www.remocalcich.it\/wordpress\/?p=270"},"modified":"2017-03-24T12:17:13","modified_gmt":"2017-03-24T11:17:13","slug":"il-p-c-i-e-la-questione-giuliana","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.remocalcich.it\/wordpress\/il-p-c-i-e-la-questione-giuliana\/","title":{"rendered":"IL P.C.I. E LA QUESTIONE GIULIANA"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">La storiografia se, da una parte, ha cercato di cogliere le contraddizioni del P.C.I. nella questione giuliana, non ha messo a fuoco il comportamento negativo degli altri protagonisti : la R.S.I.,\u00a0 un governo italiano inetto e, nello stesso tempo, cospiratore ed infine\u00a0 gli anglo americani che ritenevano, cinicamente, l&#8217;Italia una semplice pedina da utilizzare. Se gli storici della destra e dell&#8217;estrema destra hanno giudicato il P.C.I. <em>colluso con la Jugoslavia di Tito, <\/em>i moderati, in sostanza, non si sono discostati da un giudizio complessivamente negativo nella valutazione della politica di Togliatti. Arrigo Petacco autore di \u201cEsodo\u201d\u00a0 afferma categoricamente che \u201cDal settembre 1943 per tutta la durata della guerra (il P.C.I.) mantenne una linea rinunciataria manifestandosi sempre possibilista rispetto alle pretese titine \u201c e, in ogni caso, responsabile di \u201cun atteggiamento\u00a0 contrassegnato da incertezze e perplessit\u00e0\u201d. Gianni Oliva in \u201cProfughi\u201d\u00a0 giudica l&#8217;atteggiamento di Togliatti e del P.C.I.segnato da contraddizioni ed ambiguit\u00e0\u00a0 . \u201cIl P.C.I.\u00a0 guarda a Trieste come ad uno strumento della lotta politica e non come ad un territorio abitato da una comunit\u00e0 complessa nelle sue dinamiche ed analoga a quella \u201cmanipolatrice\u201d della diplomazia internazionale\u201d. Raoul Pupo ,\u00a0 ritenuto un&#8217;autorit\u00e0 nel valutare la complessit\u00e0 storica del territorio giuliano, nel \u201cLungo Esodo\u201d, non si sottrae alle\u00a0 valutazioni degli storici precedenti e manifesta, nella sua opera, imperdonabili vuoti e conclusioni sorprendenti . Pupo \u00e8 comunque costretto ad ammettere che Togliatti e il P.C.I. <em>erano ideologicamente opposti a Tito e al movimento partigiano jugoslavo. \u00a0<\/em>\u201c Possiamo oggi rilevare come all&#8217;interno del partito comunista italiano e di quello jugoslavo fossero operanti due diverse concezioni dell&#8217;<em>internazionalismo\u201d .\u00a0<\/em><em>Per il comunismo internazionalista italiano il principale obbiettivo era quello di costruire una societ\u00e0 pi\u00f9 giusta, \u201csenza padroni\u201d .\u00a0<\/em>I comunisti croati e sloveni consideravano <em>il loro disegno rivoluzionario coincidente con quello della liberazione ed espansione nazionale. \u00a0\u00a0<\/em>E questo perch\u00e9 \u201cle concezioni non erano certo elaborate nel mondo delle idee, bens\u00ec nel vissuto concreto delle esperienze dei due movimenti\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">NASCITA DEL P.C.I.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel 1921 alcuni dirigenti socialisti italiani sotto la spinta della rivoluzione bolscevica russa e, in opposizione alle violenze squadriste fasciste, si separarono dal partito socialista italiano ritenuto inadeguato per la \u201clotta di classe\u201d. Si denominarono \u201ccomunisti\u201d ed aderirono\u00a0 all&#8217;appello di Gramsci per la costituzione di un partito\u00a0 che fosse in grado di difendere con pi\u00f9 efficacia la classe operaia. Il P.C.I.\u00a0 travolto insieme all&#8217;intera classe politica giolittiana fu posto fuori legge dal regime fascista. I suoi aderenti furono imprigionati , posti al \u201cconfino\u201d e costretti all&#8217;espatrio. La resistenza interna antifascista divenne, in Italia, alla vigilia dello scoppio della seconda guerra mondiale, insignificante. Lo stesso partito comunista italiano pot\u00e8 contare sul terreno su una rete di poche centinaia di rivoluzionari politicamente preparati. A questi si aggiungevano tremila deportati al confino o detenuti nelle carceri giudiziarie. All&#8217;estero operavano due o tremila \u201cfuoriusciti\u201d riparati in Francia, in Spagna o in Unione Sovietica. Le carceri e il confino diventeranno per le nuove leve comuniste una scuola insostituibile. L&#8217;esperienza dei vecchi militanti divent\u00f2 la base per preparare e amalgamare i dirigenti comunisti del dopoguerra.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;INTERNAZIONALISMO COMUNISTA<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il movimento marxista, prima e, successivamente, il partito comunista manifestarono un impronta sovranazionale. In questo clima di visione internazionalista va considerato\u00a0 Altiero Spinelli, confinato a Ventotene ed autore del \u201cManifesto di Ventotene\u201d. Nel 1941 quando l&#8217;Europa era completamente sommersa dall&#8217;occupazione nazi-fascista, un <em>internazionalista comunista, come Spinelli, si porr\u00e0 a capo di un movimento in grado di creare \u201cun&#8217; Europa libera ed unita\u201d.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">INTERNAZIONALISMO E IL MANIFESTO DI VENTOTENE<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Gli storici di area moderata considerano l&#8217;internazionalismo del P.C.I. non soltanto utopistico, ma anche la causa dei rapporti squilibrati con il comunismo slavo.\u00a0<\/em>Gianni Oliva in \u201cProfughi\u201d nel capitolo \u201cTrieste e l&#8217;internazionalismo comunista\u201d colloca il P.C.I. in\u00a0 contraddizione tra il suo agire nell&#8217;ambito nazionale e il pretendere di essere internazionalista . Sar\u00e0, questa predisposizione sovranazionale\u00a0 a favorire \u201cIl passaggio del territorio giuliano alla sovranit\u00e0 di Belgrado\u201d. Di fronte a queste conclusioni rimane il dubbio se siano il risultato di ricerche storiche estremamente superficiali o che siano il risultato di tentativi di strumentalizzare la storia.\u00a0<em>L&#8217;internazionalismo \u00e8 l&#8217;eredit\u00e0 pi\u00f9 evidente e positiva che l&#8217;ideologia marxista abbia consegnato all&#8217;Europa odierna; ad un Europa che, per sopravvivere, deve essere \u201cunita e federalista\u201d.\u00a0<\/em>In presenza della Brexit e di un preoccupante sgretolamento della costruzione europea abbiamo assistito recentemente ad un tentativo demagogico dei vertici europei, di porre riparo. Ad agosto 2016, l&#8217; \u201cestablishment\u201d europeo ha esibito con un \u201csummit\u201d ristretto a Francia,Italia, Germania, <em>un unit\u00e0 europea inconsistente , perch\u00e9 priva di un reale progetto.\u00a0<\/em>I tre leader hanno usurpato la memoria di Altiero Spinelli e del \u201cManifesto di Ventotene\u201d. Non solo.\u00a0<em>I media e i politologi pi\u00f9 accreditati della stampa nazionale hanno sorvolato sulle radici internazionaliste\u00a0 e negato la militanza comunista di Altiero Spinelli.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">ALTIERO SPINELLI<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si iscrisse al P.C.I. a 17 anni , nel 1924 entr\u00f2 in clandestinit\u00e0 e venne arrestato dalla polizia fascista, nel 1927. In prigionia approfond\u00ec gli studi filosofici e, in particolare, l&#8217;ideologia marxista , la storia e l&#8217;economia.\u00a0<em>Nel 1937 , pur rimanendo comunista, si dissoci\u00f2 dallo stalinismo.\u00a0<\/em>Fu definito \u201ctroschista\u201d ed espulso dal P.C.I. Nel 1941 scrisse il \u201cManifesto per un Europa libera e unit\u00e0\u201d, meglio conosciuto come il \u201cManifesto di Ventotene\u201d. Spinelli, in questo caso, dimostr\u00f2 non soltanto capacit\u00e0 ideologiche ma , anche organizzative, perch\u00e9 a partire 1944, fu in grado ci coordinare, a Ginevra, incontri con rappresentanti di otto paesi europei e <em>preparare e far approvare un progetto federativo , operativo.\u00a0<\/em><em>Ad un mese dalla fine del conflitto mondiale 1945 fu l&#8217;animatore della prima conferenza federalista europea.<\/em><em>\u00a0<\/em>Nel 1976 fu eletto deputato alla Camera, come indipendente, nelle liste del P.C.I. Successivamente a partire dal 1984 divenne deputato del P.C.I. al Parlamento Europeo. Nel 1984,\u00a0 fu l&#8217;ispiratore di <em>quel progetto costituzionale per gli \u201cStati Uniti d&#8217;Europa\u201d che rappresenta il primo tentativo di una profonda revisione dei trattati istitutivi della C.E.E..\u00a0<\/em><em>Riforma che gli stati nazionali hanno sempre intralciato. portando l&#8217;Europa a questa crisi irreversibile.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">MANIFESTO DI VENTOTENE<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo storico \u201cManifesto\u201d del 1941 continua ad essere attuale perch\u00e9 costituisce la linea guida della \u201cCarta dei Diritti Fondamentali\u201d dell&#8217;Unione Europea.\u00a0<em>Prevede la definitiva abolizione della divisione dell&#8217;Europa in stati nazionali e il passaggio ad un&#8217; entit\u00e0 federale.\u00a0<\/em>L&#8217;appello ad un Europa libera ed unita parte negli anni quaranta, <em>dalla valutazione della \u201cdisintegrazione\u201d degli stati nazionali<\/em>, dovuta alla catastrofe del conflitto. Tale situazione sarebbe stata favorevole all&#8217;emergere di \u201cuomini seriamente internazionalisti\u201d in grado di andare oltre ai vecchi organismi statali, come era stato il<em> passaggio storico dei liberi comuni e delle signorie agli stati nazionali.\u00a0<\/em>Il \u201cManifesto\u201d individua la problematica europea che avvelena la sopravvivenza del continente: i <em>tracciati dei confini a popolazione mista,<\/em> la difesa delle minoranze allogene , l<em>a questione balcanic<\/em>a ecc. e ritiene che\u00a0 la federazione europea sarebbe stata la pi\u00f9 semplice delle soluzioni\u201c. La rivoluzione europea per rispondere alle nostre esigenze dovr\u00e0 essere socialista\u201d e rappresentare l&#8217;evoluzione del movimento comunista europeo in grado di promuovere l&#8217;\u201demancipazione\u201d delle classi lavoratrici \u201c. Spinelli nel documento indica con estrema lucidit\u00e0 tutta una serie di <em>misure idonee per superare il dominio dei monopoli e della finanza.\u00a0<\/em><em>Aveva, cosi, intuito la crisi nella quale ci dibattiamo a partire dal 2008.\u00a0<\/em>L&#8217;eredit\u00e0 del \u201cManifesto\u201d non si \u00e8 esaurita. Daniel Cohn Bendit fondatore con altri deputati europei del \u201cgruppo Spinelli\u201d costituito da una rete di personalit\u00e0 di diversi orientamenti politici, si propone di <em>anteporre gli interessi europei a quelli nazionali.\u00a0<\/em>Si tratta di un <em>movimento teso\u00a0 a sostituire il monopolio politico che ha congelato l&#8217;integrazione<\/em> europea: costituito dal blocco franco-tedesco e dalle etnocrazie dell&#8217;est europeo. Soltanto per un&#8217;\u201d Europa federale\u201d che protegga e rispetti le diverse identit\u00e0, superando gli egoismi dell&#8217;\u201dEuropa delle nazioni\u201d, <em>ci sar\u00e0 un futuro.\u00a0<\/em>A margine del \u201csummit\u201d si \u00e8 imposto, il 27 agosto 2016, il seminario di Ventotene organizzato dall&#8217;Istituto di Studi Federalisti, riservato a giovani di tredici paesi ha lavorato per questa prospettiva. Quindici presidenti delle assemblee parlamentari dei venticinque paesi membri europei hanno sottoscritto la dichiarazione con cui si chiede una <em>maggiore integrazione europea in senso federalista.\u00a0<\/em><em>In pratica i federalisti europei procedono verso l&#8217;obbiettivo originario di Spinelli:\u00a0 gli \u201cStati Uniti d&#8217;Europa\u201d un utopia internazionalista vagheggiata dal movimento comunista italiano .<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;ISTRIA TRA LE DUE GUERRE<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il fascismo dopo la prima guerra mondiale punt\u00f2 ad eliminare l&#8217;opposizione anti-fascista e la molteplicit\u00e0 etnica delle terre giuliane. Procedette, in prima battuta, a cancellare la presenza sul territorio della comunit\u00e0 mitteleuropea. I quadri dell&#8217;amministrazione austro-ungarica, gli imprenditori e i tecnici della cantieristica , quaranta mila elementi, pari al 7% della popolazione furono allontanati ed espulsi\u00a0 da Trieste, Gorizia, Monfalcone, Pola e Fiume. Non bastava. Mussolini lo disse brutalmente: \u201c Quando l&#8217;etnia non va d&#8217;accordo con la geografia, \u00e8 l&#8217;etnia che deve\u00a0 muoversi\u201d. Teorizz\u00f2 in grande anticipo la \u201cpulizia etnica\u201d. Per cui il regime fascista pass\u00f2 all&#8217;espulsione dell&#8217;elemento slavo iniziando dalle classi dirigente , con particolare riguardo al personale didattico e\u00a0 al clero slavo. Tutto questo fu preliminare al tentativo di procedere, in tempi brevi, all&#8217;assimilazione delle masse slave subalterne.\u00a0<em>L&#8217;economia della campagna istriana fu sconvolta.\u00a0<\/em><em>La rete cooperativistica e creditizia slava<\/em>, creata dal governo austriaco nella seconda parte dell&#8217;ottocento, <em>fu eliminata<\/em>. Migliaia di piccoli proprietari , soggetti, fra l&#8217;altro, ad una tassazione feroce, molto pi\u00f9 pesante di quella austriaca, furono impoveriti e costretti a mettere all&#8217;asta le loro propriet\u00e0. Speculatori provenienti dall&#8217;Italia o appartenenti all&#8217;etnia istro-veneta furono gli autori e i beneficiari di questa \u201crapina\u201d\u00a0 . Si calcola che furono costretti all&#8217;esodo circa centomila slavi che subirono , in anteprima, con vent&#8217;anni di anticipo <em>l&#8217;angoscia e il degrado dell&#8217;esodo degli istro-veneti , del secondo dopoguerra.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>\u00a0<\/em><em>Trieste privata del suo entroterra danubiano decadde inesorabilmente.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La storiografia di destra per giustificare la ventennale presenza italiana\u00a0 ha esaltato l&#8217;intervento fascista nelle infrastrutture della penisola; in particolare la bonifica della valle del Quieto (Mirna) e del lago d&#8217;Arsa . Si tratt\u00f2 di interventi dai risultati trascurabili. Il governo italiano si disinteress\u00f2 della viabilit\u00e0 e del problema della penuria dell&#8217;acqua. Vissi la mia infanzia negli anni quaranta del secolo scorso durante la presenza italiana, in una piccola fattoria (stanzia) collocata ad Orsera, sulla costa occidentale , quindi, nella zona pi\u00f9 sviluppata\u00a0 della penisola. L&#8217;abitazione era priva di luce ed acqua. Si trattava di condizioni primitive di sopravvivenza . Raoul Pupo, dopo aver descritto un Istria dal quadro socio-economico ha devastato \u00e8 costretto ad ammettere che l&#8217;intervento fascista nell&#8217;economia istriana \u00e8 stato inconsistente e, per giustificare il fallimento sostiene che \u201c Era cominciata a diffondersi, in Istria, la sensazione di un possibile, a lungo atteso miglioramento del tenore di vita nelle campagne\u201d. Quasi a dire che dopo una secolare presenza veneziana ed austriaca , estremamente positive per la penisola, il governo italiano aveva trovato un Istria depressa e sottosviluppata.\u00a0<em>Il regime fascista non tent\u00f2 , soltanto,\u00a0 di snazionalizzare il territorio giuliano, ma min\u00f2 la convivenza plurisecolare delle genti istriane.\u00a0<\/em><em>Gli esodi , le violenze, le foibe sono l&#8217;eredit\u00e0 di questi interventi.\u00a0<\/em>L&#8217;\u00e8lite dei liberali massoni istro-veneti terrorizzati dalla prospettiva di perdere il loro potere politico e, quindi, economico a vantaggio dell&#8217;elemento slavo in crescita demografica e consapevole della legittimit\u00e0 delle sue rivendicazioni, sostenne questa politica repressiva. Nel 1928 una legge viet\u00f2 i nomi slavi. Questa repressione anti slava fu pianificata dall&#8217;I.T.O. (Ufficio informazioni truppe) creato durante la prima guerra mondiale per svolgere un attivit\u00e0 di \u201cintelligence\u201d e spionaggio. Gli irredentisti giuliani e, successivamente dopo l&#8217;impresa di Fiume, i \u201clegionari\u201dfurono i protagonisti di quest&#8217;attivit\u00e0. L&#8217;I.T.O., impegnato nei progetti di snazionalizzazione\u00a0 elabor\u00f2 un progetto che prevedeva l&#8217;afflusso nel territorio giuliano di contadini meridionali. Tentativo che rimase sulla carta sia perch\u00e9 ritenuto dai contadini meridionali non \u201cattraente\u201d come destinazione e, sia perch\u00e9 l&#8217;occupazione italiana fu limitata ad un ventennio. Anima di questa politica\u00a0 fu Libero Sauro, figlio di Nazario Sauro, nominato dal governo italiano \u201cConsigliere speciale per le questioni slave\u201d lo stesso che, dalla fine del 1943 all&#8217;aprile 1945, diriger\u00e0 la Decima Mas istriana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">NASCITA&#8217; DELL&#8217;IRREDENTISMO SLAVO<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli esuli slavi espulsi dal territorio giuliano si rifugiarono prevalentemente in Jugoslavia.\u00a0<em>La cultura borghese e clericale impregn\u00f2 il loro associazionismo, irredentista.\u00a0<\/em>A partire dal 1928 costruirono una movimento armato clandestino denominato T.I.G.R. : Trst (Trieste) Istra (Istria) Gorica (Gorizia) Rijeka (Fiume) e gli associati furono denominati tigoristi. La\u00a0 lotta armata contro il regime fascista italiano fu condivisa con il partito di \u201cGiustizia e libert\u00e0\u201d di ispirazione mazziniana e pi\u00f9 propenso di altri partiti antifascisti italiani ad adottare iniziative terroriste.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il partito comunista italiano <em>si rese conto della matrice irredentista e nazionalista dei tigoristi in netto contrasto con la sua ispirazione internazionalista marxista\u00a0 .<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>\u00a0<\/em>Elio Apih in \u201c Italia , fascismo e antifascismo nella Venezia-Giulia \u201c riporta come Ruggero Greco , dirigente del partito comunista italiano in \u201cStato operaio (11,12 ) nel 1930 abbia ammonito i dirigenti sloveni e croati tigoristi ricordando che \u201cS<em>oltanto quando nella loro azione si saranno liberati del nazionalismo ,potremo vedere se c&#8217;\u00e8 da marciare e a quali condizioni, nella Venezia Giulia, per un certo tratto, su una piattaforma precisa\u201d.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">INVASIONE DELLA JUGOSLAVIA<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il 16 aprile 1941 l&#8217;Italia , con il consenso di larghi strati dell&#8217;opinione pubblica istro-veneta giuliana,\u00a0 aggredir\u00e0 la Jugoslavia. In altri termini non si trattava di una semplice invasione,\u00a0 ma <em>di un regolamento di conti definitivo tra le due culture: latina e slava che si protraeva dall&#8217;ottavo secolo <\/em>. Gli irredentisti giuliani puntavano a mettere fine a un contenzioso etnico che si trascinava da oltre un millennio , praticamente dal \u201cPlacito di Risano\u201d dell&#8217; 802. Alla fine della seconda guerra mondiale <em>il mondo slavo ottenne l&#8217;annientamento del totalitarismo nazi-fascista inteso \u00a0come l&#8217;espressione\u00a0 violenta pi\u00f9 estrema delle due culture dominanti: germanica ed italiana.\u00a0<\/em>Si tratt\u00f2 di una storica vittoria del \u201cpanslavismo\u201d e, in definitiva va intesa come <em>la sua completa\u00a0 emancipazione culturale ed economica, <\/em>dopo oltre un millennio di dipendenza. L&#8217;Italia s&#8217;impadron\u00ec di Lubiana, della Carniola interna e di quella inferiore; la Germania dei tre-quarti del territorio sloveno e l&#8217;Ungheria del rimanente. I circoli irredentisti giuliani pretesero che in questi territori la cultura\u00a0 e la lingua slovena venissero cancellate. A Roma, invece, decisero di rendere il territorio sloveno una provincia autonoma annessa al Regno. A rischio estinzione\u00a0\u00a0 il popolo sloveno\u00a0 si mobilit\u00f2 per combattere contro questa occupazione in un fronte nazionale. A differenza delle altre regioni jugoslave dove i comunisti in questa lotta armata erano l&#8217;unica forza a guidare la resistenza,\u00a0 in Slovenia questa fu condivisa da tutte le componenti politiche, comprese quelle cattoliche. L&#8217;opposizione fu vigorosa, e tale che, agli inizi del 1943, le autorit\u00e0 militari italiane non soltanto avevano perso il controllo del territorio sloveno, ma anche della periferia di Trieste e Gorizia. Non mancarono comunque i collaborazionisti locali. La reazione dell&#8217;occupante italiano contro questa resistenza fu pi\u00f9 spietata di quella nazista. Si calcola che il 10% della popolazione slovena, ben oltre ventimila persone, furono deportate nei campi di sterminio a Gonars ed ad Arbe con una mortalit\u00e0 superiore a quella di Dachau. L&#8217;occupazione italiana della Dalmazia fu devastante e ,per tale ragione, provoc\u00f2 un rigetto anti-fascista da parte della maggior parte degli elementi della comunit\u00e0 dalmata italofona. Enzo Bettiza scrittore e politico di formazione liberale in \u201cEsilio\u201d descrive la reazione del padre, elemento di spicco della borghesia spalatina, nel 1941, di fronte all&#8217;occupazione della citt\u00e0, \u201cNon c&#8217;era giorno che non denunciasse a tavola , durante il pranzo l&#8217;ultimo sopruso di cui aveva sentito dire o di cui non era stato testimone oculare e di soprusi\u00a0\u00a0 stupidi, superflui, infantili o criminali\u00a0\u00a0 . Ne capitavano tutte le ore. Gruppi di innocui concittadini slavi insultati, buttati per terra , duramente manganellati da furenti bande fasciste solo perch\u00e9 rimasti distratti con il capello in testa davanti alle bandiere di una sfilata irredentistica; contadine del Pazar aggredite da violenti giovinastri zaratini in camicia nera, sepolte sotto le bancarelle rovesciate, derubate delle loro merci solo perch\u00e9 incapaci di nominarle e venderle in lingua italiana; studenti comunisti sorpresi dalla polizia con un volantino antiitaliano in tasca, imprigionati e torturati per settimane, talora barbaramente trucidati nei sotterranei della questura\u201d. Lo scrittore per esprimere tutta la sua <em>delusione nei confronti dell&#8217;occupazione italiana sintetizza: \u201cNon era certo l&#8217;Italia che aspettavamo\u201d.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;otto settembre 1943 fu il punto di svolta, storico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Con l&#8217;armistizio si verific\u00f2, in Istria, il disfacimento strutturale dello stato italiano e la <em>definitiva fusione tra i rivoluzionari di professione marxisti e i \u201cnarodjanski\u201d(nazionalisti) provenienti dal T.I.G.R., gli esuli slavi espulsi dal regime fascista.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">MOVIMENTO DI LIBERAZIONE CROATO<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le caratteristiche del\u00a0 territorio istriano avevano permesso, fino all&#8217;8 settembre, un controllo militare italiano, completo. Il partito comunista croato che in altre zone era fortemente presente si limit\u00f2, nella penisola, a costruire , tramite gli esuli che avevano continuato a mantenere rapporti personali con la popolazione, una rete organizzativa che partiva dalle canoniche: rifugio ideale dell&#8217;entroterra istriano. La vocazione irredentista della borghesia slava si sald\u00f2 con la rivalsa sociale delle classi contadine distanti dal mondo cittadino istro-veneto quella cultura cittadina istro-veneta che, a partire dalla caduta di Venezia e la successiva privazione dei suoi orizzonti cosmopoliti , si era trasformato in un entit\u00e0 etnica chiusa e razzista . I \u201ccoloni\u201d, cosi venivano denominati i contadini slavi, vivevano in un regime di \u201capartheid\u201d perch\u00e9 considerati incivili.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Questo atteggiamento costituisce una delle chiavi di lettura per interpretare\u00a0 la \u201c jacquerie\u201d istro-slava della campagna istriana nei giorni successivi all&#8217;otto settembre del 1943.\u00a0<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>\u00a0<\/em>OTTO SETTEMBRE 1943<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;armistizio dell&#8217;8 settembre tra l&#8217;Italia e le potenze alleate liquid\u00f2 la presenza dello stato italiano nel territorio giuliano.\u00a0<em>Da quel momento l&#8217;Istria fu travolta da un dramma non ancora\u00a0 metabolizzato.\u00a0<\/em><em>\u00a0<\/em>Lo storico Guido Crainz in \u201cNaufraghi della pace\u201d rifiuta la strumentalizzazione del dramma giuliano posta in essere con la \u201cGiornata del ricordo\u201d del 10 febbraio, istituita nel 2004 dal \u201cgoverno Berlusconi \u201c su iniziativa di Alleanza Nazionale. \u201c<em>Senza alcun dubbio il riconoscimento delle sofferenze del 1945 e del esodo era un debito e un dovere di una memoria nazionale che le aveva rimosse, era parte di un elaborazione del lutto assolutamente necessaria.\u00a0<\/em>Condotta all&#8217;interno di una singola nazione, quel elaborazione ha reso pi\u00f9 difficile \u2026 <em>un confronto di memorie che comprendesse le sofferenze e i dolori di tutte le vittime: italiane, slovene, croate<\/em>. Questo mi sembra il nodo di fondo, aggravato talora da modi unilaterali e non condivisibili di trattare questa materia incandescente\u201d. Agli inizi degli anni novanta fu decisa l&#8217;istituzione di due commissioni storiche miste : italo-slovena e italo-croata. La prima \u00e8 giunta a conclusione , ma il suo testo non \u00e8 stato diffuso. La seconda \u00e8 stata soppressa unilateralmente dal governo italiano.\u00a0<em>In quest&#8217;ultimo decennio la memoria dell&#8217;\u201desodo\u201d \u00e8 risultata emarginata e deformata da quella delle \u201cfoibe<\/em>\u201d.\u00a0<em>Ritorniamo all&#8217;Istria del settembre 1943.\u00a0<\/em>Con lo sbandamento delle istituzioni statali e locali si verific\u00f2 da parte della popolazione istro-slava, un&#8217;esplosione di violenza. Fu il risultato di un misto di jacquerie e di rivalsa contro uno stato, quello italiano,\u00a0 che si era posto completamente al servizio di un fascismo di frontiera pi\u00f9 virulento di quello nazionale. Il 13 settembre il C.R.L.(Comitato popolare di liberazione) di ispirazione croata proclam\u00f2 a Pisino <em>l&#8217;annessione dell&#8217;Istria alla Croazia <\/em>e, ad Aidussina, nei pressi di Gorizia,\u00a0 gli sloveni proclamarono <em>l&#8217;annessione del Litorale (Capodistria, Pirano, Isola) alla Slovenia.\u00a0<\/em>Il documento\u00a0 sanc\u00ec\u00a0 che i \u201cregnicoli\u201d:\u00a0 i cittadini del Regno d&#8217;Italia immigrati tra i due conflitti, in Istria e considerati lo strumento italiano pi\u00f9 subdolo per alterare la fisionomia etnica del territorio istriano, andavano espulsi. Stabil\u00ec, inoltre, che \u201cla minoranza italiana autonoma godr\u00e0 di tutti i diritti nazionali libert\u00e0 di lingua, di istruzione, di informazione e di sviluppo culturale&#8230; nelle chiese verr\u00e0 introdotta la lingua croata e alla minoranza italiana verr\u00e0 riconosciuto il diritto nelle stesse di usare la propria lingua\u201d.\u00a0<em>In pochi giorni, agli inizi di ottobre del 1943, la situazione si capovolse\u00a0<\/em>Per la prima volta nella sua storia l&#8217;Istria che nei secoli era stata soltanto sfiorata dalle crisi regionali si \u00e8 trovata nell&#8217;occhio del ciclone del conflitto europeo. Ai primi di ottobre del 1943, vale a dire dopo poche settimane dalla crisi dell&#8217;8 settembre, i nazisti con l&#8217;operazione \u201cWolkenbruck\u201d\u00a0 si avventarono sulla penisola.\u00a0<em>Come riportato da Petacco il risultato furono rovine, villaggi in fiamme, impiccagioni e massacri di innocenti.\u00a0<\/em>In un territorio scarsamente popolato , come \u00e8 quello istriano, le <em>perdite furono molto pesant<\/em>i: 15.000 tra caduti e prigionieri.\u00a0<em>Non ci fu famiglia , compresa la mia, che non fosse\u00a0 stata colpita.\u00a0<\/em><em>\u00a0<\/em>Il 10 settembre, a due giorni dall&#8217;armistizio, Hitler aveva deciso , ufficialmente, la costituzione dell&#8217;\u201dAlpenvorland\u201d con capitale Bolzano e della \u201cAdriatische Kustenland\u201d (il litorale Adriatico) con capitale Trieste e comprensiva di Udine, Gorizia , Pola.\u00a0<em>Tale annessione era da considerarsi, secondo i vertici nazisti, preliminare all&#8217;assorbimento del Veneto.\u00a0<\/em>Tutto questo va ricordato ai nostri neo-fascisti che, da nostalgici, ricordano la R.S.I. come il presidio per mantenere \u201c<em> l&#8217;unit\u00e0,<\/em> <em>l&#8217;indipendenza e l&#8217;integrit\u00e0 della Patria nei termini marittimi e alpini segnati dalla natura, dal sacrificio del sangue e da<\/em>ll<em>a storia <\/em>\u201c. Il governo del sud dopo aver abbandonato, in occasione dell&#8217;\u201darmistizio\u201d, centinaia di migliaia di soldati italiani nei Balcani, in Grecia e in Russia n<em>on os\u00f2 porre agli alleati la questione giuliana e pretendere l&#8217;unit\u00e0 del Regno.\u00a0<\/em>Lo stesso Petacco racconta come , dopo il fallimento del tentativo da parte di elementi giuliani presenti nella \u201cDecima Mas\u201d del sud\u00a0 per organizzare, in Istria, una resistenza contro i partigiani di Tito, <em>il governo del sud rivelasse la sua\u00a0 impotenza e si dimostrasse \u201crassegnato o favorevole alla cessione alla Jugoslavia dell&#8217;intera regione\u201d (compresa Gorizia e Trieste).<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E i comunisti italiani?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fin dal 6 ottobre 1943, vale a dire nei primi giorni dall&#8217;inizio della guerra di resistenza in Italia <em>la posizione del P.C.I. fu chiara nei confronti dei comunisti jugoslavi.\u00a0<\/em><em>Il comitato centrale\u00a0 di fronte alla proclamazione dell&#8217;annessione, da parte slava,\u00a0 del territorio giuliano manifest\u00f2 il suo completo \u201cdisaccordo\u201d(vedi A.P.C. &#8211; Istituto Gramsci).\u00a0<\/em>\u201c<em>Noi dobbiamo manifestarvi il nostro completo disaccordo con voi. Non vediamo quali necessit\u00e0 vi siano oggi per voi di sostenere senz&#8217;altro l&#8217;annessione di Trieste . Anche per i triestini ha valore il principio di autodecisione\u201d\u00a0<\/em>Nell&#8217;autunno del 1943, Tito poteva contare su un movimento di centinaia di migliaia di partigiani\u00a0 addestrati e in grado di liberare e gestire territori jugoslavi estesi . Il P.C.I,. nonostante che la sua struttura e la capacit\u00e0 di opposizione ai nazi-fascisti fosse <em>quasi inconsistente, assunse un atteggiamento fermo nei confronti di Tito .\u00a0<\/em>Lo afferma chiaramente\u00a0 la nota inviata al P.C., della Croazia pochi mesi dopo, il 5 gennaio 1944 (da Istra i Slovensko primorije). \u201cSiamo del parere che la <em>dichiarazione sull&#8217;annessione dell&#8217;Istria alla Croazia sia errata<\/em> perch\u00e9 non pu\u00f2 provocare altro che <em>tendenze sciovinistiche tra i popoli che nella regione vivono assieme , ostacolando la collaborazione e l&#8217;unit\u00e0 combattiva volte a cacciare l&#8217;occupatore tedesco e i loro alleati&#8230;.\u201d\u00a0<\/em>\u201cPer noi comunisti che combattiamo per la <em>nostra Patria (dove \u201cPatria\u201d s&#8217;intende la \u201cterra dei\u00a0 padri\u201d)sottomessa al fascismo e al nazismo ,\u00a0 il vostro atteggiamento pu\u00f2 rappresentare un duro colpo all&#8217;unit\u00e0 di tutte le forze popolari anti-naziste ed anti-fasciste realizzando nell&#8217;ambito dei nostri comitati di liberazione nazionale\u201d.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">CONCLUSIONE<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dai documenti citati risulta non soltanto il duplice D.N.A. del P.C.I. <em>internazionalista e difensore dei valori patriottici legati al territorio<\/em>, ma delinea il suo \u201c<em>rapporto paritario\u201d con le altre forze popolari e cattoliche, <\/em>\u00a0nella lotta contro il nazifascismo.\u00a0<em>L&#8217;opposizione del P.C.I. era condivisa dai dirigenti comunisti istro-veneti come Aldo Negri che espresse pubblicamente forti perplessit\u00e0 nei confronti della politica annessionistica dei dirigenti comunisti croati e sloveni.\u00a0<\/em>Da aggiungere che i comunisti istriani e fiumani, in un territorio ormai tedesco, risultarono deboli nei loro rapporti con i partigiani jugoslavi perch\u00e9 privi dei contatti e delle direttive provenienti dal <em>C.L.N. dell&#8217;Alta Italia: forza coordinatrice e propulsiva del movimento partigiano italiano.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">RELAZIONE PRATOLONGO<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Il P.C.I., nella seconda met\u00e0 del 1943, pur rendendosi conto dei suoi ritardi operativi, dimostra di essere perfettamente consapevole della complessit\u00e0 della questione giuliana.\u00a0<\/em>Giordano Pratolongo, segretario della federazione del P.C.I. di Trieste nella sua relazione del maggio -dicembre 1943, lo descrive lucidamente: \u201c Al momento dell&#8217;armistizio dell&#8217;8 settembre i partigiani sloveni e croati si avvicinarono alle porte di Trieste. Il che provoc\u00f2 due posizioni opposte in mezzo alle masse operaie ed alcuni ceti piccolo-borghesi ed intellettuali grande entusiasmo in quanto consideravano i partigiani come forze della libert\u00e0 , anti-tedesche e anti-fasciste. In altri strati della popolazione provoc\u00f2 invece preoccupazione inanzitutto per la sorte di Trieste ed altri centri dell&#8217;Istria dove prevalevano gli elementi italiani. Pratolongo constata che da parte dei triestini: \u201cNon venivano prese posizioni aperte di ostilit\u00e0, per\u00f2 non si nota grande volont\u00e0 di lotta contro i tedeschi, ma una certa passivit\u00e0 e attesa di soluzioni che dovranno avvenire dall&#8217;esterno. L&#8217;esperienza della dominazione italiana , in particolare nel periodo fascista hanno smorzato molti entusiasmi verso l&#8217;Italia\u00a0 e tale da determinare un rimpianto della floridezza di un tempo\u00a0 legata alla presenza austriaca\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">MEGLIO I TEDESCHI CHE GLI SLOVENI<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Prato longo prosegue : \u201cAltra difficolt\u00e0 \u00e8 data dal timore della \u201ccalata degli sloveni\u201d con tutta la minaccia di persecuzioni verso l&#8217;elemento italiano\u201d. Petacco dopo aver descritto gli effetti dell&#8217;invasione nazista dell&#8217;ottobre 1943,\u00a0 in Istria, nota come \u201c<em>i soldati tedeschi fossero stati accolti come liberatori ;<\/em> in nessuna parte d&#8217;Europa era mai accaduto a dei soldati tedeschi di essere accolti come liberatori\u201d. Quando si parla della rioccupazione dell&#8217;Istria, dall&#8217;ottobre 1943 all&#8217;aprile del 1945\u00a0 <em>nella storiografia ufficiale\u00a0 non si f\u00e0 riferimento al sistema massiccio oppressivo nazi-fascista che si impose nella penisola.\u00a0<\/em>Il movimento fascista avvalendosi di elementi irredentisti si struttur\u00f2 massicciamente\u00a0 e divenne insieme all&#8217;occupante tedesco e alla Decima Mas uno dei tre pilastri contrapposti alla resistenza partigiana. Il 12 settembre si costitu\u00ec il primo fascio di combattimento che conflu\u00ec nella M.A.T. (Milizia territoriale) presente in Istria con cinque reggimenti reclutati tra i fascisti istriani. Alla milizia territoriale\u00a0 si aggiunsero nuclei di carabinieri e guardie di finanza che i rivoltosi slavi , l&#8217;otto settembre, avevano disarmato. Questi militari\u00a0 erano rimasti nelle loro caserme fino al reclutamento nazi-fascista . Tutto ci\u00f2 dimostra quanto sia falsa la versione di una eliminazione \u201cdi massa\u201d della forza militare italiana presente in Istria, l&#8217;otto settembre, ad opera dei partigiani. La Decima Mas guidata da Borghese, nata come un corpo nazional-patriottico raccolse moltissimi volontari tra la giovent\u00f9 di origine italiana. Dispieg\u00f2 all&#8217;interno dell&#8217;Istria una rete repressiva capillare di seimila uomini\u00a0 dislocati in ottanta centri strategici della regione. Se nel nord Italia la Decima Mas si era posta a fianco dei nazisti come \u201cforza fiancheggiatrice\u201d non sempre tollerata dai tedeschi , nel territorio giuliano sottratto alla Repubblica Sociale di Sal\u00f2 costitu\u00ec la principale forza di repressione ed attu\u00f2 insieme al M.A.T. una s<em>pietata \u201cpulizia etnica\u201d nei confronti degli istro-slavi.\u00a0<\/em><em>Il precipitare della situazione bellica imped\u00ec la programmata deportazione di massa dell&#8217;etnia slava.\u00a0<\/em>Come vedremo pi\u00f9 avanti<em> i reduci di queste forze,<\/em> nella seconda met\u00e0 del 1945, a conflitto concluso, <em>si dimostreranno molto attivi nella destabilizzazione del territorio giuliano e tali da essere indicati tra gli eventuali responsabili della \u201cStrage di Vergarolla\u201d.\u00a0<\/em>Il ruolo prevalente di \u201csicari\u201d al servizio dei nazisti \u00e8 evidenziato dal distacco della Decima Mas istriana dalla casa madre presente nella R.S.I. Come riportato da Petacco \u201cQuando Borghese giunse a Trieste \u2026&#8230; deciso a compiere un&#8217;ispezione dei reparti localizzati in Istria , le autorit\u00e0 germaniche gli imposero di non muoversi dalla citt\u00e0\u201d. Disobbed\u00ec e fu raggiunto da \u201cun ordine di cattura\u201d emanato dal gaulleiter Reiner , governatore austriaco del Litorale Adriatico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">FINE DI UN ILLUSIONE<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo sbarco alleato in Normandia del giugno 1944 e l&#8217;avanzata sovietica inarrestabile nei Balcani , spinsero\u00a0 Churchill ad ipotizzare alla conferenza di Teheran, dicembre 1943, l&#8217;occupazione dell&#8217;alto adriatico per l&#8217;estate-autunno 1944. L&#8217;operazione denominata ARMPIT avrebbe eliminato le forze tedesche nell&#8217;Italia settentrionale e occupato i porti nord adriatici. La conquista del bacino danubiano avrebbe accelerato il ritiro dei nazisti dai Balcani e bloccato l&#8217;espansionismo sovietico.\u00a0<em>Le forze partigiane jugoslave si dichiararono disposte a collaborare con gli alleati, ma si resero conto che l&#8217;occupazione alleata avrebbe potuto pregiudicare l&#8217;annessione del territorio giuliano.\u00a0<\/em>Il governo italiano del sud , nonostante avesse ottenuto dagli alleati garanzie precise per la liberazione di tutto il Regno (compresi i confini orientali) , non appoggi\u00f2 il progetto di Churchill nel frattempo ostacolato dagli U.S.A. .\u00a0<em>Di\u00a0 fronte alla possibilit\u00e0 di salvare il territorio giuliano il governo del sud rimase inerte.\u00a0<\/em>Nota Petacco\u00a0 \u201cIl governo italiano del sud poteva fare ben poco in favore del caso giuliano&#8230; gli alleati rifiutarono anche di far conoscere le loro intenzioni circa la sorte della regione&#8230; . Il generale Harold Alexander, comandante britannico delle forze alleate in Italia aveva , a sua volta, vietato l&#8217;invio di reparti dell&#8217;esercito italiano del sud, in difesa della Venezia-Giulia\u201d. L&#8217;esecutivo decise cosi di prendere contatto con gli ambienti meno fanatici della R.S.I, <em>tentativo demenziale, <\/em>considerata l&#8217;irrilevanza dei repubblichini nella Venezia-Giulia annessa al Terzo Reich. A conclusione del conflitto, nella primavera del 1945 rileva Petacco \u201cIl governo del sud era impotente e in parte rassegnato o favorevole alla cessione alla Jugoslavia dell&#8217;intera regione\u201d. In realt\u00e0 il governo italiano come documenta Gaetano Dato, in \u201cVergarolla\u201d, <em>diede l&#8217;avvio alla stagione del \u201ccomplottismo\u201d mediante gruppi clandestini di estrazione fascista intenzionati a destabilizzare l&#8217;area giuliana e a cercare la rivincita.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">LA CORSA PER TRIESTE \u2013 P.C.I. E LA GUERRA FREDDA<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli storici\u00a0 avallano la favola di una \u201ccorsa\u201d\u00a0 per l&#8217;occupazione di Trieste tra la fine di aprile e gli inizi di maggio 1945, tra gli alleati e i partigiani di Tito.\u00a0<em>Tale evento ha avuto delle ricadute decisive nelle vicende della politica italiana.\u00a0<\/em>In \u201cVergarolla\u201d saggio commissionato dal \u201c Circolo Istria\u201d e l&#8217;Universit\u00e0 di Trieste , Gaetano Dato per primo riflette su questa vicenda \u201cCome mai gli alleati non riuscirono a giungere ad un accordo preliminare con i sovietici e jugoslavi sul controllo dell&#8217;ex porto asburgico (e di Pola)?\u00a0<em>E&#8217; difficile credere che questo aspetto fosse stato lasciato al caso degli eventi negli ultimi giorni di guerra.\u00a0<\/em><em>L&#8217;area era troppo importante per il controllo delle comunicazioni con il centro-europa.\u00a0<\/em>E&#8217; dunque possibile che , come ha ritenuto recentemente Klinger sulla scorta della stessa documentazione britannica e in sintonia con certe conclusioni di Pirjevec, pi\u00f9 che ai tentennamenti o a una dimenticanza, <em>l&#8217;assenza di un accordo sottostesse ad una strategia ben calcolata dagli anglo americani.\u00a0<\/em>Essi strumentalizzarono , pi\u00f9 che subire, la tendenza jugoslava alla politica del \u201c<em>fait accompli\u201d<\/em> : <em>lo scopo era quello di lasciare a Tito 40 giorni sulla Venezia-Giulia in modo da terrorizzare gli italiani<\/em> verso il pericolo comunista, <em>allontanarli dal sostegno al P.C.I<\/em>. e assicurarsi , anche grazie alla forza del quarto potere, <em>la permanenza della penisola nella propria sfera d&#8217;influenza.\u00a0<\/em>Questo confermerebbe ancora di pi\u00f9 la tesi di Miglia sugli istriani \u201cCarne da macello sotto tutti i governi\u201d . La vulgata spiega : le forze jugoslave occuparono Trieste e Pola, la prima nella mattinata del primo maggio e la seconda il 5 . A Trieste, il 2 maggio, come da copione,\u00a0 entrarono in citt\u00e0 le avanguardie della folkloristica II divisione neozelandese .Per quaranta giorni le due citt\u00e0 <em>subirono il duro regime dei vincitori .\u00a0<\/em><em>Il regime jugoslavo era deciso a farsi giustizia\u00a0 nei confronti di coloro che avevano collaborato con i nazi-fascisti <\/em>e , nello stesso tempo,<em> incapace di sostentare centinaia di migliaia di persone, soggette alla sua occupazione.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>\u00a0<\/em>EFFETTI COLLATERALI DELL&#8217;OCCUPAZIONE PARTIGIANA<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel 1945, ai primi di maggio, particolarmente caldo, ero ad Orsera, da miei nonni materni.Il mare era a portata di mano, ad un centinaio di metri dalla casa. Lo raggiunsi in prima mattinata. Qualche ora dopo vidi comparire alle mie spalle due figure mostruose: una di queste era priva di una gamba. Prima di gettarsi in acqua le due \u201cpartigiane\u201d\u00a0 si liberarono dei loro stracci e li poser\u00f2 a breve distanza da me. Scioccato mi allontanai dalla spiaggia per ritornare nella \u201cstanzia\u201d. Mia nonna materna, donna molto decisionista, cap\u00ec immediatamente la situazione , afferr\u00f2 un paio di forbici , mi rap\u00f2 e con un colossale \u201cflit\u201d (spruzzatore gigante) provvide ad inondarmi di un liquido anti-pidocchi. Ne ero pieno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">LA MANCATA LIBERAZIONE DI TRIESTE E POLA<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Gli alleati, presenti a Venezia fin dal 25 aprile avrebbero potuto liberare Trieste e Pola prima dei partigiani jugoslavi.\u00a0<\/em>L&#8217;Istria era a portata di mano. La piccola penisola avrebbe potuto essere liberata in una giornata. Le guarnigioni nazi-fasciste erano pronte ad arrendersi. Non esiste documentazione storica che dimostri un <em>tentativo in extremis da parte del governo italiano di spingere le forze alleate ad occupare Trieste, Pola e l&#8217;Istria.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">LA MEMORIA DI UN PROTAGONISTA<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il 25 aprile gli alleati erano a Monfalcone. Il mio patrigno, ufficiale di marina di carriera, anticomunista viscerale per tutta la vita, inserito nella struttura militare germanica di Pola fin dall&#8217;ottobre 1943 ha vissuto , da protagonista e in una posizione privilegiata, l&#8217;evolversi della situazione bellica in Istria, alla fine di aprile 1945. Il 23 aprile , al quartier generale di Pola, il suo comandante gli affid\u00f2 l&#8217;incarico di andare a prelevare\u00a0 un autocarro in avaria e una \u201c balilla\u201d a Monfalcone \u201cin procinto di essere investita dagli anglo-americani\u201d. Part\u00ec l&#8217;indomani, il 24 aprile,\u00a0 alle ore 08.00, con un autocarro dotato di armi pesanti e dieci uomini tra scorta ed autisti. Alle 14.00 giunse a Trieste ed, espletate alcune pratiche burocratiche, si diresse verso Monfalcone. Fece in tempo a rifornirsi mentre la cittadina subiva investita dall&#8217;attacco degli alleati provenienti da sud. Durante la notte del 25 aprile ripart\u00ec per Trieste e Pola. Dalle sue memorie: \u201cSulla via del ritorno, alle 4.20 del 25 aprile il camion non pot\u00e8 proseguire. \u2026.. una parte dei difensori raggiungeva nella ritirata o meglio nella fuga la popolazione atterrita e la sorpassava\u201d. Il mio patrigno ferm\u00f2 una macchina carica di ufficiali per avere informazioni\u00a0 e gli venne risposto frettolosamente \u201c Tornate indietro a Pola, qui non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9 nulla da fare\u201d. Raoul Pupo per accreditare la tesi della \u201ccorsa per Trieste\u201d e spiegare l&#8217;occupazione di Trieste da parte jugoslava sostiene che il 30 aprile \u201cNon si sapeva bene dove si trovassero gli alleati\u00a0 nella loro marcia di avvicinamento (sulla luna); mentre gli jugoslavi erano, sicuramente, alle porte di Trieste\u201d. Lo storico non sa o fa finta di non sapere che gli alleati erano oltre Monfalcone , a pochi chilometri da Trieste ed aspettavano ordini. Il 26 aprile l&#8217;autocarro del mio patrigno, muovendosi faticosamente tra i fuggitivi e dopo aver attraversato Trieste pot\u00e8 proseguire fino a Pola, senza alcun blocco da parte jugoslava. Fra l&#8217;altro, le uniche strade istriane per raggiungere la citt\u00e0 erano solo due: una costiera e l&#8217;altra interna. \u201cIl 26 aprile, a mezzanotte, il camion dopo aver attraversato l&#8217;Istria per 130 chilometri giunse a Pola\u201d. Raoul Pupo per giustificare \u201c l&#8217;inerzia tattica\u201d degli alleati sostiene che \u201cl&#8217;occupazione del territorio giuliano costituiva una meta strategica\u00a0 per i jugoslavi e non lo era in alcun modo per gli anglo americani\u201c<em>.\u00a0<\/em>Questa valutazione, contradetta dall&#8217;analisi di Dato, non tiene conto dell&#8217;importanza strategica di Trieste collegata al mondo danubiano e all&#8217;importanza da essa assunta nella \u201cguerra fredda\u201d. E aggiunge \u201cc&#8217;erano stati tentativi di intesa senza alcun risultato perch\u00e9 gli alleati <em>erano preoccupati di un potenziale scontro fra le loro truppe e i partigiani jugoslavi\u201d.\u00a0<\/em>Lo storico , in questo modo, non spiega come mai gli alleati\u00a0 non avranno pi\u00f9 scrupoli quando quaranta giorni dopo, costringeranno le truppe jugoslave, <em>saldamente installate a Trieste e a Pola, a sgomberare,<\/em> senza troppi complimenti. Petacco da parte sua si allinea sulle posizioni di Pupo e sostiene ,\u00a0 che i partigiani jugoslavi precedettero, il 1\u00b0 maggio, la divisione neozelandese del generale Freiberg, perch\u00e9 ancora bloccata a Monfalcone .<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">LA RESA DI POLA<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>La consegna della citt\u00e0 di Pola e dell&#8217;Istria alle forze jugoslave \u00e8 un&#8217; ulteriore prova dell&#8217;accordo realizzato tra gli alleati e gli jugoslavi .\u00a0<\/em>Il 26 aprile era stata occupata Venezia. Pola e l&#8217;Istria erano ancora in mani nazi-fasciste. Sempre dalle memorie del mio patrigno rientrato nella sua caserma a Pola il 26-27 aprile \u201cIl ventotto aprile i comandi tedesco e italiano si riunirono l&#8217;ultima volta per discutere la situazione. Tenuto conto delle poche forze disponibili quattromila tedeschi e milleduecento italiani mentre gli anglo-americani avanzavano in\u00a0 numero ed armamenti di gran lunga superiori e che di gran lunga superiori erano i partigiani che si avvicinavano alla citt\u00e0. Si parlava di diciottomila uomini con carri armati e armi modernissime della quarta armata jugoslava&#8230;. Tenuto conto che la guerra era ormai perduta su tutti i fronti <em>decisero la non resistenza.\u00a0<\/em>Il 29 aprile furono disarmate le batterie di marina ( l&#8217;unico armamento temibile per un eventuale sbarco degli alleati) e radunato il personale in caserma \u2013 la sera , alla adunata fu a loro\u00a0 comunicato l&#8217;accordo di resa con il \u201cComitato nazionale di liberazione\u201d, di Pola composto da civili\u201d. Le truppe nazi-fasciste erano pronte, come era gi\u00e0 avvenuto in Germania, ad arrendersi alle forze alleate provenienti da Venezia\u00a0 piuttosto che arrendersi agli jugoslavi in cerca di vendetta per i numerosi crimini perpetrati dalle forze di occupazione \u00a0.\u00a0<em>Questa \u201cpredisposizione alla resa<\/em>\u201davrebbe facilitato l&#8217;occupazione alleata dell&#8217;Istria\u00a0 da realizzarsi con un <em>numero limitato di uomini e l&#8217;obbiettivo di occupare i porti di Rovigno, Parenzo, Capodistria e liberare Pola.\u00a0<\/em>Ma degli alleati neanche l&#8217;ombra. Visto il precipitare degli eventi ai soldati nazi-fascisti rimase\u00a0 l&#8217;unica possibilit\u00e0, quella di allontanarsi da Pola . \u00a0Soltanto il 30 aprile un \u201ccommando\u201d di partigiani slavi era entrato a Pola occupando la sede della \u201cTelve\u201d azienda polesana strategica. Quando la mattina del 30 aprile all&#8217;adunata il mio patrigno si rese conto di essere tra gli ultimi rimasti decise di abbandonare, a piedi , in abiti civili, la citt\u00e0 in direzione di Trieste. Non incontr\u00f2 blocchi di partigiani fino a Valle d&#8217;Istria, a ca 20 km dalla citt\u00e0 di Pola. Fu preso prigioniero e, nonostante fosse italiano (meridionale) e ufficiale al soldo dei nazi-fascisti, non fu eliminato. Come risulta dalle sue memorie fu trattato con umanit\u00e0: \u201cState tranquillo non cerchiamo voi, cerchiamo quelli che hanno sparato su di noi e sulle nostre famiglie, quelli che hanno partecipato ai rastrellamenti e alle distruzioni: quelli delle brigate nere e della Decima Mas\u201d. I partigiani sapevano che il suo ruolo era stato quello di sovraintendere all&#8217;assistenza delle famiglie di militari in difficolt\u00e0. A ulteriore dimostrazione che questi partigiani non fossero dei mostri lo dimostra come il comitato di liberazione di Pola avesse stabilito la possibilit\u00e0 di liberare i prigionieri con un documento con il quale quattro partigiani testimoniassero che aveva \u201cfavorito la fuga di alcuni marinai tassati nelle file partigiane con armi e munizioni e , comunque, avesse fatto opera di propaganda in loro favore\u201d. Si trattava di una \u201cscappatoia\u201d per\u00a0 consentire la salvezza di elementi che, pur appartenendo alle forze nemiche, non si fossero macchiati di crimini.\u00a0<em>In Italia Togliatti si inventer\u00e0 l&#8217;amnistia.\u00a0<\/em>Il Petacco parlando dell&#8217;attacco a Pola sentenzia che \u201c<em>la sorte dei prigionieri fu terribile<\/em>\u201d e continua con pagine grondanti di sdegno nei confronti delle forze slave.\u00a0<em>La sorte tragica dei prigionieri italiani in Jugoslavia fu condizionata dal contenzioso posto in essere dal\u00a0 governo italiano determinato a proteggere quarantamila collaborazionisti e criminali di guerra: ustascia e cetnici richiesti dagli jugoslavi.\u00a0<\/em>Il governo jugoslavo si limit\u00f2 a detenere come \u201costaggi\u201d i fedeli servitori dello stato italiano. Pupo, dopo aver descritto un clima di violenza generalizzato \u201cNell&#8217;Istria come a Fiume, a Trieste nella primavera del 1945 per le autorit\u00e0 jugoslave il problema principale non era quello di eliminare <em>sic et simpliciter<\/em> gli italiani, ma di ripulire \u201cil territorio da tutti i soggetti che potevano mettere in discussione la saldezza del nuovo dominio\u201d.\u00a0<em>L&#8217;Istria fu sottoposta, nell&#8217;immediata dopoguerra, ad un rivolgimento sociale e culturale duro, ma, nonostante tutto , definirla in preda all&#8217;arbitrio , \u00e8 fuorviante.\u00a0<\/em>Il 29 aprile 1946, mia madre, dopo aver trascorso due mesi a Zagabria nel tentativo di salvare il mio patrigno era ritornata in Istria. I famigliari di Lawrence, mio padre biologico, animati da \u201cbassi istinti di vendetta\u201d avevano consigliato il figlio di fare una denuncia anonima all&#8217;O.Z.N.A. (Servizio Segreto Jugoslavo) contro mia madre per \u201crapporti sospetti con un ufficiale italiano\u201d.\u00a0<em>Spionaggio,\u00a0<\/em><em>Se provato mia madre rischiava la pena capitale: la morte. <\/em>Ai primi di maggio 1946 ricevette, ad Orsera, la prima visita di due agenti. Il 20 maggio fu perquisita la sua casa a Pola. I verbali di tali accertamenti furono spediti alla sede centrale O.Z.N.A. di Zagabria dove furono interrogati i parenti che l&#8217;avevano ospitata. Dopo ulteriori fermi ed interrogatori il 28 luglio 1946, fu arrestata definitivamente per gravi indizi a suo carico e rinchiusa nel carcere duro di Pisino. Il 19 agosto , il giorno dopo la strage di Vergarolla, una secondina aveva informato mia madre dell&#8217;eccidio di Pola. Una strage che aveva colpito, fra l&#8217;altro, numerosi bambini della mia et\u00e0, uccidendoli e mutilandoli. Vivr\u00e0 con questa angoscia fino al 18 settembre quando , <em>dopo un regolare processo sar\u00e0 completamente scagionata e liberata. \u00a0\u00a0<\/em>Gli storici, che hanno fatto tendenza,\u00a0 <em>per presentare le atrocit\u00e0 di questa occupazione<\/em> , non certo indolore, si lasciano andare a visioni\u00a0 apocalittiche per descriverla Oliva\u00a0\u00a0 in \u201cProfughi\u201dparla di\u00a0 \u201cIrruzione nelle case sulla base di sospetti o di semplici delazioni anonime, l&#8217;arresto e la violenza, spesso la confisca di preziosi , mobili denaro , talvolta la devastazione dei locali, i maltrattamenti dei parenti, gli stupri . Un clima di terrore\u201d. Pupo \u201cL&#8217;ondata di violenze colp\u00ec tutta la regione&#8230; obbiettivi delle violenze furono le persone pi\u00f9 diverse\u201d.\u00a0<em>Contestualizzando la situazione non si tratt\u00f2 di una \u201coccupazione soft\u201d .\u00a0<\/em><em>Il mix di una violenza fascista che si era protratta per oltre vent&#8217;anni, il successivo terrore nazi-fascista dopo l&#8217;autunno 1943 , la contraposizione etnica insanabile innescata da circa un secolo dall&#8217;irredentismo radicale avevano dato luogo a un tipo di violenza analoga a quella verificatasi dopo il 25 aprile nell&#8217;Italia del nord e nell&#8217;autunno del 1944 in Francia.\u00a0<\/em><em>Attribuire al movimento comunista e al mondo slavo le responsabilit\u00e0 di queste violenze, tralasciando i crimini e i genocidi nazi-fascisti, \u00e8 inaccettabile.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>\u00a0<\/em>IL BARATTO GORIZIA &#8211; TRIESTE<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In questi termini \u00e8 stata interpretata la mediazione di Togliatti per una soluzione positiva a favore della sovranit\u00e0 italiana a Trieste. Sostiene Pupo come de Gasperi\u00a0 avesse affidato a Togliatti il compito di trattare con Tito il destino di Trieste per sventare la costituzione del T.L.T. (Territorio Libero di Trieste) ed acquisire il passaggio di Trieste all&#8217;Italia. Togliatti era riuscito, nel novembre 1946, ad ottenere da Tito\u00a0 il riconoscimento della sovranit\u00e0 italiana a Trieste, in cambio della cessione di Gorizia , in piccola parte gi\u00e0 assegnata all&#8217;Italia, con il Trattato di Pace.\u00a0<em>La storiografia ufficiale italiana ha definito questa trattativa un \u201cbaratto immondo\u201d.\u00a0<\/em><em>A questo punto vanno fatte due considerazioni.\u00a0<\/em>La prima \u00e8 che in questo modo <em>Tito rinunciava non a una semplice citt\u00e0, ma a Trieste, all&#8217;obiettivo primario dell&#8217;irredentismo slavo\u00a0 che considerava Trieste citt\u00e0 slava (Trst\u00a0 je nas).\u00a0<\/em><em>Tito concedendo all&#8217;Italia la sovranit\u00e0, si privava dell&#8217;unico riferimento economico e culturale in grado di attrarre e catalizzare l&#8217;intera regione istriana e quarnerina. \u00a0<\/em>Come del resto \u00e8 avvenuto in questi ultimi sessantanni, da parte italiana. Quando, poi, si parla\u00a0 di Gorizia post-bellica ci si riferisce, in realt\u00e0, ad un \u201c brandello di territorio\u201d allora popolato da sloveni e friulani, non certo da italiani. Alla Jugoslavia il Trattato di Pace di Parigi aveva gi\u00e0 assegnato il sessanta per cento del centro cittadino e\u00a0 276 kmq. del contado , gi\u00e0 appartenente all&#8217;Italia, dopo la prima guerra mondiale. Il governo italiano, nel secondo dopoguerra, trasformer\u00e0 completamente la \u201cfacies demografica\u201d della citt\u00e0 . La Gorizia italiana ,\u00a0 diventer\u00e0, con l&#8217;immissione massiccia di istro-veneti, un \u201ccaposaldo\u201d di italianit\u00e0 .<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">TOGLIATTI E FEDERICO II<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gerusalemme nel 1187 era caduta nelle mani mussulmane del Saladino. Nonostante tutti i tentativi dell&#8217;occidente cristiano che aveva sacrificato, nel frattempo, per la sua riconquista centinaia di migliaia di vite umane,\u00a0 la citt\u00e0 era definitivamente perduta. Federico II, nel 1229 , senza combattere concluse un&#8217;accordo con il sultano Elkamil. Vennero restituite ai cristiani Nazareth, Gerusalemme e Betlemme collegate al porto di Giaffa tramite un corridoio. Come corrispettivo Federico II lasci\u00f2 in mano \u201cmaomettana\u201d il Tempio con la \u201cCupola della rupe\u201d e la moschea di Al-Aqs\u00e0: luoghi \u201csimbolo\u201d dell&#8217;islamismo. I cristiani, rifiutarono il trattato di pace. Federico aveva ottenuto troppo poco! Il patriarca di Gerusalemme defin\u00ec il trattato di restituzione della citt\u00e0 Santa \u201cperfido e menzognero\u201d e per giunta \u201cdissennato crimine\u201d e minacci\u00f2 di scomunica Gerusalemme qualora avesse accolto l&#8217;imperatore fra le mura. Togliatti dopo quasi novecento anni, si poteva considerare in \u201cbuona compagnia\u201d. Federico\u00a0 lo aveva proceduto. Entrambi, nonostante i risultati ottenuti, erano stati \u201cdemonizzati\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">DE GASPERI E LA QUESTIONE GIULIANA<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Pupo, facendosi portavoce della storiografia moderata, attribuisce <em>alla cultura di sinistra di derivazione marxista la responsabilit\u00e0 di aver steso, nel dopoguerra,\u00a0 un velo d&#8217;ombra sulle vicende giuliane.\u00a0<\/em>Le motivazioni per averle rimosse sono, secondo il suo parere, banali . Si voleva \u201cNon dar fiato alla propaganda nazionalista anticomunista e antislava: un pericolo che andava scongiurato, non parlandone\u00a0 affatto\u201d! Non sar\u00e0 che in questo modo <em>veniva occultato il cinismo manifestato , a suo tempo, da un blocco sociale , quello moderato,<\/em> che aveva considerato la perdita delle ex \u201cterre irredente\u201d, irrilevante e, con tale logica, aveva disperso il popolo giuliano?Abbiamo gi\u00e0 segnalato l&#8217;inerzia del governo della Regno del sud e le responsabilit\u00e0 della R.S.I. nella perdita del Nord-Est. La storiografia segnala in parte questo \u201cdeficit\u201d, ma ritiene la politica di De Gasperi e del governo democristiano, <em>ineccepibile ed adeguata<\/em>. Montanelli in \u201cNovecento\u201d definisce De Gasperi un grande conservatore, normalizzatore, in pratica, colui che ha gestito \u201cun&#8217; Italia fascista senza Mussolini\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">ISTRIA MONETA DI SCAMBIO<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel gennaio 1946, alla Conferenza di Pace, il problema della definizione del confine orientale italiano divent\u00f2 centrale. Stabilire una linea etnica fra l&#8217;Italia e la Jugoslavia parve insormontabile. Racconta Petacco \u201cIl primo a suggerire questo \u201cuovo di colombo\u201d era stato il segretario di Stato americano James Byrnes. La sua proposta aveva subito incontrato l&#8217;approvazione dei sovietici, ma non quella della delegazione italiana. I rappresentanti italiani , presenti alle riunioni sotto la guida del capo del governo Alcide De Gasperi, manifestarono infatti opinioni discordi. Favorevoli al plebiscito gli esponenti del Comitato giuliano, nonch\u00e8 i vescovi di Pola e di Parenzo, i quali bench\u00e8 consapevoli dell&#8217;esistenza di una maggioranza slava, erano certi che moltissimi slavi non comunisti per reazione al terrore instaurato dal regime di Tito, avrebbero votato a favore dell&#8217;Italia. De Gasperi invece era contrario e con lui , sia pure per motivazioni diverse, gli altri componenti della delegazione italiana.\u2026. . La sconcertante decisione di respingere un referendum che , molto probabilmente, avrebbe favorito l&#8217;Italia \u2026. \u00e8 stata in seguito criticata e variamente commentata l&#8217;interpretazione pi\u00f9 acuta ci sembra quella di Paola Romano la quale ,&#8230;.. sottolinea che, in quel momento la principale preoccupazione del deputato di Trento On. Alcide De Gasperi era rappresentata dalla possibilit\u00e0 che l&#8217;accettazione di un plebiscito nella Venezia-Giulia ne avrebbe potuto comportare un altro nel Trentino-Alto Adige il cui risultato sarebbe stato certamente sfavorevole all&#8217;Italia&#8230;&#8230; . Come osserva l&#8217;istriano Pier Antonio Quarantotti Gambini , in quegli anni <em>i nostri fratelli della Venezia-Giulia si sentirono usati come moneta non solo dagli Alleati ma anche dal governo di Roma.\u00a0<\/em>Non si pu\u00f2 d&#8217;altronde negare che da parte dei nostri rappresentanti alla Conferenza della Pace\u00a0 furono compiuti pi\u00f9 sforzi per salvare la flotta o per conservare le colonie prefasciste di Libia, Eritrea e Somalia, che non per salvaguardare i confini orientali della nazione.\u201d Pupo\u00a0\u00a0 difende con argomenti pretestuosi la scelta di De Gasperi e conclude \u201cVincolare la politica estera italiana alla logica del plebiscito avrebbe significato scontare una catastrofe certa in Alto Adige in cambio di un risultato incerto nella Venezia Giulia : uno scenario questo, che non solo un presidente del consiglio trentino, ma qualsiasi capo del governo non avrebbe potuto fare altro che respingere. L&#8217;Italia ,pertanto, sul plebiscito traccheggi\u00f2; ma anche se avesse insistito le sue possibilit\u00e0 di farsi ascoltare&#8230;. erano pressoch\u00e8 inesistenti\u201d . Conclusioni, quelle di Pupo, completamente contradittorie. Per il semplice motivo che era stato <em>il segretario di stato americano a proporre l&#8217;ipotesi del referendum, <\/em>quindi l<em>a posizione italiana non sarebbe ststa isolata.\u00a0<\/em>Inoltre, non vuole rendersi conto, che in quel\u00a0 momento, era <em>iniziato dai territori giuliani, un esodo dalle proporzioni bibliche che contava molto di pi\u00f9 di un semplice referendum, per provare le sue scelte.\u00a0<\/em><em>De Gasperi si dimostr\u00f2 ostile all&#8217;esodo .\u00a0<\/em>Non si rese conto della <em>volont\u00e0 decisa e disperata della popolazione polesana<\/em> di abbandonare la citt\u00e0. \u201cSecondo il suo punto di vista, la permanenza degli italiani a Pola era una questione di interesse nazionale\u201d . Se gli italiani vi rimanevano , rappresentando essi quasi il 100% della popolazione, ci\u00f2 avrebbe fornito al governo italiano lo strumento necessario per rivendicare , in un futuro pi\u00f9 o meno prossimo, la restituzione della citt\u00e0\u201d. De Gasperi non seppe o non volle capire la situazione perch\u00e9 quando, finalmente, mise a disposizione lo strumento per l&#8217;evacuazione massiccia di una massa di ca. trentamila persone invi\u00f2 il piroscafo Toscana:\u201d <em>un residuato\u201d <\/em>vetusto ed inadeguato . Riuscir\u00f2, a malapena, ad imbarcarmi con la mia famiglia nel penultimo viaggio\u00a0 per Ancona alla fine del febbraio 1947.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">GUERRA CIVILE ISTRIANA<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le responsabilit\u00e0 de De Gasperi vanno ben oltre a quelle descritte precedentemente. De Gasperi e il ministro degli interni Romita, avvalendosi del polesano Antonio De Berti e. del dalmata Giovanni Wodizka,\u00a0 come risulta dai documenti del fondo I.R.S.M.L. si impegn\u00f2 a fornire \u201caiuti organizzati e solidalmente \u201creali\u201d per la resistenza istriana\u201d. In \u201cVergarolla\u201d Dato spiega che<em> , <\/em>fin dalla primavera del 1946 <em>\u201cGli aiuti forniti da De Gasperi e dal governo italiano erano le armi che i due stavano massicciamente facendo entrare in Istria per rafforzare la quinta colonna di Pola e la sollevazione armata delle campagne istriane contro Tito\u201d.\u00a0<\/em><em>Il che dimostra che ci fosse in atto prima dell&#8217;esodo e dopo il 1945 una guerra civile\u00a0 in Istria.\u00a0<\/em>Il governo italiano per questo tipo di operazione si avvaleva di appartenenti alla ex- Decima mas e alle S.A.M. (squadre d&#8217; azione Mussolini). Il coordinamento al livello centrale a Roma era gestito dal \u201cCorpo Volontari per la Venezia-Giulia\u201d, responsabile il generale Cardorna, capo di stato maggiore dell&#8217;esercito.\u00a0<em>Il movimento monarchico e i massoni erano i finanziatori.\u00a0<\/em>Da tutto questo si deduce che <em>numerosi leader istro-veneti erano coinvolti nel respingere con la violenza il nuovo potere slavo deciso \u201ccon le buone o con le cattive\u201d a non compromettere \u201cla saldezza del suo dominio\u201d.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">IL P.C.I. E L&#8217;ESODO<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il P.C.I. ebbe inizialmente un <em>atteggiamento di chiusura nei confronti dell&#8217;esodo <\/em>e ,come riferisce Pupo, parlando dei quadri e dei dirigenti del P.C.I. \u201cVedevano nei profughi della Jugoslavia comunista solo degli elementi nazionalisti , se non fascisti \u201ctout court\u201d, in fuga dal socialismo e pronti a fungere da massa di manovra per la reazione in Italia\u201d.\u00a0<em>Questi timori diedero luogo a clamorosi gesti di ostilit\u00e0.\u00a0<\/em>In \u201cItaliano con la coda\u201d nel capitolo \u201c Il mio esodo\u201d segnalo di essere stato oggetto insieme alla mia famiglia , all&#8217;arrivo ad Ancona, alla fine di febbraio 1947 , a queste \u201cmanifestazioni di rigetto\u201d. Scrive Pupo \u201c<em>Episodi del genere si impressero nella memoria istriana&#8230; contribuirono in larga misura ad esasperare gli orientamenti anti-comunisti degli esuli gi\u00e0 robustamente cresciuti nell&#8217;impatto con il regime comunista<\/em>\u201d. Nel febbraio del 1947 e, successivamente, nell&#8217;articolo di fondo dell&#8217;\u201dUnit\u00e0\u201d del 30 novembre 1946 , i vertici del P.C.I., di fronte al fenomeno di massa dell&#8217;esodo da Pola, si resero conto che il fenomeno era pi\u00f9 complesso. \u201cNon giungono a noi soltanto i criminali&#8230;. arrivano a migliaia e migliaia italiani onesti veri fratelli nostri e la loro tragedia ci commuove e ci fa riflettere \u201c.\u00a0<em>L&#8217;iniziale ostilit\u00e0 del P.C.I. \u00e8 stata fino ad oggi , ingigantita e strumentalizzata politicamente.\u00a0<\/em>Il rifiuto degli esuli \u00e8 stata condivisa da larga parte della societ\u00e0 italiana e ,sopratutto,\u00a0 dai ceti medi. Il profugo cerca disperatamente di inserirsi nella societ\u00e0 che sceglie come meta.\u00a0<em>L&#8217;unico imperativo \u00e8 il tentativo di mimetizzarsi e di mostrare un totale conformismo filo-governativo.\u00a0<\/em><em>La collettivit\u00e0 vede tale tentativo una pretesa inaccettabile <\/em>perch\u00e9 ottenuta a scapito del cittadino inserito che lo vede molto spesso come usurpatore del suo posto di lavoro. La democrazia cristiana, come riportano Esposito e Leuzzi, in \u201cPuglia dell&#8217;accoglienza\u201d\u00a0 descrivendo il dopoguerra pugliese <em>assorb\u00ec e strumentalizz\u00f2 il nostro popolo in fuga.\u00a0<\/em>\u201c I democristiani, specie alla vigilia del quarantotto cercarono di guadagnarsi le simpatie degli esuli attraverso iniziative legislative e provvidenze assistenziali. Fu cosi che dieci giorni prima le elezioni del 18 aprile 1948\u00a0 , il Consiglio dei ministri approv\u00f2 la prima legge organica sui profughi (d.l. 19 aprile 1948, n. 556). In alcuni casi si congegnarono , specie per gli esuli giuliano-dalmati, comprensibilmente ostili ai comunisti, vere e proprie strategie di \u201ctrasferimenti per vincere sui collegi elettorali incerti\u201d.\u00a0<em>E&#8217;, quindi, comprensibile la distanza tuttora esistente tra alcuni movimenti degli esuli e il P.C.I.\u00a0 .<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">SOSTEGNO ALL&#8217;ITALIANITA&#8217; IN ISTRIA<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Il P.C.I. non ha abbandonato al suo destino e all&#8217;isolamento la comunit\u00e0 italiana presente in Jugoslavia.\u00a0<\/em>Dopo il Memorandum di Londra e parziale trattato di pace la Federazione giovanile comunista \u00a0italiana avanz\u00f2 alla minoranza\u00a0 istro-veneta una serie di proposte di collaborazione\u00a0\u00a0 e, per rendere concreta questa potenzialit\u00e0, fu inviata a Fiume e in Istria una delegazione composta dai migliori quadri della sinistra giovanile, dell&#8217;Unione Donne Italiane e dagli esperti\u00a0 provenienti dal mondo scolastico e universitario.\u00a0<em>Da quel momento come sostengono i Giuridicin, storici delle vicende della minoranza italiana, fu avviata \u201cuna fruttuosa\u201d collaborazione in largo anticipo a quelle poste in essere dal governo italiano.<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La storiografia se, da una parte, ha cercato di cogliere le contraddizioni del P.C.I. nella questione giuliana, non ha messo a fuoco il comportamento negativo degli altri protagonisti : la R.S.I.,\u00a0 un governo italiano inetto&#8230;<\/p>\n<p><a class=\"more-link\" href=\"https:\/\/www.remocalcich.it\/wordpress\/il-p-c-i-e-la-questione-giuliana\/\">Read More<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[13,5,25,12,27],"tags":[24,17,6,26,7,29],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.remocalcich.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/270"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.remocalcich.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.remocalcich.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.remocalcich.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.remocalcich.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=270"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/www.remocalcich.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/270\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":275,"href":"https:\/\/www.remocalcich.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/270\/revisions\/275"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.remocalcich.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=270"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.remocalcich.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=270"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.remocalcich.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=270"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}