{"id":179,"date":"2016-02-04T09:29:47","date_gmt":"2016-02-04T08:29:47","guid":{"rendered":"http:\/\/www.remocalcich.it\/wordpress\/?p=179"},"modified":"2016-02-04T10:00:05","modified_gmt":"2016-02-04T09:00:05","slug":"esuli-in-puglia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.remocalcich.it\/wordpress\/esuli-in-puglia\/","title":{"rendered":"Esuli In Puglia"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\">ESODO<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">PROFUGHI MALEDETTI<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cIl profugo \u00e8 sospettato di inaffidabilit\u00e0 politica che mette in pericolo la sicurezza nazionale.<br \/>\nEgli deve affrontare tutti i pregiudizi contro gli stranieri, senza quella protezione che i normali stranieri possono richiedere al loro paese di origine, compensati solo dal fatto che il pregiudizio \u00e8 temperato dalla compassione suscitata dal loro particolare destino. Hope Simpson \u201cThe refugee problem\u201d, report of a survey, Oxford university 1939.<br \/>\nParole profetiche per coloro che nel secondo dopoguerra hanno subito questo \u201cstatus\u201d: una maledizione.<br \/>\nIn quel periodo, in un momento in cui si assiste alla riaffermazione dei valori della nazione il profugo suscita diffidenza e forti perplessit\u00e0.<br \/>\nE&#8217; colui che allontanandosi e rinunciando alla Patria \u00e8 da considerarsi un appestato che va emarginato.<br \/>\nLa sindrome dell&#8217;esodo si prolunga nel tempo.<br \/>\nNella fase iniziale si va dalla perdita della terra, all&#8217;identit\u00e0 e alla lingua.<br \/>\nIl distacco fisico dei propri morti e l&#8217;oblio che ne deriva accelera nell&#8217;esule la perdita di equilibri , di protezione , della possibilit\u00e0 di confidarsi e, in ultima analisi, della memoria.<br \/>\nAnche quando infine riesce a rifarsi, col tempo, una vita, una patria e un ulteriore identit\u00e0 non pu\u00f2 sfuggire al trauma del distacco.<br \/>\nConfesso che il ricordo pi\u00f9 indelebile della mia vita \u00e8 legato a quella fuga , in un pomeriggio nevoso, da Pola e i giorni precedenti e quelli successivi.<br \/>\nSono convinto che tutto questo \u00e8 la chiave per capire le ansie , le cadute, le scelte della mia vita.<br \/>\nSi insinua nell&#8217; immaginario l&#8217;idea che, in qualsiasi momento, il destino possa separarlo da tutto il suo mondo.<br \/>\nImpara cosi a considerarlo man mano che lo ricostruisce , provvisorio.<br \/>\nLa prima condizione del profugo fu quella di essere segregato.<br \/>\nHanna Arendt descrive in \u201cNoi profughi\u201d questo status: \u201cSembra che nessuno voglia riconoscere<br \/>\nche la storia contemporanea ha creato un nuovo genere di esseri umani: quelli che son stati messi nei campi di concentramento dai loro nemici e nei campi di internamenti dai loro amici\u201d.<br \/>\nIn molti casi i campi di concentramento si trasformarono in campi profughi.<br \/>\nLa volont\u00e0 del profugo di inserimento viene vista come una pretesa inaccettabile perch\u00e9 ottenuta a scapito del cittadino inserito che lo vede molto spesso come un usurpatore del suo posto di lavoro.<br \/>\nL&#8217;unico imperativo per il profugo \u00e8 il tentativo di mimetizzarsi e dimostrare un totale conformismo filo governativo.<br \/>\nDaniele Ceschin autore di \u201cEsuli di Caporetto &#8211; profughi in Italia durante la Grande Guerra\u201d pone in evidenza l&#8217;odissea dei profughi vittime della rotta di Caporetto.<br \/>\nSeicentomila civili, donne vecchi e bambini nell&#8217;ottobre 1917 furono costretti ad abbandonare Udine, Venezia e la provincia di Treviso.<br \/>\nI fuggiaschi di pura etnia italiana, \u201cregnicoli\u201d dal 1866, erano il segno tangibile di una guerra \u201cquasi persa\u201d.<br \/>\nIl regio esercito con la sua propaganda aveva alimentato panico e confusione sostenendo che l&#8217;esercito austriaco che straripava nel Nordest era composto da etnie barbare, da turchi, slavi, bulgari, assetati di sangue ed autori comprovati di violenze di massa.<br \/>\nI profughi furono sventagliati sul tutto il territorio nazionale e subirono in molti casi l&#8217;ostracismo da parte delle popolazioni locali.<br \/>\nIl governo Orlando diffid\u00f2 sempre del patriottismo delle popolazioni del Nordest al punto di accusare i bambini dei rifugiati di aver fornito indicazioni al nemico.<br \/>\nSuccessivamente, a conclusione della Grande Guerra, l&#8217;Italia che si considerava uno stato nazionalmente compatto neg\u00f2 la sostanza plurietnica giuliana incomprensibile e pericolosa perch\u00e9 meticcia.<br \/>\nAlla ricerca dei cosidetti confini naturali ritenne il Nordest soltanto un area strategica.<br \/>\nComp\u00ec lo sbaglio di negare al territorio il minimo di autonomia e consider\u00f2 le popolazioni autoctone sospette per la loro cultura mitteleuropea.<br \/>\nIl mio patrigno, militare di carriera, pur appartenente all&#8217;area liberale giolittiana, nonostante esperienze durature all&#8217;estero, non si sottrasse a questa tendenza razzista.<br \/>\nNel libro dedicato a mia madre confrontando il mondo istriano con quello italiano non esit\u00f2 a<br \/>\nsentenziare: \u201cDa noi il vincolo famigliare, anche e pi\u00f9 nel popolo minuto, \u00e8 molto pi\u00f9 profondo e duraturo&#8230;. In Istria quando i figli, sia maschi che femmine, raggiungono un et\u00e0 dai 16 ai 20 anni, se lavorano e rendono sono bene accetti in famiglia, altrimenti i genitori cercano di disfarsene\u201d.<br \/>\nDefinisce, inoltre, gli istriani dediti esclusivamente al vino e al libertinaggio.<br \/>\nA dimostrazione di questa tendenza discriminatoria, nel 1949, a due anni dalla prima grande ondata di profughi, il ministro degli interni siciliano Scelba dispose che a tutti i profughi giuliani che chiedevano il rinnovo delle carte d&#8217;identit\u00e0 venissero prese le impronte digitali in sintonia con la diceria popolare che ci definiva \u201cbanditi giuliani\u201d, parenti stretti del siculo bandito Giuliano pericolo pubblico nazionale numero uno.<br \/>\nIl Vaticano, su sollecitazione dell&#8217;alto clero istriano obbligato a subire questo oltraggio, protest\u00f2 contro questa imposizione.<br \/>\nScelba, da buon clericofascista, revoc\u00f2 il provvedimento.<br \/>\nRimase il ricordo dell&#8217;offesa.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">IL DRAMMA DELLA DISPERSIONE<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Indro Montanelli sul \u201cCorriere della Sera\u201d aveva intuito che la nostra fuga da Pola era l&#8217;urlo di una popolazione che non voleva rinunciare alla sua identit\u00e0 istriana: \u201cNon vogliono (gli istriani) che i loro figli nascano lombardi o pugliesi o piemontesi\u201d.<br \/>\nIl giornalista non aveva dubbi che il governo italiano si sarebbe comportato con buon senso impedendo la dispersione e la profonda mutazione antropologica che avrebbe subito il nostro popolo.<br \/>\nIl progetto di Antonio di Berti, deputato antifascista polesano, pianificato da ingegneri e urbanisti e caldeggiato dagli alleati prevedeva la concentrazione della comunit\u00e0 esodata a distanza di sicurezza dal confine italo-ugoslavo, nel Gargano, in Sardegna o nel Lazio (a Castelporziano).<br \/>\nLa proposta fu respinta da De Gasperi, uomo di centro destra.<br \/>\nGli istriani andarono dispersi non soltanto in Italia, ma in Australia, in Canada, in Argentina.<br \/>\nLa loro diaspora doveva risultare completa .<br \/>\nSar\u00e0 la disperata volont\u00e0 di non perdere l&#8217;identit\u00e0 che porter\u00e0, con evidente disagio, molti di loro a ritornare in brevi, fugaci e dolorosi soggiorni.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">L&#8217;ESILIO<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La nostra terra d&#8217;esilio fu la Puglia.<br \/>\nNel 1947 eravamo parcheggiati a Brindisi, Batteria Brin, una zona allora completamente disabitata, in un deserto ricoperto da residuati bellici, aspettando la nostra sistemazione definitiva.<br \/>\nIl nostro gruppo completamente isolato, per sopravvivere era costretto a percorrere a piedi , con qualsiasi tempo, quasi trenta chilometri in andata e ritorno verso gli uffici comunali brindisini per elemosinare il sussidio della sopravivenza , a differenza di altri profughi sistemati in citt\u00e0 o nella periferia che godevano di un assistenza diretta anche se limitata.<br \/>\nImpiegavamo mattinate intere all&#8217;E.C.A. (Ente comunale di assistenza) .<br \/>\nNella seconda met\u00e0 degli anni quaranta questi uffici dovevano lenire, con a disposizione poche risorse, povert\u00e0 estreme.<br \/>\nDipendevamo completamente da queste entit\u00e0 preposte a fronteggiare il fluire continuo e massiccio di sbandati: reduci, prigionieri e repubblichini (ex combattenti della repubblica di Sal\u00f2) che nell&#8217;impossibilit\u00e0 di emigrare all&#8217;estero si rifugiarono in Puglia per non subire le rappresaglie del dopoguerra nelle regioni italiane dove era stata pi\u00f9 consistente la Resistenza.<br \/>\nLe mense collettive istituite nelle scuole, nelle parrocchie e, quando il tempo lo permetteva all&#8217;aperto, provvedevano a sfamare migliaia di miserabili.<br \/>\nRicordo che, in queste occasioni, mangiavamo con piatti e posate fissate ai tavoli con piccole e corte catene, per evitare il trafugamento.<br \/>\nIl cibo proveniente dai depositi degli alleati , molto spesso, era avariato.<br \/>\nNe fui vittima alla fine del 1948, in terza elementare, rimanendo intossicato alla mensa scolastica.<br \/>\nI medici diagnosticarono che il responsabile della lavanda gastrica che subii era stato il salmone in scatola.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">PICCOLO ZINGARO<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Eravamo riusciti, per accorciare il percorso e raggiungere Brindisi, ad usufruire del passaggio di un rimorchiatore della marina militare usato dalle famiglie di sottufficiali a presidio delle strutture militari, fuori dal porto.<br \/>\nLa guerra perduta aveva non soltanto ridotto i ranghi della marina italiana, ma aveva declassato il prestigio dei suoi componenti e delle loro famiglie avulse volutamente dalla popolazione<br \/>\nbrindisina che evitavano.<br \/>\nQuando noi profughi ci imbarcavamo, ci posizionavamo nella parte opposta di questi gruppi famigliari decisi a rifiutare qualsiasi contatto.<br \/>\nCapit\u00f2 che nel momento dello sbarco uno di questi bambini aveva dimenticato su un parapetto un pezzo di pane in parte consumato.<br \/>\nIn preda ad una fame perenne mi ero fiondato per recuperare quanto era rimasto del panino.<br \/>\nLa genitrice del piccolo frugolo fu pi\u00f9 svelta di me.<br \/>\nSi accorse della situazione e con una mano afferr\u00f2 il pane e con l&#8217;altra mi respinse urlandomi \u201csporco zingaro\u201d.<br \/>\nIl popolo brindisino non ci respinse e fu in grado di provare compassione nei nostri confronti, nonostante fosse ridotto all&#8217;estremo.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">PUGLIA TERRA DELL&#8217;ACCOGLIENZA<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella primavera del 1943 il nome di Stalingrado fu una parola magica anche in Puglia, sinonimo di una liberazione che sarebbe venuta da oriente, da un condottiero del popolo, Stalin.<br \/>\nDa \u201cI compagni\u201d di Enzo Rava: \u201cAvevamo una grande carta d&#8217;Europa, hanno raccontato il pastore Giovanni Falcone e il contadino Antonio Gorgolione, pugliesi, e studiavamo, studiavamo come potevano fare i compagni dell&#8217;Armata rossa per venirci a liberare.<br \/>\nDa Mosca vanno a Kiev&#8230; liberano l&#8217;Ungheria&#8230; entrano in Jugoslavia, attraversano anche loro la Drava, la Sava, risalgono la Bosnia fino a Sarajevo poi la Drina fin nel Montenegro, arrivano a Cattaro&#8230; attraversano l&#8217;Adriatico, sbarcano a Manfredonia e in mezz&#8217;ora sono a San Giovanni Rotondo\u201d.<br \/>\nLa liberazione venne dal sud, dalla Sicilia e fu \u201ca stelle e strisce\u201d.<br \/>\nDur\u00f2 un giorno.<br \/>\nPoi fu l&#8217;occupazione predatoria che decret\u00f2 l&#8217;inferno per le popolazioni pugliesi.<br \/>\nIl governo \u201cfantoccio\u201d italiano disprezzato dagli alleati e costituito dal re e da una ciurma di ministri fascisti disertori deteneva un potere nominale su quattro province pugliesi: Bari, Brindisi, Taranto e Lecce.<br \/>\nIl sergente italoamericano aveva pi\u00f9 potere di un ministro del governo regio.<br \/>\nSi atteggiava a cugino siciliano perch\u00e9 utilizzava parole come \u201ca&#8217; femmina \u201c (una donna) oppure \u201c\u00f9 cristianu\u201d (una persona) per rendere meno ostile la divisa kaki che indossava.<br \/>\nA questa familiarit\u00e0 iniziale subentrava il tono sprezzante e duro e utilizzava l&#8217;inglese perch\u00e9 fosse chiaro che considerava i suoi veri compatrioti coloro che appartenevano alla classe dei vincitori.<br \/>\nAlcuni storici, anche di provenienza statunitense, attribuiscono l&#8217;atteggiamento illiberale dei \u201ccos\u00ec detti alleati\u201d all&#8217;ignoranza delle cose d&#8217;Italia.<br \/>\nL&#8217;amministrazione alleata fu abile nel trovare un sistema molto ingegnoso e semplice per ricollocare i mafiosi italoamericani di \u201cCosa nostra\u201d gi\u00e0 detenuti nelle galere statunitensi.<br \/>\nNon soltanto li trasformarono in podest\u00e0 (sindaci) dei paesi occupati ma, affidando loro il potere reale, inquinarono in modo irreversibile la vita economica e sociale meridionale.<br \/>\nIl governo americano si rese responsabile di una clamorosa truffa ai danni della popolazione creando le AMlire.<br \/>\nDopo alcuni mesi dall&#8217;occupazione alla fine del 1943, emisero diciotto miliardi di AMlire pari all&#8217;intera massa monetaria gi\u00e0 esistente nel territorio meridionale.<br \/>\nTale misura cre\u00f2 un inflazione spaventosa che provoc\u00f2 la rarefazione della produzione e la \u201cborsa nera\u201d.<br \/>\nQuesto caos economico determin\u00f2 il fermo totale della produzione, l&#8217;aumento esponenziale dei disoccupati, l&#8217;impoverimento e il tracollo del gettito fiscale.<br \/>\nIl disavanzo statale sal\u00ec alle stelle.<br \/>\nIn termini strettamente economici si tratt\u00f2 di un \u201cprelievo forzoso\u201d a favore delle forze di occupazione. Che non esitarono, al momento del ritiro di dichiarare le Amlire \u201ccarta straccia\u201d.<br \/>\nIl sud mantenne l&#8217;esercito alleato.<br \/>\nL&#8217;aiuto statunitense in termini di prodotti alimentari, tanto \u201cstrombazzato\u201d dai loro media, fu gestito dai canali mafiosi che affiancavano il potere militare americano.<br \/>\nFu completamente inadeguato e tale da non aver impedito che l&#8217;apporto giornaliero di calorie a persona, in Puglia, passasse dalle 2.000 del 1943 alle 1006 della met\u00e0 del 1944.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">DEVASTAZIONE MORALE<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La presenza per un biennio di centinaia di migliaia di soldati non utilizzati dagli stati maggiori alleati nelle operazioni belliche, che si erano spostate nel centro Italia sulla linea gotica, sconvolse la societ\u00e0 pugliese.<br \/>\nSoldati di diverse nazionalit\u00e0, molto spesso non inquadrati, manifestarono avversione e vandalismo nei confronti della popolazione civile pugliese.<br \/>\nNon soltanto a Brindisi e a Taranto le truppe francomarocchine, rese tristemente famose dal film di De Sica \u201cLa ciociara\u201d, ma anche i \u201ccivili\u201d soldati inglesi perennemente ubriachi, e i soldati polacchi che nelle Murge baresi impiegavano il loro tempo, nel 1945 e 46, ad assaltare le sedi dei partiti di sinistra e le camere del lavoro, costituirono per la popolazione una fonte di strazio, come risulta dalle relazioni dei carabinieri e della questura dal 1944 al 1948 in Asba, Prefettura di Bari gabinetto III vers.<br \/>\nMa non si trattava dell&#8217;unica piaga sociale.<br \/>\nUn problema enorme fu costituito dalla delinquenza minorile.<br \/>\nIl dopoguerra aveva creato in Puglia centinaia di migliaia di bambini ed adolescenti allo sbando, affamati, cenciosi e organizzati in bande capaci di attaccare i camion militari che trasportavano derrate alimentari, come risulta dalla \u201cedizione padri rogazionisti 1996\u201d che descrive la nascita del \u201cVillaggio del fanciullo\u201d creato per assistere questi minori allo sbando .<br \/>\nNon ho trovato fonti che lo provano, ma ho il timore, come del resto avviene attualmente in Brasile nelle \u201cfavelas di Rio\u201d, che si sia provveduto, in molti casi, all&#8217;eliminazione di questi \u201cmeni\u00f1os de rua\u201d.<br \/>\nL&#8217;onda lunga di questa tragedia minorile l&#8217;ho vissuta.<br \/>\nNelle scuole medie di Brindisi i due terzi dei miei compagni e compagne di scuola avevano vissuto, da adolescenti, la degenerazione morale creata dall&#8217;occupazione militare alleata.<br \/>\nAlcune compagne di scuola procaci e babyprostitute nelle pause delle lezioni erano felici di provvedere alla nostra istruzione sessuale mediante striptease ed accoppiamenti acrobatici con i compagni della loro et\u00e0.<br \/>\nQueste manifestazioni estemporanee non mi scandalizzavano.<br \/>\nLa guerra e la promiscuit\u00e0 che ne derivava mi avevano gi\u00e0 aperto gli occhi.<br \/>\nDai documenti delle prefetture pugliesi del periodo postbellico risulta l&#8217;impotenza ad affrontare il dilagare della prostituzione e l&#8217;esplosione della diffusione della lue (sifilide).<br \/>\nTra la varia documentazione: M. Magno \u201c la Puglia tra lotte e repressioni 1944-1967\u201d.<br \/>\nLa miseria offriva all&#8217;alleato, che pagava con le AMlire, legioni di donne appartenenti persino al ceto medioalto come risulta dalle relazioni redatte dalle autorit\u00e0 locali.<br \/>\nLe strade erano affollate notte e giorno da una soldataglia accompagnata da una squallida compagnia di prostitute.<br \/>\nUn postribolo a cielo aperto.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">KASBAH<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A Brindisi, a una cinquantina di metri dalla mia abitazione, alla fine degli anni quaranta esisteva una \u201ckasbah\u201d, un agglomerato di decine di tuguri a cui si accedeva da una piccola porta vietata agli estranei: un misto di \u201cbasso napoletano\u201d e di \u201cvicinato materano\u201d.<br \/>\nUn formicaio umano con vicoli stretti e impenetrabili.<br \/>\nI bambini non frequentavano la scuola.<br \/>\nLe autorit\u00e0 e gli assistenti sociali non osavano penetrare in questi spazi.<br \/>\nTubercolosi, meningite, peritonite, e denutrizione falcidiavano i pi\u00f9 giovani.<br \/>\nHo visto tante piccole bare bianche che fuoriuscivano da quella porta maledetta.<br \/>\nL&#8217;Italia con la Resistenza aveva espresso un ansia di rinnovamento.<br \/>\nAveva coinvolto politicamente non soltanto gli uomini e le donne delle formazioni armate, ma anche i contadini del territorio che li avevano nutriti e il clero che li aveva nascosti.<br \/>\nQuesti idealisti erano convinti che fosse passato il tempo dei privilegi e della corruzione e dell&#8217;Italia impantanata nel trasformismo politico.<br \/>\nRimasero delusi.<br \/>\nPrese il potere l&#8217;Italia che durante la guerra si era limitata a guardare e che nel dopoguerra rifiut\u00f2 di rendersi conto di quanto era accaduto e non si sent\u00ec pronta a rimuovere gli scompensi atavici.<br \/>\nQuesto stato d&#8217;animo diede luogo ad un movimento politico reazionario: il qualunquismo.<br \/>\nLa democrazia cristiana, e poi il \u201cberlusconismo\u201d, furono gli strumenti storici di un Italia amante del quieto vivere e per questo, rinunciando al rinnovamento, fu complice, sotto l&#8217;ombrello atlantico, della conservazione e del privilegio.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">IL SOGNO CONTADINO<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quando nell&#8217;autunno del 1944 il fronte si era spostato oltre Firenze sulla \u201clinea gotica\u201d il governo italiano incluse i partiti della resistenza nel governo compreso Togliatti e il partito comunista.<br \/>\nIl ministro dell&#8217;agricoltura Fausto Gullo elabor\u00f2 una legislazione in grado di spezzare lo squilibrio esistente nelle campagne meridionali.<br \/>\nQuesta legislazione , secondo gli esperti agrari progressisti sarebbe stata in grado di rimediare al \u201cvulnus\u201d provocato, nel 1860, dall&#8217;annessione violenta del meridione e dalle successive massicce emigrazioni.<br \/>\nLa riforma dei patti agrari prevedeva:<br \/>\n&#8211; la garanzia al contadino del 50% della produzione che andava divisa con l&#8217;agrario;<br \/>\n&#8211; la concessione alle cooperative agricole di produzione del permesso di occupare terreni incolti o malcoltivati ;<br \/>\n&#8211; un indennizzo ai contadini per incoraggiarli a consegnare i loro prodotti ai magazzini statali;<br \/>\n&#8211; la proroga di tutti i patti agrari per impedire ai proprietari di espellere i loro fittavoli;<br \/>\n&#8211; la proibizione di ogni intermediazione esterna tra i contadini e i proprietari.<br \/>\nSarebbe stato il colpo definitivo al \u201ccaporalato\u201d tuttora imperante!<br \/>\nQuesta legislazione avrebbe posto finalmente lo Stato accanto ai contadini meridionali.<br \/>\nLa C.G.I.L., sindacato unitario guidato da Luigi Di Vittorio, si poneva come interlocutore per regolamentare la questione agraria mediante l&#8217;imponibile di manodopera che avrebbe obbligato l&#8217;agrario all&#8217;assunzione di un certo numero di braccianti proporzionale all&#8217;estensione della propriet\u00e0 e un reclutamento di lavoratori tratto dalle liste ufficiali dei disoccupati gestite dai sindacati.<br \/>\nEra troppo.<br \/>\nDopo l&#8217;espulsione del partito comunista dal governo, gli agrari sostenuti dal nuovo ministro dell&#8217;agricoltura, Antonio Segni, ricco proprietario terriero sardo, reagirono a queste riforme.<br \/>\nIl ministro cancell\u00f2 completamente le conquiste dei contadini meridionali.<br \/>\nIl mondo contadino fu terrorizzato con la strage di Portella della Ginestra, in Sicilia, il 1\u00b0 maggio 1946 e con l&#8217;eccidio di Melissa, quando il 28 ottobre 1946, la polizia intervenne in occasione di una manifestazione contadina pacifica e provoc\u00f2 numerosi morti e feriti.<br \/>\nLe classi emarginate non capirono il nuovo clima e reagirono.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">GUERRA CONTADINA<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I primi conati di ribellione, in Puglia, si verificarono a partire dalla fine del 1943, ad armistizio concluso.<br \/>\nIl 29 dicembre 1943 a San Michele Salentino i contadini non si limitarono a rivendicare riforme economiche, ma si mossero per un cambiamento radicale dei rapporti agrari.<br \/>\nDopo aver posto barricate all&#8217;entrata del paese iniziarono la rivolta al grido di \u201cViva il comunismo\u201d.<br \/>\nI \u201cbanditi cafoni\u201d incendiarono il municipio e i palazzi delle istituzioni impegnando i carabinieri in conflitti a fuoco.<br \/>\nCon l&#8217;estromissione delle sinistre dal governo nel 1947, il ministro degli interni Mario Scelba diede allo Stato una svolta definitivamente autoritaria.<br \/>\nLa polizia e i carabinieri espulsero dai loro ranghi tutti gli ex partigiani e, come sostiene Paul Ginzburg, in \u201cStoria d&#8217;Italia dal dopoguerra ad oggi\u201d, furono incoraggiati dal potere centrale ad intervenire con forza e brutalit\u00e0 contro tutte le manifestazioni operaie e contadine.<br \/>\nIn perfetto \u201cmaccartismo\u201d il ministero degli interni cre\u00f2 nell&#8217;industria di stato un clima di terrore.<br \/>\nAlla fine degli anni Cinquanta furono espulsi dall&#8217;arsenale e dal cantiere navale di Taranto centinaia di dipendenti attivisti o simpatizzanti della sinistra, socialisti e comunisti.<br \/>\nDue fratelli del mio patrigno subirono questa epurazione.<br \/>\nCi si avvi\u00f2 verso uno stato poliziesco.<br \/>\nI limiti di tolleranza furono strettissimi .<br \/>\nLa \u201cCelere\u201d inventata dal ex ministro degli interni, Romita, divenne con Scelba lo strumento pi\u00f9 idoneo di questa politica autoritaria.<br \/>\nLa Repubblica si dot\u00f2 di un vero e proprio esercito di 250.000 uomini, formato da 70.000 poliziotti, di cui 40.000 in stato di perenne mobilitazione, da 180.000 carabinieri e da guardie di finanza.<br \/>\nUna forza ritenuta idonea per fronteggiare una potenziale guerra civile.<br \/>\nIl regime fascista, perfetto nella repressione, si era limitato a gestire 190.000 uomini!<br \/>\nLe unit\u00e0 celeri del dopoguerra furono interamente motorizzate e consentirono interventi immediati.<br \/>\nIl loro armamento era pari a quello in dotazione ai reparti di \u201c\u00e9lite\u201d dell&#8217;esercito statunitense.<br \/>\nNel novembre 1947 la pesante situazione sociale provoc\u00f2 la ribellione di un centro importante come Cerignola (Foggia).<br \/>\nLa polizia di Mario Scelba pose l&#8217;assedio alla citt\u00e0 che si concluse con morti e feriti.<br \/>\nIl 18 novembre, a seguito dello sciopero generale che ne segu\u00ec, i tumulti si estesero a Trani e a Corato.<br \/>\nIl 20 novembre presero fuoco Campi Salentina e Gravina; il 21 squadre fasciste finanziate dagli agrari attaccarono a Bitonto, con bombe a mano, gruppi di lavoratori.<br \/>\nIl 7 gennaio 1948 mezzi corazzati e blindati assediarono Gravina.<br \/>\nIl 9 febbraio squadre fasciste con l&#8217;appoggio della polizia uccisero a San Ferdinando cinque lavoratori e ne ferirono decine.<br \/>\nIl ministro dell&#8217;interno militarizz\u00f2 l&#8217;intera Puglia procedendo l&#8217; 8 marzo 1948 a rastrellamenti di tipo nazista.<br \/>\nLa polizia oper\u00f2 sopratutto a Corato, ad Altamura, Bitonto, Gioa del Colle, Trani, in pratica in tutta la Murgia.<br \/>\nL&#8217;11 marzo i rastrellamenti investirono l&#8217;intera provincia di Foggia da Cerignola a San Severo, da Manfredonia a San Giovanni Rotondo.<br \/>\nL&#8217;11 aprile a Lizzanello ci furono morti e feriti.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">LA RIVOLTA DI ANDRIA<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il 7 marzo 1946, Andria, grosso centro situato nell&#8217;entroterra barese, insorse e si batt\u00e8 contro gli agrari perfettamente armati barricati nelle loro residenze, con la polizia che circondava la citt\u00e0.<br \/>\nIl risultato fu di numerosi morti e centinaia di feriti.<br \/>\nGli agrari non si limitarono a sparare ma assediarono la Camera del lavoro.<br \/>\nIl loro obbiettivo era la cattura di Giuseppe Di Vittorio, ex bracciante di Cerignola, ed esponente di spicco della sinistra.<br \/>\nI contadini e i braccianti sequestrarono i latifondisti e lapidarono i capi delle squadre fasciste che erano riusciti a catturare.<br \/>\nI funzionari dell&#8217;amministrazione statale vennero denudati e trasportati nelle carriole.<br \/>\nI militari del battaglione San Marco procedettero ai rastrellamenti dei proletari in rivolta, ma si ritrovarono contro le madri, le mogli e le sorelle dei contadini trucidati: popolane che manifestarono una violenza inaudita.<br \/>\nIn questo contesto furono uccise le due sorelle Porro.<br \/>\nPrima che iniziasse la rivolta, i maschi e i servitori della famiglia Porro avevano sparato dal loro palazzo gentilizio sulla folla disarmata e ammassata nella piazza del municipio.<br \/>\nDi fronte alla controffensiva dei contadini fuggirono e lasciarono sole, in balia della furia popolare, due attempate signorine dedite alla preghiera e al ricamo.<br \/>\nDopo la rivolta migliaia di contadini furono arrestati.<br \/>\nAl processo che ne segui furono condannati 130 imputati.<br \/>\nNegli anni l&#8217;episodio fu dimenticato.<br \/>\nNon ci furono in \u201cterra di Bari\u201d intellettuali impegnati ad analizzare e a diffondere lo stato di questo profondo disagio sociale.<br \/>\nIl 14 luglio 1948 Palmiro Togliatti fu ferito gravemente da un studente fascista.<br \/>\nL&#8217;apparato dello stato represse duramente lo sciopero inteso come insurrezione generale.<br \/>\nLa carica di rivolta espressa dai contadini non si plac\u00f2.<br \/>\nDal 1955 inizi\u00f2 con l&#8217;emigrazione lo svuotamento delle campagne pugliesi.<br \/>\nLa destinazione fu il nord : nel triangolo industriale e in citt\u00e0 come Bergamo, Brescia, Varese, Padova ecc..<br \/>\nFurono i figli dei \u201ccafoni\u201d che , nell&#8217;incontro con gli operai settentrionali e i valori della Resistenza portarono nelle agitazioni operaie la loro insoddisfazione al \u201cregime di apartheid\u201d che riservava loro la societ\u00e0 settentrionale e la determinazione ereditata delle lotte contadine dei loro padri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">IL TRENO DELLA FELICITA&#8217;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il 29 novembre 1949 la Celere si accan\u00ec contro un piccolo paese dell&#8217;appennino dauno, Torremaggiore.<br \/>\nUndici anni dopo a Bari al convitto dell&#8217;universit\u00e0 che ospitava noi borsisti, un mio amico, Federico di Castro, nativo di questo paese, mi raccont\u00f2 come la sua infanzia fosse stata segnata dalla brutalit\u00e0 poliziesca.<br \/>\nVide morire due suoi zii e lui stesso fu ferito.<br \/>\nLa colpa della sua famiglia era stata quella di aver osato coltivare terre incolte.<br \/>\nDopo la strage i celerini procedettero di notte e \u201ccasa per casa\u201d all&#8217;arresto di quasi tutta la popolazione di et\u00e0 superiore ai tredici anni, comprese le donne.<br \/>\nNon furono colpite le famiglie degli agrari e dei cosidetti \u201cgalantuomini\u201d organici ai primi.<br \/>\nIl mio amico fu uno delle centinaia di orfani creati dagli arresti di massa<br \/>\nSi mobilit\u00f2 l&#8217;U.D.I. (Unione Donne Italiane), composta in prevalenza da donne comuniste.<br \/>\nCon fantasia, capacit\u00e0 organizzativa e determinazione intuirono il dramma di queste popolazioni e salvarono, nella seconda meta degli anni quaranta, 70.000 bambini destinati a perire.<br \/>\nQuesti bambini provenivano sopratutto dalla Campania e dalla Puglia .<br \/>\nFurono sfamati, vestiti, educati ed amati, inizialmente dalle famiglie contadine comuniste del mantovano, dell&#8217;Emilia, della Romagna e delle Marche.<br \/>\nIn questa gara di solidariet\u00e0 che coinvolgeva l&#8217;intero territorio ospitante si unirono anche famiglie non comuniste.<br \/>\nLa mobilitazione serv\u00ec per dare a questi poveri esseri spauriti, cibo ed assistenza.<br \/>\nI parroci e gli attivisti cattolici dei loro paesi di provenienza avevano tentato di indurli a desistere dalla partenza creando paure inesistenti.<br \/>\nSecondo queste dicerie i bambini sarebber\u00f2 stati accolti, nella pianura padana da \u201clupi mannari\u201d, e da seviziatori assetati di sangue.<br \/>\nFederico ricordava con commozione la famiglia che l&#8217;aveva adottato.<br \/>\nDopo un anno dalla rivolta e dopo un processo interminabile, i suoi genitori furono liberati.<br \/>\nIl mio amico mi rivel\u00f2 che il momento del ritorno a Torremaggiore fu denso di emozioni.<br \/>\nDa una parte il distacco da un mondo solidale che lo aveva salvato e, dall&#8217;altra, la gioia di riabbracciare i suoi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">PUGLIA TERRA DELL&#8217;ACCOGLIENZA<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alla fine della seconda guerra mondiale milioni di disperati vagavano in cerca di patria per tutta l&#8217;Europa: comunit\u00e0 tedesche, ebrei, prigionieri di guerra, slavi, giuliano dalmati, ecc..<br \/>\nSi trattava di gente perseguitata dall&#8217;odio etnico e dalle nuove sistemazioni territoriali.<br \/>\nAveva bruciato tutti i ponti alle sue spalle e si poneva alla ricerca di una nuova patria.<br \/>\nIn Italia, la Puglia devastata ed occupata fu la regione che sub\u00ec, dalla fine del 1943 alla met\u00e0 degli anni Cinquanta, invasioni bibliche di migranti, inimmaginabili ai nostri giorni.<br \/>\nQuesto fenomeno si era manifestato, per la prima volta, cento anni fa, durante la Grande Guerra, allorch\u00e9 la regione ospit\u00f2 centoquindicimila militari serbi in fuga dopo l&#8217;attacco austroungarico e, a seguito della rotta di Caporetto, circa centomila profughi friulani e veneti.<br \/>\nDalle cronache pugliesi dell&#8217;epoca si nota come l&#8217;intera regione si fosse mobilitata nell&#8217;assistenza di questi sventurati, poi rientrati, a guerra conclusa, nelle loro zone di origine.<br \/>\nNegli anni Venti le organizzazioni umanitarie della regione intervennero a favore di decine di migliaia di esuli armeni in fuga dalle persecuzioni turche.<br \/>\nOltre ad esprimere solidariet\u00e0 a queste popolazioni, gli armeni furono aiutati ad avviare aziende in grado di produrre tappeti orientali di gran pregio.<br \/>\nQueste aziende impiegarono non soltanto centinaia di armeni, prevalentemente di sesso femminile, ma anche manodopera locale.<br \/>\nAnche dopo l&#8217;otto settembre 1943, nonostante la paralisi delle strutture statali e locali, non venne meno la tradizionale cultura dell&#8217;accoglienza pugliese.<br \/>\nLo verificai quando mi recai , per la prima volta, nel 1947, a Brindisi al mercato delle verdure. In mezzo a venditori piccoli ed olivastri notai un gigante biondo simile a \u201cSchwarzenegger\u201d .<br \/>\nSi trattava di un ex soldato tedesco rimasto in Puglia , probabilmente, per amore .<br \/>\nNon soltanto era coccolato con gli occhi dalla sua \u201ccozza\u201d brindisina ma, era benvoluto dai suoi compagni di lavoro che avevano l&#8217;aria di proteggerlo.<br \/>\nEd erano trascorsi soltanto pochi anni dalla fine della guerra!<br \/>\nQuesta \u201cpietas\u201d la vedevo ribadita nella visita al cimitero tedesco nel \u201cgiorno dei morti\u201d. Anche l\u00ec le tombe dei soldati germanici erano tutte onorate con mazzi di fiori.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">EMIGRAZIONE EBREA<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una migrazione consistente di ebrei ex-internati, intenzionati a raggiungere la Palestina, si rivers\u00f2 nel Salento a partire dalla fine della guerra.<br \/>\nOspitati in quattro campi in provincia di Lecce: Bagni, Santa Maria di Leuca, Santa Cesarea e Tricase, furono sistemati, in zone considerate gi\u00e0 allora di pregio turistico, nelle unit\u00e0 abitative requisite dagli alleati, in gran parte in ville private, nelle scuole e nelle strutture termali.<br \/>\nIl Salento costituiva un trampolino ideale verso la Palestina, perch\u00e9 in possesso di numerosi chilometri di costa che avrebbero permesso loro di imbarcarsi sulle navi noleggiate dalle loro potenti associazioni.<br \/>\nQueste partenze per Israele erano duramente contrastate dal governo inglese, potenza amministratrice del territorio.<br \/>\nSi calcola che circa 200\/300 mila ebrei erano in attesa di lasciare l&#8217;Europa e gli inglesi concedevano per l&#8217;espatrio soltanto 1.500 permessi al mese.<br \/>\nLa crisi sociale fu resa ancor pi\u00f9 drammatica dalla penuria di alloggi civili dovuta non soltanto ai bombardamenti alleati, ma anche ad una requisizione spietata di alloggi.<br \/>\nL&#8217;alleato angloamericano e le orde dei suoi ausiliari dovevano essere sistemati nel migliore dei modi a detrimento della popolazione costretta a vivere nelle campagne, allo stato brado.<br \/>\nA. Degli Espinosa in \u201cRegno del Sud\u201d descrive la situazione:<br \/>\n\u201cI comandi inglesi requisivano gli alberghi, le ville, gli appartamenti dei gerarchi fascisti e dei pi\u00f9 ricchi cittadini, poi passavano a requisire gli appartamenti comuni. Possedere una stanza da bagno possibilmente attrezzata era un pericolo. Un repentino ordine di requisizione costringeva con meccanica spietatezza intere famiglie a lasciare la casa in due o tre ore, abbandonando mobili, biancheria, vasellame a disposizione degli ufficiali o dei soldati che dovevano venire ad abitarla.<br \/>\nA Taranto, a Brindisi, come a Bari era uno spettacolo abbastanza frequente quello di un carretto a mano o trainato da un magro cavallo, fermo davanti al portone di una casa mentre donne e uomini piangenti lo caricavano di poche suppellettili, sotto la sorveglianza di soldati inglesi che a volte si degnavano di aiutare con pericolosa energia\u201d.<br \/>\nQuando nel 1948 fui prelevato dal campo profughi di Batteria Brin di Brindisi ed inserito nella famiglia del mio patrigno mi trovai a vivere in uno spazio di circa sessanta metri quadrati, predisposto ad ospitare, prima della guerra, una coppia senza figli.<br \/>\nQuesto spazio fu riempito da una trib\u00f9 oscillante tra i dieci e i venti componenti.<br \/>\nDi questa convivenza di famiglia allargata conservo ricordi positivi, anche se si potrasse per cinque anni, fino al 1953\/54.<br \/>\nNoi tre istriani: mia mamma, mia sorella ed io fummo trattati senza troppi convenevoli, ma mai in chiave razzista.<br \/>\nRitengo che questa comunit\u00e0 pur trovandosi in una situazione miserabile, avesse colto il dramma e il disagio profondo di noi \u201csradicati\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">VOCAZIONE ALLA SOLIDARIETA&#8217;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La vocazione tradizionale alla solidariet\u00e0 da parte delle genti salentine si manifest\u00f2 nuovamente, nel dicembre del 1992, durante la guerra balcanica e l&#8217;assedio di Sarajevo.<br \/>\nDon Tonino Bello con cinquecento volontari, poich\u00e9 in quel momento non erano reperibili ulteriori mezzi navali per trasportare migliaia di volontari da Pescara a Spalato, condusse una marcia forzata, a piedi, dal porto dalmata fino alla citt\u00e0 bosniaca.<br \/>\nSarajevo era assediata e sotto il tiro dei cecchini serbi in una atmosfera sconvolta dal maltempo e dalla nebbia.<br \/>\nLa presenza di questo vescovo, in fin di vita perch\u00e9 affetto da un tumore allo stomaco, e del suo piccolo esercito solidale aveva rotto l&#8217;isolamento e contribuito a sollevare il morale della popolazione stremata.<br \/>\nDon Tonino Bello morir\u00e0 cinque mesi dopo, il 20 aprile 1993.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>ESODO PROFUGHI MALEDETTI \u201cIl profugo \u00e8 sospettato di inaffidabilit\u00e0 politica che mette in pericolo la sicurezza nazionale. 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