{"id":22,"date":"2015-03-24T17:09:11","date_gmt":"2015-03-24T16:09:11","guid":{"rendered":"http:\/\/www.remocalcich.it\/wordpress\/?p=22"},"modified":"2015-09-29T17:18:47","modified_gmt":"2015-09-29T15:18:47","slug":"vergarolla","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.remocalcich.it\/wordpress\/vergarolla\/","title":{"rendered":"Io c&#8217;ero a Vergarolla"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\">LA STRAGE DI VERGAROLLA<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\">da \u201cItaliano con la coda\u201d di Remo Calcich, pag 73.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Frequentavo nell&#8217;estate del 1946 la spiaggia di Stoia.\u00a0Nuotavo e raccoglievo lumache che conservavo in un recipiente con acqua di mare e che a casa, una volta bollite e sgusciate, mangiavo con avidit\u00e0.\u00a0Ma il 18 agosto, nella tarda mattinata ero a Vergarolla, spiaggia adiacente a Stoia.\u00a0Erano in corso di svolgimento le gare natatorie della Coppa Scarioni, competizione di livello nazionale.\u00a0I polesani presenti sia come partecipanti che come spettatori intendevano esprimere il loro legame con la madre patria, l&#8217;Italia.\u00a0Mia zia Flavia mi aveva accompagnato.\u00a0Era l&#8217;occasione per incontrare i nostri amici, che di solito frequentavano Vergarolla.\u00a0Ero felice, ma verso mezzo giorno fui preso da un raptus, e colpii con dei calci negli stinchi mia zia per farmi riportare a Stoia.\u00a0Dopo il ferimento nel bombardamento del 1944, due anni prima, avevo acquisito un iper-sensibilit\u00e0\u00a0 al pericolo.\u00a0Alle quattordici e 15\u00a0scoppiarono le mine. Ricorder\u00f2 per sempre l&#8217;esplosione: un fragore infernale, un bagliore totale, vermiglio, una serie di boati intermittenti.\u00a0Ci precipitammo sulla spiaggia di Vergarolla per prestare soccorso ai nostri amici.\u00a0L&#8217;esplosione aveva colpito una spiaggia gremita di gente: centinaia di persone e barche strapiene di spettatori.\u00a0Una strage.\u00a0Quando intravidi i pezzi di cadavere scaraventati a centinaia di metri, frammenti di barche carbonizzati in mezzo ad un acqua melmosa per i detriti mi impedirono di proseguire.\u00a0Fui affidato a un giovane sudato e sporco di sangue.\u00a0Tra i morti il mio amico e coetaneo Renzo, figlio del chirurgo Micheletti che, nonostante la perdita dei due figli, aveva continuato ad operare per ventiquattro ore di fila.\u00a0Tanti tra i morti e i feriti, i bambini che conoscevo, affascinati, come me, dallo spettacolo delle gare di nuoto.\u00a0Il bilancio era stato di circa un centinaio di morti e altrettanti feriti.\u00a0A settembre, nel mio primo giorno di scuola, all&#8217;entrata delle aule dell&#8217; elementari, furono affisse le fotografie degli alunni che mancavano all&#8217;appello.\u00a0Noi polesani ci rendemmo conto che eravamo una semplice pedina nel gioco sporco dei vincitori della guerra.\u00a0Ci sentivamo braccati da un nemico sfuggente e implacabile in grado di colpire dovunque e comunque.\u00a0L&#8217;Italia post-bellica era lontana e in preda ad una profonda crisi di identit\u00e0.\u00a0E noi eravamo in trappola.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">LA PICCOLA MATA HARI<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Su questi drammi collettivi si sovrapponevano le angosce famigliari e individuali.\u00a0Il 29 aprile 1946, mia madre dopo aver trascorso due mesi a Zagabria nel tentativo di salvare dalla prigionia\u00a0 l&#8217;ufficiale italiano che diventer\u00e0 alla fine degli anni quaranta il \u201cmio patrigno\u201d, era ritornata in Istria.\u00a0I famigliari di Lawrence, mio padre biologico, animati da \u201cbassi istinti di vendetta\u201d consigliarono al figlio di fare una denuncia anonima all&#8217;OZNA(Servizio Segreto Jugoslavo) contro mia madre \u201cper rapporti sospetti con un ufficiale italiano , lei che era slava.\u00a0<em>Spionaggio.\u00a0<\/em>Se provato mia madre rischiava la pena capitale: la morte\u00a0Ai prim di maggio ricevette ad Orsera una prima visita di due agenti.\u00a0Il 20 maggio fu perquisita la sua casa a Pola.\u00a0I verbali di tali accertamenti probabilmente furono spediti alla sede centrale OZNA di Zagabria dove furono interrogati i parenti che l&#8217;avevano ospitata nei mesi di marzo ed aprile.\u00a0Dopo ulteriori fermi ed interrogatori il 18 luglio 1946, fu arrestata definitivamente per gravi indizi a suo carico e rinchiusa nel carcere duro di Pisino.\u00a0Lawrence per giustificare l&#8217;assenza di mia madre mi aveva informato che si era recata, come al solito, alla ricerca del suo amante italiano.\u00a0Il 19 agosto, il giorno dopo la strage di Vergarolla, una secondina di buon cuore aveva informato mia madre dell&#8217;eccidio di Pola.\u00a0Una strage che aveva colpito, fra l&#8217;altro numerosi bambini della mia et\u00e0 uccidendoli e mutilandoli.\u00a0La carceriera\u00a0 sensibile al dolore di mia madre aveva cercato di mitigare la sua detenzione a Pisino.\u00a0Vivr\u00e0 con questa angoscia fino al 18 settembre quando sar\u00e0 liberata e completamente scagionata.\u00a0Da quel momento, per altri cinque mesi fino all&#8217;imbarco sul \u201cToscana\u201d vivr\u00e0 semi clandestinamente.\u00a0Potr\u00e0 contare su una catena di solidariet\u00e0: amiche che l&#8217;aiuteranno fornendole la biancheria dei soldati inglesi, da stirare.\u00a0La sua preoccupazione sar\u00e0 quella di preparare la fuga da Pola.\u00a0Aveva solo 27 anni e avrebbe potuto rifarsi una vita.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">I LIBERATORI<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A partire dal 28 aprile 1945 i comandi tedesco ed italiano della piazzaforte di Pola per complessivi 5.200 uomini decisero la resa.\u00a0Troppo tardi.\u00a0Di fronte a loro 18 mila partigiani perfettamente armati. Alle spalle di questi soldati avanzava l&#8217;esercito alleato intenzionato a contendere a quello jugoslavo e, quindi, a quello russo, il controllo, tramite l&#8217;Istria e Trieste, Pola e Fiume, dei canali di rifornimento utili per le loro truppe impegnate in Germania e in Austria.\u00a0Il partigiano era un esercito composto da contadini laceri, macilenti e pervasi da una esaltazione allucinata.\u00a0Li vidi da un terrapieno del \u201c&#8217;Arco dei Sergi\u201d insieme alla \u201cmularia\u201d: gli scugnizzi del quartiere.\u00a0Individuai in mezzo a loro uno zio materno, Pino, quindicenne: un vigoroso pastore-contadino spavaldo e sicuro con un enorme fucile.\u00a0Suo fratello maggiore, Mattia, partigiano era stato catturato dai nazisti nell&#8217;offensiva dell&#8217;ottobre del 1943.\u00a0L&#8217;adolescenza di Pino\u00a0 era\u00a0 stata condizionata\u00a0 dal timore di finire come i suoi giovani amici slavi eliminati dalla Decima Mas e dai nazisti e dalla speranza di crescere e di vendicarsi.\u00a0Sotto i suoi occhi , mentre accudiva al gregge nella campagna di Cerlenca che apparteneva alla nostra famiglia, era stato ucciso in un imboscata, un anno prima, l&#8217;8 maggio 1944 Aldo Negri, giovane dirigente partigiano istro-veneto.\u00a0Alla fine di aprile 1945 preso dall&#8217;euforia aveva deciso di partecipare all&#8217;assedio di Pola.\u00a0Aveva recuperato la sua arma dal primo cadavere tedesco che aveva incontrato, nel bosco di Siana, alle porte di Pola.\u00a0Mio zio avr\u00e0 il tempo di sparare qualche fucilata prima della resa del nemico nazi-fascista. Dall&#8217;altra parte della barricata, il mio futuro patrigno ufficiale di marina italiana , cinquantaquattro anni , tentava\u00a0 di salvarsi e di raggiungere Trieste.\u00a0Fu intercettato a ca. 20 km da Pola, a Valle, da una pattuglia partigiana.\u00a0Fu trattato con umanit\u00e0 e rassicurato, come risulta dalle pagine del libro \u201cMaria\u201d dedicato a mia madre: \u201c State tranquillo, non cerchiamo Voi, cerchiamo quelli che hanno sparato su di noi e sulle nostre famiglie, che hanno fatto dei rastrellamenti e delle distruzioni: quelli delle brigate nere e della \u201cDecima Mas\u201d.\u00a0I partigiani sapevano che il suo ruolo era stato quello di sovraintendere all&#8217;assistenza delle famiglie di militari italiani in difficolt\u00e0.\u00a0Fu comunque avviato a una dura e spietata prigionia ma, ebbe salva la vita.\u00a0Nelle campagne l&#8217;Istria anti-fascista applaudiva i partigiani, suoi eroi popolari, con la stella rossa sui capelli o sul petto per le donne e sul cappello per gli uomini.\u00a0I polesani non mancarono di irridere a questa sfilata di poveracci che manifestavano la volont\u00e0 di stabilire la loro legge.\u00a0Ricordo che, immediatamente dopo la sfilata proletaria, mia nonna viennese per evitare il contagio e\u00a0 per punirmi di aver fraternizzato con la \u201cmarmaglia nauseabonda e pidocchiosa\u201d, mi aveva catturato, rasato a zero ed irrorato profondamente e decisamente di \u201cfliit\u201d(petrolio).\u00a0A Pola l&#8217;unico \u201cs&#8217;chiavo\u201d sconfitto ed umiliato , in quel momento, ero io.\u00a0Mio nonno paterno irredentista in previsione dell&#8217;imminente slavizzazione di Pola procedette , incautamente, a catechizzarmi insegnandomi a cantare dietro le persiane, mentre si intravedeva in strada il passaggio di pattuglie \u201cdruze\u201d (comuniste) canzoni anti slave in dialetto polesano.\u00a0L&#8217;occupazione jugoslava di Pola fu\u00a0 mal sopportata fin dall&#8217;inizio.\u00a0<em>Le epurazioni dell&#8217;elemento filo- italiano , le intimidazioni e la pretesa da parte della dirigenza partigiana di gestire una societ\u00e0 articolata\u00a0 servendosi delle masse slave, fu un trauma irreversibile per la popolazione istro-veneta.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">ARRIVANO I NOSTRI<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli anglo-americani non potevano dopo l&#8217;inarrestabile avanzata russa nel cuore dell&#8217;Europa rinunciare ai porti di Trieste , Pola e Fiume e convinsero gli jugoslavi a sgomberare da Trieste e\u00a0 Pola in attesa della firma del Trattato di Pace.\u00a0Il 15 giugno 1945 i semidei calarono a Pola .\u00a0Nel resto d&#8217;Italia liberata gli alleati erano stati accolti con entusiasmo perch\u00e8 con la loro presenza avevano posto fine alla guerra .\u00a0Gli italiani speravano\u00a0 con loro di lasciarsi alle spalle la miseria e i lutti della guerra.\u00a0Pola e Trieste dopo l&#8217;esperienza\u00a0 negativa della prima occupazione jugoslava avevano accolto gli alleati come trionfatori e, sopratutto, come \u201clibertadores\u201d: color che davano libert\u00e0.\u00a0Nell&#8217;autunno 1943 in Istria\u00a0 lo stato italiano si era disintegrato.\u00a0Le forze\u00a0 partigiane dominate dalla dirigenza jugoslava furono spazzate via: quindicimila partigiani al 95% croati e sloveni furono eliminati dalla controffensiva tedesca.\u00a0Trieste, la Venezia Giulia e l&#8217;Istria furono annesse al Reich come \u201cAdriatische Kustenland\u201d.\u00a0Il ricordo di un Austria presente ancora vent&#8217;anni prima con la fama di ottima amministratrice e in grado di aver creato la floridezza economica\u00a0 mortificata, nel ventennio, dal governo di Roma, spinsero le popolazioni istro-venete ad accogliere le armate tedesche con un <em>entusiasmo inspiegabile.\u00a0<\/em>La fascistizzazione istriana fu completata da seimila elementi della Decima Mas con\u00a0 una folta presenza di volontari provenienti dall&#8217;etnia istro-veneta.\u00a0Questa struttura militare nazionalista agiva in perfetta autonomia, e affiancava e superava, in ferocia , i nazisti.\u00a0Sempre dalla mia postazione, all&#8217;inizio della citt\u00e0 vecchia, li vidi arrivare.\u00a0Le mule polesane , che la canzone popolare definiva \u201c bocconcini fatte ( nate) per far l&#8217;amor\u201d nei loro vestiti leggeri ed attillati per mettere in evidenza la loro procacit\u00e0, sbucarono sulla piazza antistante, da ogni vicolo.\u00a0Il loro obbiettivo era avvinghiarsi ai liberatori: giovanotti sorridenti, sbarbati e aitanti, ufficiali e soldati.\u00a0Quest&#8217;offerta collettiva fu il \u201ccadeau\u201d che i polesani offrirono ai vincitori.\u00a0Uscivo da una convalescenza penosa.\u00a0Un dolore fisico acuto e permanente e visite interminabili negli ospedali e l&#8217;impossibilit\u00e0 di sentirmi normale e di giocare con i bambini della mia et\u00e0, mi perseguitavano da mesi.\u00a0Dieci mesi prima un bombardamento criminale e terrorista \u201ca tappeto\u201d inglese, mi aveva gravemente ferito.\u00a0In quel inverno 1944-45, appena fui in grado di muovermi autonomamente, molto prima che le incursioni aerei alleate ci sorvolassero, mi nascondevo nel bosco intricato e, cercavo di scavarmi con le mani un rifugio dove nascondermi.\u00a0In quel periodo quando il dolore si faceva pi\u00f9 insopportabile passavo intere giornate a maledirli:\u00a0 \u201cmaledeti inghilesi\u201d.\u00a0Al loro arrivo mi fu istintivo osservarli con odio.\u00a0Chi di loro aveva bombardato la mia casa ed ucciso altri cinquantasei essere umani e il mio amico, decenne, che mi teneva per mano?\u00a0Non accettai mai da loro una carezza.\u00a0Imparer\u00f2 che questi assassini anglosassoni si sarebbero differenziati dai tedeschi soltanto per un piccolo particolare peggiorativo: la pretesa di essere amati.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">LA GIBILTERRA ADRIATICA<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;enclave anglo-americana con comando inglese, succursale della T.L.T: (Territorio Libero di Trieste) di Pola era estesa per pochi chilometri quadrati.\u00a0I polesani separati dal resto dell&#8217; Istria\u00a0 si sentivano al sicuro, dei privilegiati.\u00a0Pola godeva di una posizione strategica nell&#8217; Adriatico in parte analoga a quella di Gibilterra.\u00a0I pi\u00f9 ottimisti tra i polesani pensavano che non sarebbe stato impossibile ottenere lo stesso \u201cstatus giuridico\u201d.\u00a0Se la Gran Bretagna avesse continuato ad assumere nei confronti di Tito l&#8217;atteggiamento fermo\u00a0 mantenuto nel corso di tre secoli\u00a0 con la Spagna, saremmo diventati cittadini britannici come i liguri impiantati a Gibilterra.\u00a0Il governo italiano ci considerava ormai perduti.\u00a0La madre patria ci ignorava.\u00a0Dopo questa iniziale illusione i polesani si resero conto di essere stati tagliati fuori dal mondo.\u00a0Pola non era una citt\u00e0 liberata ma, sottomessa ad una potenza che la utilizzava come altri suoi territori coloniali.\u00a0Gli inglesi, a Pola,\u00a0 erano dovunque con le loro interminabili file di camion, invadevano i locali pubblici e le case private, troppo spesso in stato di ubriachezza e a \u201cbarattare sesso\u201d con generi commestibili: caff\u00e8, zucchero, farina, ecc. che trafugavano dai loro immensi depositi.\u00a0Nel frattempo le trattative per la definizione dei confini tra l&#8217;Italia e la Jugoslavia andavano avanti.\u00a0Gli anglo- americani erano propensi inizialmente ad imporre un compromesso\u00a0 ai jugoslavi e ai russi: un confine che avrebbe conservato Pola all&#8217;Italia.\u00a0Alla met\u00e0 di maggio 1946 cadde anche questa illusione: l&#8217;intera Istria sarebbe stata ceduta alla Jugoslavia.\u00a0I cittadini polesani in massa rigettarono le decisioni della conferenza di Parigi.\u00a0Il 25 giugno venne proclamato lo sciopero generale.\u00a0Il 3 luglio si costitu\u00ec il \u201cComitato esodo di Pola\u201d.\u00a0Il 12 luglio inizi\u00f2 la raccolta delle dichiarazioni di coloro che intendevano abbandonare la citt\u00e0 in caso di sua cessione alla Jugoslavia.\u00a0Il 28 luglio, ad operazione conclusa, risult\u00f2 che il 90% dei cittadini polesani era a favore dell&#8217;Esodo.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">RINASCITA FASCISTA<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se nella primavera del 1945 Washington, Londra e Mosca avevano congelato la definizione della \u201cquestione giuliana\u201d le tensioni della guerra fredda la acceleleranno.\u00a0Nella primavera del 1946 i vertici alleati si resero conto di non essere in grado di rispondere efficacemente ad un eventuale attacco militare jugoslavo.\u00a0Lo avevo stabilito il generale statunitense William Morgan comandante supremo nel Mediterraneo.\u00a0Nella Venezia Giulia la tensione tra italiani e jugoslavi e la rinata aggressivit\u00e0 fascista italiana rendevano acuta la gestione del territorio.\u00a0A Trieste, il 20 giugno, tre bombe a mano colpirono il circolo U.A.I.S. (comunista) di via San Vito. Il 10 luglio una squadra neofascista attacc\u00f2 i membri di una organizzazione comunista.\u00a0Come risulta dai documenti desecretati a Londra, il 25 giugno, la sezione triestina dell&#8217;Associazione nazionale paracadutisti aveva accolto tra le sue fila un <em>numero considerevole <\/em>di ex militi della Decima Mas, risorta.\u00a0Il 25 luglio all&#8217;esterno della sinagoga di Trieste erano state collocate due bombe a mano.\u00a0Il 26 luglio erano state lanciate bombe a mano contro una tipografia comunista.\u00a0Il 30 luglio i documenti inglesi segnalarano di attivit\u00e0 paramilitari di gruppi anti comunisti coordinati dall&#8217;associazione Osoppo.\u00a0La serie di attentati fascisti continuarono ancora il 9 agosto, alla vigilia della strage di Vergarolla.\u00a0A circa un mese prima dell&#8217;eccidio, il 6 luglio 1946, come risulta dai documenti desecretati di Kew Gardens i servizi segreti inglesi indicarono ai loro uffici collegati i pi\u00f9 pericolosi agenti dell&#8217;O.Z.N.A (Servizi segreti jugoslavi) a Trieste.\u00a0Vengono cosi segnalati una certa Amelia Kovacich sorella di Kovacich Giuseppe, noto assassino ed ex sottufficiale della marina militare italiana e\u00a0 il marito della Kovacich , Bernardini da Imperia, gi\u00e0 ufficiale della marina militare repubblicana italiana.\u00a0Personaggi che compariranno nella strage di Vergarolla.\u00a0In questi atti \u00e8 evidente la gestione da parte del controspionaggio inglese nei territori occupati di \u201cuna strategia della tensione\u201d.\u00a0Non si spiegherebbe la tolleranza dell&#8217;amministrazione alleata di Trieste dal 1945 al 1953 nei confronti di gruppi consistenti paramilitari neofascisti che potevano operare indisturbati, n\u00e8 la manipolazione del Kovacich che si muoveva indisturbato tra la citt\u00e0 di Fiume e Trieste con le credenziali inglesi.\u00a0Per spiegare la rigidezza dei controlli ,al confine della TLT \u00e8 da tener presente la vicenda di Palmiro Togliatti in transito dall&#8217;Italia per la Jugoslavia.\u00a0Quando si present\u00f2 al posto di blocco inglese privo dei documenti formali richiesti dall&#8217;autorit\u00e0 alleata fu immediatamente arrestato e, soltanto successivamente fu rilasciato .\u00a0Se si considera che le notizie fornite da parte dei servizi segreti italiani agli inglesi\u00a0 provenivano dall&#8217;esterno,a Trieste, da parte del\u00a0 S.I.M. (Servizio militare italiano e dal \u201cbattaglione 808\u201d che dipendevano dal O.S.S. americano\u00a0\u00a0 che aveva riciclato Junio Borghese e gli uomini della Decima Mas nucleo fondamentale del Sifar e dell&#8217;associazione \u201cGladio\u201d, il quadro diventa torbido.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">LA STRAGE<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A ridosso della spiaggia di Vergarolla giaceva una trentina di mine di profondit\u00e0.\u00a0Gli artificieri del Comando Marina di Venezia <em>su richiesta dell&#8217;amministrazione militare inglese di Pola<\/em> le avevano disinescate sotto stretto controllo inglese nell&#8217;estate del 1945.\u00a0Il capitano Raiola afferm\u00f2 che era materialmente impossibile che si verificasse l&#8217;esplosione delle mine, spontaneamente, perch\u00e8 il tritolo contenuto sarebbe esploso solo con l&#8217;innesco di un detonatore specifico delle mine di profondit\u00e0, non di uno qualsiasi.\u00a0<em>L&#8217;autorit\u00e0 inglese aveva avuto tutto il tempo per rimuovere questi ordigni dal giugno 1945 all&#8217;agosto del 1946.\u00a0<\/em>Non soltanto.\u00a0Permetteva che venissero utilizzate come se fossero parte di un parco giochi.\u00a0Il professor Giuseppe Nider accorso subito dopo l&#8217;esplosione insieme ad un maggiore inglese del \u201cField security service\u201d, servizi di sicurezza e controspionaggio inglese, verific\u00f2 che oltre la pineta esistevano tracce di un apparecchiatura in grado di comandare a distanza lo scoppio.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">LO SDEGNO DI POLA<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Immediatamente dopo la strage l&#8217;opinione pubblica polesana aveva intuito il <em>coinvolgimento ingles<\/em>e nella\u00a0 strage.\u00a0Dall&#8217; Arena di Pola, giornale simbolo della citt\u00e0, del 19 agosto 1946 \u201c Ai capi responsabili ( inglesi) la citt\u00e0 grida: basta !\u00a0Il consiglio comunale \u201cInoltra una vibrante e indignata protesta al Comando Supremo Alleato nel Mediterraneo, all&#8217; ammiraglio Stone a Roma, al comando del tredicesimo Corpo al quale appartengono le truppe di stanza a Pola&#8230;&#8230; invitando le autorit\u00e0 del governo militare alleato a \u201cstabilire le responsabilit\u00e0 di questa ultima e pi\u00f9 grave sventura onde i colpevoli non si sottraggano alla giusta espiazione\u201d.\u00a0Il vescovo di Pola nell&#8217;omelia per i defunti \u201cScongiuro le autorit\u00e0 alleate che non permettano mai pi\u00f9 che si ripetano simili stragi\u201d. Stabilendo che <em>l&#8217;eccidio si era compiuto soltanto perch\u00e8 gli alleati lo avevano permesso. <\/em>Il governo italiano rimase inerte.\u00a0In termini di diritto internazionale l&#8217;amministrazione alleata a Pola aveva ricevuto dal Consiglio di Sicurezza dell&#8217; O.N.U. un \u201cmandato fiduciario internazionale di governo\u201d.\u00a0Tale \u201cstatus\u201d in base alla giurisprudenza consolidata dell&#8217;O.N.U. implica <em>l&#8217;obbligo da parte dell&#8217;autorit\u00e0 mandataria di salvaguardare i diritti civili e la sicurezza collettiva del territorio amministrato.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">PISTA JUGOSLAVA<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per decenni la pista jugoslava che portava alla strage fu l&#8217;unica battuta commettendo un errore storico che ha, in parte, compromesso la ricerca della verit\u00e0.\u00a0<em>Con questo non voglio sostenere che gli Jugoslavi non ne fossero capaci.\u00a0<\/em>A pi\u00f9 riprese, durante il periodo bellico e post-bellico, avevano dimostrato di essere privi di sensibilit\u00e0 etica.\u00a0Coloro che l&#8217;hanno sostenuta partivano dal principio che Vergarolla fosse un passaggio obbligato per l&#8217;operazione di pulizia etnica dell&#8217;elemento istro-veneto: l&#8217;etnia italiana, in blocco, andava cacciata per impedire il prevedibile suo revanscismo.\u00a0Una tesi mai dimostrata storicamente e contradetta dalla presenza attuale di una minoranza italiana in Istria che, comunque, fu intimidita e costretta a \u201c<em>rieducarsi<\/em>\u201d.\u00a0Inoltre sarebbe stato pi\u00f9 facile per i cosidetti \u201ctittini\u201dprocedere a una strage sul territorio istriano da loro controllato, a Rovigno o a Dignano in occasione di qualche celebrazione popolare.\u00a0Del resto Churchill aveva rilevato, ufficialmente, con una lettera inviata a Stalin a proposito della crisi di Trieste \u201cGreat cruelties have been inflicted by the Jugoslaves on the Italians in this part of the world\u201d (Enormi crudelt\u00e0 sono state inflitte dai jugoslavi nei confronti degli iitaliani, in questo territorio).\u00a0In una fase delicata delle trattative in ordine alla definizione dei confini alla Conferenza di Parigi, percorrere la strada delle stragi indiscriminate da parte del governo jugoslavo sarebbe stato una strategia suicida. Sarebbe venuta meno <em>la sua pretesa di annettere Trieste.\u00a0<\/em>Marta Verginella, docente di Storia del dicianovesimo secolo e Teoria della Storia all&#8217;universit\u00e0 di Lubiana, durante le sue ricerche ha parlato con diversi ex agenti dell&#8217;OZNA e tutti gli hanno confermato di aver ricevuto l&#8217;ordine di fare pressione su singoli individui o singole famiglie di italiani contrarie al regime perch\u00e8 se ne andassero ma, non hanno parlato di strategie dinamitarde\u00a0 indiscriminate.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">LA PISTA ITALIANA<\/p>\n<p>Non va dimenticata la pista italiana.\u00a0Alla luce della strategia della tensione che ha percorso la storia italiana negli ultimi decenni si potrebbe\u00a0 ipotizzare che Vergarolla sia stata il primo atto del connubio tra i servizi segreti italiani colonizzati da Washington e la destra italiana stragista.\u00a0La finalit\u00e0 sarebbe stata quella di convincere l&#8217;opinione pubblica occidentale che centinaia di migliaia di italiani erano a rischio nell&#8217;area giuliana ed impedire l&#8217;annessione dell&#8217;Istria alla Jugoslavia.\u00a0Dopo Vergarolla, Portella della Ginestra dove il bandito Giuliano utilizz\u00f2 le lancia-granate in dotazione della Decima Mas di Junio Valerio Borgese, cooptata dai servizi segreti statunitensi preoccupati dall&#8217;avanzata social-comunista in Italia, sulla base dell&#8217;ipotesi formulate dagli storici Giuseppe Casarrubea e Nicola Tranfaglia, sarebbe stata il secondo atto.\u00a0I \u201crapporti desecretati dell&#8217;OSS provano l&#8217;esistenza di un patto scellerato in Sicilia tra la cosidetta \u201cBanda Giuliano\u201d ed elementi gi\u00e0 nel fascismo di Sal\u00f2. (In primis la Decima Mas di Junio Valerio Borghese)\u201d. Da Edscuola, Dossier a cura del prof. Giuseppe Casarrubea.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">GLI ARCHIVI INGLESI<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel marzo 2008 , con un colpo di scena, gli archivi inglesi rivelano: la strage di Vergarolla fu voluta dagli agenti di Tito.\u00a0Questa verit\u00e0 \u00e8 contenuta nelle carte dei \u201cNational Archives\u201d di Kew Gardens.\u00a0In particolare, il documento datato 19 dicembre 1946 classificato come \u201cSabotage in Pola\u201d \u00e8 un informativa del SIM post bellico creato dalla OSS statunitense comandata dal colonello James Jesus Angleton.\u00a0Nel documento si segnala che uno dei sabotatori \u00e8 Giuseppe Kovacich agente dell&#8217;OSNA ed ex sottufficiale della marina italiana.\u00a0Finalmente.\u00a0Noi polesani e tutti coloro che avevano subito l&#8217;esilio anche se a distanza di tanti anni, troppi anni, avevamo ricevuto un risarcimento morale!\u00a0Forte di una credibilit\u00e0 usurpata Londra aveva per l&#8217;ennesima volta mentito.\u00a0Non si assumeva il merito delle individuazioni di queste spie. Lo attribuiva al SIM italiano (statunitense) che operava al di fuori di Trieste e dimostrava di essere pi\u00f9 informato di un potere, quello inglese, radicato nel territorio della T.L.T..\u00a0Giuseppe Kovacich come ben si ricorda era stato segnalato sempre dai documenti desecretati il 6 luglio 1946, 45 giorni prima della strage insieme alla sorella Amelia Kovacich e al cognato Bernardini di Imperia gi\u00e0 ufficiale della marina italiana con tanto di recapito a Trieste e a Fiume.\u00a0Era segnalata anche la\u00a0 macchina del Kovacich targata Susak che faceva la spola due-tre volte alla settimana tra Fiume e Trieste.\u00a0In quel periodo , nel territorio, le macchine private si contavano sulle dita di una mano.\u00a0Kovacich era, quindi, un notabile dotato di un particolare lascia-passare che gli permetteva di tramare a Trieste e poi a Pola.\u00a0Cosi nel dicembre 1946, dopo la strage e quattro mesi di ricerche simulate da parte degli inglesi, i servizi segreti italiani completamente assenti dai territori di Trieste e Pola segnalarono (senza fantasia) di nuovo il fantomatico \u201cKovacich\u201d.\u00a0Il governo inglese per chi non ha una memoria corta aveva dimostrato di essere profondamente colluso con quello jugoslavo.\u00a0Un anno prima alla fine di maggio del 1945 in Carinzia (Austria) aveva consegnato alle formazioni partigiane jugoslave ,migliaia di oppositori fascisti che si erano rifugiati nel territorio controllato dagli inglesi.\u00a0Probabilmente i consegnati erano dei criminali ma, avevano diritto a un processo individuale e regolare.\u00a0Gli inglesi rifiutarono questo elementare principio etico.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">OCCUPAZIONE INGLESE<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il comportamento inglese \u00e8 stato contradistinto nei secoli da un cinismo ed una ferocia molto lontani dalla generale convinzione di uno stato e un popolo basati sul rispetto delle altre realt\u00e0 nazionali.\u00a0Per chiarire storicamente le loro responsabilit\u00e0 va ricordato in questo ultimo secolo il genocidio dei Boeri giustificato dal ritrovamento in Sud Africa da parte di gruppi finanziari inglesi dei diamanti e dell&#8217;oro.\u00a0Secondo Bernard Lugarn professore di Storia dell&#8217;Africa all&#8217;universit\u00e0 di Lione\u00a0 \u201cAlla fine dell&#8217;anno 1901 la popolazione boera della repubblica del Nuovo Orange era di circa 250.000 individui.\u00a0Di questi 118.000 donne e bambini (gli uomini combattevano) insieme a 43.000 neri\u00a0\u00a0 che erano rimasti loro fedeli, furono internati.\u00a0Il tasso di mortalit\u00e0 raggiunse presso i Boeri proporzioni spaventose: il 35% degli adulti.\u00a0Nel solo campo di Kroonstad la mortalit\u00e0 infantile tocc\u00f2 l&#8217;87,8 %.\u00a0Sono cifre superiori a quelle dei campi di concentramento nazisti \u201c.\u00a0Una persecuzione plurisecolare e lo sfruttamento coloniale inglese dell&#8217;Irlanda avevano provocato tra il 1845 e il 1848 una carestia biblica e la riduzione del 30% della popolazione irlandese.\u00a0Tra il 1919 e il 1921 il governo inglese per impedire l&#8217;indipendenza irlandese\u00a0 si era macchiato di crimini di guerra che\u00a0 suscitarono orrore in tutto il mondo civile quando il popolo irlandese chiese l&#8217;indipendenza.\u00a0In sede di trattative di pace il governo inglese imped\u00ec il totale affrancamente irlandese creando il problema dell&#8217;Ulster, non ancora risolto.\u00a0Il 30 gennaio 1971 il governo inglese, a Belfast, non esit\u00f2 a sparare su una marcia pacifica cattolica: 14 morti e centinaia di feriti, inizio di una lunga e cruenta guerra civile, al momento congelata.\u00a0Nel dopoguerra, nel novembre 1947, gli inglesi impedirono lo sbarco \u201cdall&#8217;Exodus\u201d, piroscafo postale, partito da Livorno , in Palestina di 4.515 ebrei scampati dai campi di concentramento.\u00a0Il vecchio residuato che li trasportava fu speronato dalle cacciatorpediniere inglesi provocando vittime a bordo e\u00a0 il rischio di un affondamento che avrebbe provocato migliaia di vittime.\u00a0Dopo un lungo giro nel Mediterraneo questi disgraziati furono sbarcati in Germania, ad Amburgo e sistemati in un ex lager nazista.\u00a0Nell&#8217; agosto 1944\u00a0 Churchill aveva imposto a Stalin la formalizzazione della divisione dell&#8217;Europa, in aree di influenza.\u00a0Si riserv\u00f2 la totale influenza inglese sulla Grecia liberata dai nazi-fascisti.\u00a0L&#8217;8 dicembre 1944 ad Atene le truppe britanniche spararono su una marcia pacifica di protesta con decine di morti e centinaia di feriti.\u00a0L&#8217;operazione era stata studiata a tavolino da Churchill per provocare una guerra civile devastante e schiacciare il movimento comunista greco.\u00a0Il conflitto si prolung\u00f2 fino al 1949.\u00a0Nel febbraio 1947 (vedi la coincidenza con la partenza inglese da Pola) il governo britannico annunci\u00f2 che a causa della sua grave situazione finanziaria non era pi\u00f9 in grado di sostenere l&#8217;esercito monarchico greco.\u00a0Niente paura.\u00a0Ai britannici subentrarono gli statunitensi.\u00a0I comunisti greci furono definitivamente sconfitti e posti fuori legge.\u00a0Alla luce di questi eventi si potrebbero intuire le ragioni del comportamento inglese a Pola.\u00a0Il governo britannico incapace di sostenere le spese dell&#8217;occupazione militare avr\u00e0 trovato il modo\u00a0 per uscire di scena creando il \u201ccaos\u201d e indicando nella matrice jugoslava la chiave per individuare le responsabilit\u00e0 dell&#8217;eccidio.\u00a0Questo spiega anche\u00a0 la negligenza nel condurre le indagini.\u00a0\u201cIn Trieste e il confine orientale tra guerra e dopo guerra \u201c di Fabio Amodeo e Mario Jotta Cereghino pag. 89\u201d\u00a0\u201cIl\u00a0 G.M.A. (governo militare alleato ) fa il suo lavoro. Ma si capisce che vorrebbe durare il meno possibile, sia perch\u00e8 il \u201ccaso Trieste\u201d tiene impegnati migliaia di soldati e funzionari anglo-americani, sia perch\u00e8 il T.L.T. Rappresenta un colossale esborso di denaro per Londra e Washington\u201d<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">IL BORDELLO DIFFUSO<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Raul Pupo ottimo analista della questione giuliana nel \u201c Lungo Esodo\u201d spiega \u201cla decisione\u00a0 fu quella di partire (da parte dei polesani), ma i meccanismi che la produssero sono ancora, in parte, da indagare.\u00a0Per farlo le sole categorie della storia politica sono probabilmente insufficienti, perch\u00e8 vanno integrate da una molteplicit\u00e0 di altri fattori, anche di <em>natura psicologica<\/em> , che pesarono in quel <em>piccolo mondo chiuso ed assediato<\/em> che era la citt\u00e0 istriana tra il 1945 il 1947\u201d.\u00a0L&#8217;occupazione inglese e lo \u201cstatus\u201d di degrado della popolazione polesana furono la miscela che , aggiunta alla strage di Vergarolla provocheranno l&#8217;esodo disperato di trentamila polesani, costretti a sopravivere per quasi due anni in uno spazio ristretto, da stato di assedio, sottomessi ed inerti .\u00a0Un costo della vita che saliva costantemente a livelli inverosimili.\u00a0Pola,\u00a0 per loro era esclusivamente un \u201cmercato di sesso\u201d.\u00a0Ritengo che, per pudore, la letteratura polesana non abbia considerato questo turpe scambio.\u00a0In base al reso conto economico della zona A del T.L.T. Inviato a New York al Consiglio di Sicurezza al capitolo salute pubblica informa che a Trieste oltre ai bordelli \u201cle prostitute note alle autorit\u00e0 sono ben 946. E se consideriamo che molte possono essere sfuggite al censimento del G.M.A. siamo di fronte ad un piccolo esercito\u201d.\u00a0Pola non potr\u00e0 godere nel periodo &#8217;45-&#8217;47 dei vantaggi che Trieste a partire dal 1951 potr\u00e0 usufruire: il sostegno del piano Marshall e dell&#8217;assistenza finanziaria del governo italiano.\u00a0I polesani si sfameranno con gli avanzi di cucina: pezzi di pollo, burro rancido, pezzi di cioccolata, patate marce presenti nella cava della Fabbrica Cementi nel rione Baracche, alla periferia di Pola.\u00a0Una popolazione civile che subiva il degrado nel depredare le discariche.\u00a0Le famiglie, con un residuo di dignit\u00e0 incaricavano gli adolescenti ad individuare e a raccogliere le parti commestibili.\u00a0Lo scrittore Curzio Malaparte nella \u201cPelle\u201d ed Eduardo di Filippo in \u201c Napoli milionaria\u201d hanno descritto il degrado subito dai napoletani durante l&#8217;amministrazione militare alleata.\u00a0A Pola donne sole , vedove, orfane e tutte coloro che volevano sopravivere si prostituivano o venivano costrette a prostituirsi.\u00a0Noi bambini, molto spesso, venivamo utilizzati come \u201cruffiani\u201d\u00a0Tutta la famiglia era coinvolta.\u00a0In \u201cItaliano con la coda\u201d descrivo come fosse ancora florida, negli anni cinquanta , la prostituzione famigliare in un paese pugliese , risultato dell&#8217;occupazione militare anglo-americana.\u00a0Di fronte all&#8217;inedia e al degrado inconfessabile che intossicava e divorava l&#8217;anima collettiva l&#8217;andar via,\u00a0 l&#8217;andar verso occidente era l&#8217;unica prospettiva per risorgere per ricostruire la propria vita.\u00a0Un moto profondo che soltanto coloro che sono stati investiti da questa bufera, possono percepire.\u00a0Questo anelito, una volta in Italia, and\u00f2 in molti casi deluso.\u00a0Nei campi profughi sopratutto in quelli di Capua ed Aversa trasformati in lager, dopo il 1950 e fino ai primi anni degli anni sessanta la prostituzione polesana\u00a0 , vista la concorrenza esercitata dalle ungheresi fuggite in occasione dei moti del 1956 e, in attesa della libert\u00e0 capitalista, internate, si erano spostata a Napoli.\u00a0La scrittrice Nelida Milani\u00a0 rimasta a Pola racconta in \u201cBora\u201d le prime visite di parenti (triestini) da Trieste: zia Riccarda e suo figlio Marino.\u00a0La zia era sconvolta dalla prospettiva che il figlio , a Trieste, sposasse una profuga: \u201cAh , povera me! Sposa una puttana, una figlia di esuli di Umago, tutte queste esuli sono puttane\u201d.\u00a0Una giovane polesana\u00a0 aveva appena \u201cfatto sesso\u201d con un soldato inglese\u00a0 incontr\u00f2 una sua conoscente anziana che chiese alla giovane: \u201cCome te fa ad andar con lori\u201d. Al che \u201cCara la mia santola xe mejio gaverli sulla pansa che sora la testa\u201d alludendo ai bombardamenti inglesi e al corrispettivo che aveva con s\u00e8: caff\u00e8 e sigarette.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">LA CARLOTTA\u00a0 CORDAY \u00a0POLESANA<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il 13 luglio 1793 Carlotta Corday, francese, pugnal\u00f2 Marat mentre era nel bagno.\u00a0Condannata dal tribunale rivoluzionario fu ghigliottinata quattro giorni dopo , all&#8217;et\u00e0 di 25 anni.\u00a0Aveva vendicato i girondini: una corrente dei rivoluzionari francesi perseguitati dai radicali giacobini\u00a0 di Marat.\u00a0A giustificazione del suo folle gesto invocher\u00e0 la Patria \u201cO mia Patria! Le tue disgrazie mi spezzano il cuore non posso offrirti che la mia vita!\u201d.\u00a0Il 10 febbraio 1947 Maria Pasquinelli, trentaquattrenne, uccise il comandante inglese della guarnigione di Pola Robert de Winton.\u00a0Fu condannata a morte dal tribunale militare alleato.\u00a0La condanna fu commutata in ergastolo.\u00a0Successivamente dopo diciotto anni ottenne la grazia da parte del presidente della repubblica e nel 1965 fu liberata.\u00a0La giustificazione del delitto fu il proposito, uccidendo il generale, di colpire \u201cI Quattro Grandi i quali , alla conferenza di Parigi, in oltraggio ai sensi di giustizia , di umanit\u00e0 e di saggezza politica hanno deciso di strappare dal grembo materno le terre pi\u00f9 sacre all&#8217;Italia\u201d.\u00a0Secondo alcune versioni sarebbe stata coinvolta, nell&#8217;estate 1946, dagli ambienti stragisti italiani che avrebbero realizzato l&#8217;eccidio di Vergarolla.\u00a0Nutro nei confronti di questa povera sciagurata una grande piet\u00e0.\u00a0In Libia come crocerossina si era dedicata ai feriti e agli invalidi.\u00a0A Spalato aveva, fra l&#8217;altro, compiuto atti di grande \u201cpietas\u201d ricercando di scomparsi e ricomponendo salme.\u00a0A Pola nel 1946 aveva lavorato per il Comitato per l&#8217;esodo. Si sar\u00e0 resa conto del degrado delle famiglie e donne polesane.\u00a0Nel suo gesto di estremo e allucinato coraggio avr\u00e0 certamente pesato lo sdegno nei confronti dell&#8217;amministrazione militare inglese e della sciagurata gestione della nostra collettivit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">CONCLUSIONE<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A questo punto non rimane a noi sopravissuti che chiedere al governo italiano di intervenire sul governo britannico per conoscere\u00a0 finalmente l&#8217;esatta dinamica dei fatti che hanno portato all&#8217;eccidio di Vergarolla.\u00a0Se le autorit\u00e0 inglesi dovessero tacere il secondo interlocutore sar\u00e0 il Consiglio di Sicurezza dell&#8217;O.N.U..\u00a0Londra era tenuta a rendere conto al Consiglio di Sicurezza dell&#8217;O.N.U. come risulta dal documento desegretato ai Kew Gardens, del 30 settembre 1952 che contiene un resoconto economico annuale (dal 1\u00b0 gennaio al 31 dicembre 1951) stilato e controfirmato dalle due potenze alleate di occupazione.\u00a0Era questa la prassi dalla costituzione del T.L.T..\u00a0Si evince, in conclusione, che la strage di Vergarolla, in tempo di pace e, per questo in grado di scuotere l&#8217;opinione pubblica occidentale in un territorio gestito dal G.M.A. avr\u00e0 <em>obbligato le forze alleate ad indagare con meticolosit\u00e0 e a trasmettere al consiglio di sicurezza un documento formale\u00a0\u00a0 esauriente e particolareggiato in grado di soddisfare il consiglio. \u00a0<\/em><\/p>\n<p>Remo Calcich<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>LA STRAGE DI VERGAROLLA da \u201cItaliano con la coda\u201d di Remo Calcich, pag 73. 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