NEOFASCISMO E GIORNATA DEL RICORDO

Il prof. Giancarlo Corada in “Fascismo e democrazia” nota come negli ultimi tempi il fascismo riemerga nella sua virulenza: un fascismo che “nelle sue manifestazioni odierne adotta vecchi simboli, ma si riempie di nuovi contenuti”.

A partire dal 1991 lo smembramento della repubblica jugoslava fornì alle associazioni degli esuli giuliani un pretesto politico per manifestare il loro revanscismo.

La leadership della A.N.D.V.G. nell’ambito della associazionismo giuliano viene evidenziata dalla sociologa Pamela Ballinger in “Memoria dell’esilio” quando descrive la sua genesi “Figuravano personaggi compromessi con il regime fascista (durante la seconda guerra mondiale) che cercavano di legittimarsi”.

La vittoria elettorale del 1994 di Berlusconi e della coalizione di destra portò al potere A.N. – M.S.I. posizionandolo come un rispettabile movimento post-fascista, ma riformato ed europeo.

Con questo operazione  l’opinione pubblica italiana superò il precedente “tabù” nei confronti dell’apologia del fascismo.

Irene Pivetti presidente del parlamento dichiarò che il fascismo in Italia aveva portato cambiamenti positivi.

La prima convergenza ideologica tra Alleanza Nazionale rappresentata da Giancarlo Fini e Luciano Violante, presidente della Camera ed autorevole esponente del P.D.S. si verificò in un incontro solenne all’università di Trieste, in un clima di “riappacificazione” .

L’analisi storica delle vicende legate all’Esodo e la centralità delle foibe risultarono, cosi, completamente convergenti.

Questo primo evento diede al movimento fascista la legittimità di “depositario della memoria delle foibe e dell’esodo”.

Lungo questo piano inclinato si è pervenuti alla legislazione che prevede la “Giornata del ricordo” e alla successiva strumentalizzazione del dramma giuliano da parte dei post-fascisti e dell’ A.N.D.V.G..

Secondo la Ballinger la A.N.D.V.G. nel rievocare la vicenda giuliana “non aveva mai cessato di celebrare rituali associati tanto con l’epoca irredentista che con quella fascista”.

 

LA LEGGE N. 92 DEL 30-3-2004

Su iniziativa di Roberto Menia ed Ignazio Larussa di Alleanza Nazionale, dopo alcuni tentativi nel 1995, 1996, e 2000 fu istituita nel 2004 la legge n. 92 che prevedeva la “ Giornata del Ricordo” .

La legge istituendo il “Giorno del Ricordo” “Si pone lo scopo di conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle “foibe”, dell’Esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati del secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale”.

Guido Crainz in “Naufraghi della pace” ritiene che fin dall’inizio la “Giornata del Ricordo” sia contaminata dal “unilateralità”.

Sarebbe stato opportuno stabilire un difficile confronto tra le memorie divise: italiane, croate e slovene.

In questa prospettiva, in un momento successivo, erano state istituite due commissioni storiche miste: italo-slovena e italo-croata.

L’italo-slovena ha concluso i suoi lavori, ma il contenuto delle sue conclusioni non è stato diffuso dal governo italiano.

L’italo-croata per decisione del governo italiano non ha iniziato i suoi lavori. La destra ne ha impedito la nascita.

Slovenia e Croazia hanno risposto alla provocazione iniziale italiana con la decisione di istituire le loro “Giornate della Memoria” ponendo in evidenza la responsabilità italiana nell’aggressione del 1941 e negli eccidi compiuti dai fascisti italiani nei loro territori.

 

LE ISTITUZIONI E LA GIORNATA DEL RICORDO

Il presidente della repubblica, Azeglio Ciampi nel 2005/2006 diede alla “Giornata” un carattere di solennità, auspicando la riconciliazione tra i tre stati.

Giorgio Napolitano in occasione delle celebrazioni del 2007 e 2008 ha accolto integralmente le tesi della destra italiana più estremista.

Ha utilizzato il concetto di “pulizia etnica” italiana da parte dei partigiani slavi, dimostrando superficialità e demagogia.

Da notare che soltanto i cosìdetti storici organici all’estrema destra sostengono questa versione.

Lo stesso Raoul Pupo sostenitore dell’ A.N.D.V.G., prendendo posizione su questo concetto nodale  in “Obbiettivi jugoslavi” nel “Il lungo esodo” si limita a sostenere che: “I leader comunisti jugoslavi nell’annessione post-bellica del territorio giuliano concepirono una politica che prevedeva il mantenimento di una minoranza italiana.

Nel 2013 Napolitano ribadirà le sue posizioni estreme sulla questione orientale e ne fornirà la chiave di lettura sostenendo che il dovere di un presidente della repubblica italiana è il mantenimento della coesione nazionale e, quindi, del peso dell’Italia, in Europa.

L’atteggiamento di Napolitano interruppe il percorso di conciliazione avviato dal governatore della Regione Friuli-Venezia Giulia, Riccardo Illy, impegnato, da protagonista, nella costruzione della macro-regione europea che comportava una aggregazione composta dal Friuli-Venezia Giulia Carinzia, Slovenia ed Istria.

 

FASCISMO E GIORNATA DEL RICORDO

Il neofascismo si ripropone, attualmente, in forme inedite, da “nuovo millennio”.

La “Giornata del ricordo” del 10 febbraio è diventata uno strumento ideologico ed operativo per vecchi nostalgici riesumati e provenienti dalle file del M.S.I. e delle associazioni degli esuli, gravitanti attorno alla A.N.G.V.D..

Questa struttura diffusa sul territorio nazionale sotto i riflettori di una opinione pubblica moderata, in larga parte predisposta a loro favore, dopo le esternazioni di Napolitano, diventò protagonista.

 

REVANSCISMO STRISCIANTE

Alleanza Nazionale a partire dalla costituzione del primo governo Berlusconi del 1995 e nel 2000 ha premuto per il varo di una legge che sarebbe diventata un “cavallo di Troia” nell’ordine costituito dopo il secondo conflitto mondiale.

Guido Crainz sostiene che “La Giornata del ricordo”, delle foibe e dell’Esodo istriano rappresentava il riconoscimento delle sofferenze degli esuli.

“Il ricordo era un debito e un dovere di una memoria nazionale che le aveva rimosse, era parte di una elaborazione del lutto assolutamente necessaria”, ma manipolata e strumentalizzata dall’estrema destra a livello nazionale e locale è diventata strumento di eversione, coinvolgendo la quasi totalità della comunità nazionale e i vertici delle istituzioni.

Alla sinistra democratica nel momento della sua approvazione non sfuggirono le implicazioni revansciste.

Giovanni De Luna nella “Repubblica del dolore”- Milano 2011- “Per la destra era una rivincita, ma anche la possibilità di cogliere l’occasione per procedere senza infingimenti e cautele ad una equiparazione tra foibe e shoah”.

Franco Cardini, un’autorità assoluta nel mondo storiografico ritiene che “La definizione e legittimazione della Giornata del ricordo per certi versi è quasi in emulazione e in opposizione… come se la memoria dei morti nei campi di sterminio nazisti potesse in qualche modo essere imbarazzante o sgradita a certe parti del mondo politico e dell’opinione pubblica per cui si dovesse procedere a un riequilibrio attraverso il ricordo dei massacrati nelle voragini carsiche”.

 

NEGAZIONISTI

La giornata del ricordo  ha dato visibilità ad una galassia di associazioni, pubblicazioni e a “Comuni liberi in esilio di Pola, Fiume e Zara” centri studi, ecc..

La A.N.D.V.G. (Associazione Nazionale della Venezia Giulia) espressione dell’oltranzismo delle associazioni degli esuli coordina ideologicamente ed opera con le cospicue risorse finanziarie (si calcola di oltre tre milioni di euro) elargite non soltanto dal governo italiano, ma anche dalla regione Friuli Venezia Giulia e dai comuni del territorio.

L’associazione opera bollando come eretici, “riduzionisti” o peggio “negazionisti” coloro che storicamente si oppongono alla sua versione sulla questione orientale.

Ha cercato di impedire una conferenza stampa, il 9 febbraio 2017 nella sala stampa della Camera, gestita da Sel e storici come la prof. Alessandra Kersevan .

Moni Ovadia con un contributo video ha sostenuto, come riportato dall’Arena di Pola, la conferenza di Sel che secondo il suo parere non era in opposizione, ma tendeva a definire i contesti, la consequenzialità e le responsabilità dei tragici fatti per i quali era stato istituita il ricordo  “La responsabilità prima e soverchia, è quella della guerra portata dai nazifascisti in tutta l’Europa, con punte di ferocia inaudite nelle terre slave. Questo non vuol dire negare le responsabilità di chi ha scatenato violenze contro innocenti dovunque lo abbia fatto, ma chiarire le ragioni ai cittadini italiani che hanno diritto di sapere perché gli italiani subirono violenze nel biennio tra il 1943 e il 1945.

Tutto ciò va stabilito nel rispetto di una differenza definitiva tra la Resistenza antifascista e la guerra di sterminio, sopraffazione e schiavizzazione voluta dai nazisti e dai fascisti.

C’è bisogno di collocare il Giorno del Ricordo all’interno di questi contesti….

Il processo di conciliazione può avvenire solo nel quadro della cultura uscita dalla Resistenza antifascista, per non riaprire vecchie ostilità.

Il Giorno del Ricordo sia un’istituzione al servizio della pace e non della falsificazione”.

Come risposta la destra revanscista, criminalizzando queste tesi, ha adottato i suoi metodi intimidatori e “squadristici” determinando inpunemente una “sospensione della democrazia” per cui tutte le conferenze organizzate in vari luoghi istituzionali e pubblici con storici invisi all’estrema destra, sono state sospese.

Il gruppo consiliare di Forza Italia della F.D.V.G. ha definito i conferenzieri della sinistra, anti-italiani.

E i comuni hanno revocato la disponibilità delle aule riferite alle conferenze, precedentemente concesse.

Il capogruppo di Forza Italia della Camera Massimiliano Fedriga ha stigmatizzato l’iniziativa della conferenza di Sel e dell’On. Pellegrino affermando “ E’ inaccettabile che una collega di Sel dia vita ad un percorso di rivisitazione storica per sminuire le colpe dei titini”.

 

ATTACCO ALLA PRESIDENZA DELLA REPUBBLICA

Il presidente della Repubblica Mattarella  non aveva potuto presenziare il 10 febbraio 2017alla cerimonia della giornata del Ricordo a Montecitorio perché impegnato a Madrid,  su invito del re di Spagna, per l’annuale incontro trilaterale tra i capi di stato di Italia-Spagna-Portogallo .

I vertici della A.N.D.V.G. in particolare Renzo Codarin e Manuele Braico presidente dell’associazione della comunità degli istriani e vice presidente della Federesuli, cupola delle associazioni degli esuli, hanno attaccato Mattarella perché “privo di sensibilità istituzionale e di patriottica vicinanza”.

La “Società di studi fiumani” finanziata con un “fondo speciale” dal Ministero dell’Economia e delle Finanze ha insinuato che l’assenza di Mattarella era dovuta al suo allineamento con le posizioni criminali dei “negazionisti” e tutto questo era perché “aveva salutato con un lungo messaggio il numero 3 della rivista “Micromega” del 2015 dove il prof. Angelo D’Orsi criticava la legge sul Giorno del Ricordo giudicando le “foibe” una menzogna gigantesca su cui le associazioni degli esuli lucravano”.

Le celebrazioni orchestrate dalle associazioni a Basovizza e a Trieste, al “Magazzino 18” hanno indotto Giorgia Meloni e Salvini, ormai leader dell’estrema destra ad attaccare le Istituzioni che non si erano piegate ai ricatti delle associazioni  “Quì non ci sono il Presidente della Repubblica o quello del Senato, il Presidente della Camera, il Presidente del Consiglio e ciò mi fa pensare (!) ci siano morti di serie A e morti di serie B, che ci siano italiani di serie A e italiani di serie B”.

Il tribuno della Lega Nord per sentirsi legittimato ha utilizzato, da necrofilo, a suo favore, per squallidi calcoli di potere una memoria drammatica.

Le lobbies delle associazioni vicine ai movimenti neo-fascisti hanno costretto Mattarella ad essere ricevute, cinque giorni dopo.

Il presidente dell’Unione degli Istriani Lacota per manifestare la sua totale ostilità nei confronti del presidente, ha rifiutato l’incontro.

Il presidente della Federesuli Antonio Ballarin il 6 marzo 2017 candidamente confesserà all’Arena di Pola che la presenza di Mattarella a Montecitorio diventava utile perché rappresentava un messaggio chiaro , a favore delle associazioni, per le istituzioni preposte all’elargizione delle risorse pretese dallo Stato.

COMPLICITA’

L’urgenza di adottare misure antifasciste deriva dalla constatazione che il cancro neofascista stia attualmente penetrando nel recinto del mondo progressista, tra gli esponenti del D.P..

Il presidente della regione Lazio, Nicola Zingaretti , il 9 febbraio 2017 dopo essersi soffermato a lungo nel villaggio giuliano dalmata di Roma, roccaforte dell’ A.N.D.V.G. , come risulta dal “Arena di Pola” N. 3 marzo 2017 “Ha ribadito il suo interesse per le attività di quei sodalizi (A.N.D.V.G. e le altre associazioni degli esuli) che diffondono la storia del confine orientale italiano e con la loro opera di testimonianza la difendono dai tentativi minimalisti e negazionisti”.

Il senatore P.D. di Pordenone Lodovico Sonego, il 10 febbraio 2017, in concomitanza con la celebrazione della giornata del ricordo ha presentato un interrogazione ai ministeri delle attività culturali, turismo, affari esteri e cooperazione internazionale “per sapere quali iniziative urgenti intendono attivare per azionare la tempestiva erogazione dei fondi dovuti alle associazioni degli esuli”.

La caccia a coloro che osano porre in discussione le verità oltranziste stabilite dall’ A.N.G.V.D. e dai neofascisti è stata aperta.

I consiglieri F.D.V.G. compresi quelli del centro moderato, hanno presentato in occasione della “Giornata del ricordo” del 2017 una mozione “liberticida”.

Questo gruppo di potere ha stabilito che  “ Vengano incriminati in base alla legge N. 115-2016 per negazionismo coloro che negano l’esistenza delle “foibe” tralasciando che nessun democratico ha mai negato l’esistenza delle foibe, ma ha sottolineato come siano, in larga parte il risultato dell’aggressione nazifascista.

 

INTERNAZIONALE

Il gruppo di lavoro del revisionismo storico della prof. Bourbaki, e le A.N.P.I. di Colle Val d’Elsa , Pavia centro e Pavia borgo Ticino avevano espresso il 10 febbraio 2017 sulle pagine della rivista “Internazionale” una corretta analisi storica sulla questione orientale, non certo gradita dalla A.N.D.V.G., perché obiettiva.

Una lettera densa di livore da parte dell’associazione ha paragonato gli estensori della nota antifascista ai negazionisti delle Shoah  e i ai “cetnici” serbi che negano l’eccidio di Srebenica.

 

A.N.G.V.D. E CASA POUND

Le cronache recenti dimostrano come ormai sia avvenuta una saldatura definitiva tra le associazioni degli esuli e il neofascismo italiano.

In una città democratica come Mantova il 6 febbraio 2016 un folto corteo di Casa Pound, Fratelli d’Italia e Forza Nuova ha sfilato al grido di “Foibe non dimentichiamo”.

Si trattava di un esplicito avvertimento alla presentazione della mia opera “Italiano con la coda” in occasione della celebrazione della Giornata del ricordo, al teatro Bibiena di Mantova il 10 febbraio 2016.

Il mio lavoro, testimonianza vissuta dell’Esodo e, quindi, in linea con gli obiettivi della Giornata, per questi neofascisti, andava messo a tacere perché privo di contenuti fascisti e revanscisti.

Durante la mia conferenza del 10 febbraio noti esponenti dell’A.N.G.V.D locale. si sono esibiti in un conato di protesta, prontamente represso dal servizio d’ordine.

La Spezia è stata teatro per due anni di seguito, nel 2016 e nel 2017 di clamorose manifestazioni neofasciste nell’ambito della Giornata.

Dal “L’Arena di Pola” marzo 2016: L’amministrazione comunale de La Spezia ha negato l’utilizzo della sala della biblioteca “Beghi” dove l’11 febbraio si sarebbe dovuto tenere un incontro sul giorno del ricordo per il quale la Lega Nord aveva già pagato l’affitto. Sarebbero dovuti intervenire anche esponenti di Casa Pound…. . La consigliera regionale Stefania Pucciarelli (Lega Nord) ha commentato : “il Comune ha negato la pacifica commemorazione dei tanti italiani morti nelle foibe o fatti esuli dal regime comunista di Tito e lo ha fatto su richiesta dei movimenti liberticidi tra cui l’A.N.P:I. locale che si nascondono dietro la maschera di antifascismo… . Invito chi ha usato il pretesto del neofascismo per sopprimere la nostra libertà di ricordare i morti, i morti italiani a gettare la maschera dello sdegno civile e mostrare il vero volto dell’intolleranza e del rancore che li anima. Quanto accaduto oggi è figlio diretto del negazionismo che per decenni ha lasciato in ombra gli infoibati e gli esuli dalmati e giuliani, che gli ha catalogati come morti di serie B negando loro la dignità del legittimo ricordo. 

La sera dell’11 febbraio 150 persone con bandiere tricolori e di Istria, Fiume e Dalmazia  organizzate dalla Lega Nord e dai gruppuscoli neofascisti sono sfilati per le vie cittadine deponendo una corona al monumento nella Piazzetta Martiri delle foibe, dopo essere stati arringati dai vari tribuni neofascisti, senza alcun intervento da parte delle autorità.

Il 10 febbraio 2017 si è tenuta la celebrazione del “Giorno del ricordo”. A presenziare oltre al sindaco Massimo Federici di La Spezia, il delegato dell’A.N.D.V.G. e assessore del “Libero comune in esilio di Pola” Andrea Manco.

Dopo l’intervento delirante di questo notabile autoreferenziato si è aggiunto quello di Amorino Armerio, candidato per la lista “Casa Pound” che non ha mancato di ringraziare i “ragazzi di casa Pound” per la loro dedizione alla causa revanscista.

Il sindaco P.D. coerentemente si è tolto la fascia tricolore e ha abbandonato la sala.

Nonostante fosse stata invitata a prendere le dovute distanze, la A.N.G.V.D. ha dichiarato che non era tenuta a condannare la posizione di questi esponenti estremisti perché al suo interno trovano ospitalità destra, centro, sinistra.

La Lega Nord manovatrice occulta diventata un punto di riferimento del neo-fascismo anche al di fuori del suo territorio storico ha colpevolizzato il sindaco considerando isterica la sua reazione.

Tutto questo è avvenuto in una città come La Spezia che, a partire dal 1947, aveva ospitato nel campo profughi “Caserma Botti” in una detenzione ultradecennale predisposta dal Ministero degli Interni postfascista, gran parte della classe operaia dell’Arsenale di Pola condannata all’inedia o impiegata in attività tra le più pericolose e nocive: la demolizione cantieristica.

Nessun riferimento è stato effettuato alla “tratta degli schiavi” di centocinquanta-duecentomila istriani, fiumani e zaratini autoctoni espulsi dall’Italia con il concorso degli esponenti autoreferenziati delle associazioni degli esuli attivi fin dall’inizio dell’Esodo come riportato in “Requiem per il popolo istriano” pubblicazione dell’autore recentemente edita in e-book.

E’ stato ricordato che, inizialmente, gli esuli erano stati definiti dalla sinistra come fascisti, ma si è tralasciato che il governo italiano dell’epoca aveva considerato gli esuli autoctoni entità aliene tanto che nel 1949, come riportato da uno storico vicino alle posizioni della A.N.G.V.D. Raoul Pupo  “Gli esuli siano stati considerati più reclusi che assistiti e costretti come “malfattori” a rilasciare le impronte digitali”.

A Gravina, provincia di Bari, altro luogo simbolo della detenzione degli esuli con il suo famigerato campo collocato tra il suo territorio e Altamura, si è assistito ad una duplice manifestazione per la “Giornata del ricordo”.

Il sindaco, come riportato dall’A.N.P.I., dopo l’esternazione in consiglio comunale in cui ha equiparato le foibe alle leggi razziali e all’Olocausto ha conferito legittimazione istituzionale ai neofascisti che il 10 febbraio 2017 hanno sfilato nella città con la partecipazione di un assessore con la fascia tricolore.

Queste forze neofasciste hanno rotto gli argini, anche se i media non lasciano trapelare queste manifestazioni intollerabili.

A Roma in Campidoglio, sempre in occasione della celebrazione della Giornata del Ricordo quattro consiglieri di “Fratelli d’Italia” e uno della lista con “Giorgia Meloni” hanno esposto uno striscione con la scritta “Foibe Roma non scorda”.

Capeggiavano una folta rappresentanza di gruppi neofascisti che aveva preteso lo stanziamento di una somma consistente per organizzare un viaggio di massa nei luoghi delle “foibe” a  carico del comune di Roma.

 

La pericolosità dell’A.N.G.V.D. risulta dal “gemellaggio” con gli “ustascia” croati.

Uno dei suoi dirigenti Sardos Albertini, presidente della Lega Nazionale, storica associazione nazionalista e tra i più influenti notabili delle associazioni ha espresso chiaramente e pubblicamente nel municipio di Trieste l’8-2-2017 e successivamente in veste di presidente per le “Onoranze dei martiri delle foibe a Basovizza” disponibile a coinvolgere nel 2018 gli esponenti delle associazioni croate “Quale contributo per costruire un futuro di pacificazione fra tutti i popoli vicini”.

 

REVANSCISMO NEOFASCISTA

L’attuale “revival” ustascia croato non poteva non sedurre per il loro contenuto neonazista i vertici dell’A.N.G.V.D..

In Croazia i valori neonazisti vengono pubblicamente esibiti.

Nell’agosto 2015 una petizione firmata da migliaia di “opinion leader” rivolta al governo aveva preteso di sovrapporre sulle divise dell’esercito croato il motto ustascia utilizzato durante il secondo conflitto mondiale nello stato fantoccio alleato della Germania nazista e dell’Italia fascista “Za dom, spremni” (Per la patria pronti) versione croata del “Heil Hitler” o del “Zieg Heil”.

La motivazione era “difendere la cultura e la tradizione nazionale”.

Negli ultimi due anni le provocazioni di impronta fascista si sono incrementate a tal punto da annichilire l’opinione pubblica antifascista croata.

La scritta ustascia del 2015 è stata posta nella primavera 2017 su una targa dell’ex lager di Jasonevac.

Il campo di sterminio di Jasonevac, a ca 50 chilometri a sud di Zagabria, al confine con la Bosnia rappresenta il culmine dell’efferatezza ustascia.

Dall’agosto 1945 il campo ha creato un terrore superiore a quelli nazisti. Centinaia di migliaia di serbi, ebrei, zingari, e oppositori politici e religiosi vi furono trucidati.

Il metodo ustascia di sterminio fu diverso da quello nazista scientifico perché fu impostato sul vilipendio e la profanazione dei corpi di innocenti indifesi.

I nazisti come rileva Olivier Delorme in “la Grecia e i balcani “ riconobbero agli ustascia il merito di essere stati “i primi a ripulire il territorio da ebrei e zingari”.

Nonostante la ferma protesta di larghi settori dell’opinione pubblica croata, il governo di destra ha soprasseduto a rimuovere la targa e, per guadagnare tempo, ha incaricato il Ministero dell’amministrazione di istituire un commissione di giuristi con “l’incarico di individuare nelle leggi vigenti la strada da percorrere per trovare una soluzione alla questione”.

Una decisione beffa.

I rappresentanti delle associazioni ustascia hanno minacciato che “non staranno a guardare l’eventuale rimozione della targa” ed hanno definito le richieste in tal senso, da parte delle forze democratiche croate, pericolose.

 

ASSOCIAZIONI O SETTE

Fin dall’inizio dell’Esodo l’associazionismo come descritto in “Requiem per il popolo istriano” ha difeso categorie privilegiate: i rimpatriati e gli autoctoni istriani e fiumani considerati dal governo italiano post-fascista organici al sistema.

I notabili delle associazioni emergeranno da questi gruppi sociali e sull’Esodo fonderanno la loro visibilità e il loro “status”.

Attualmente le strutture portanti dell’associazionismo sono i “Liberi comuni in esilio” di Pola, Fiume e Zara.

Queste strutture anacronistiche e pericolose  rivendicano una legittimità che la realtà e il Trattato di pace di Osimo escludono.

Il governo italiano  violando il diritto internazionale li considera interlocutori privilegiati.

Per lo statuto del “Libero comune in esilio di Pola” i soci non sono automaticamente esuli da Pola e dall’Istria e neanche esuli perché il 90% è costituito per “diritto perpetuo” dai figli,  nipoti,  parenti e i congiunti degli esuli e, come afferma il direttore dell’Arena, da coloro  che “abbiano dimostrato e dimostrino il loro appoggio solidale alla causa degli esuli” in pratica dimostrino un revanscismo tangibile.

Questa setta celebra a Pola e in Istria nella prima parte di giugno e il 18 agosto i suoi riti.

Al raduno del’11 giugno 2017 erano presenti 69 adepti (un pullman e 10 autoveicoli).

L’assemblea ha nominato uno stato maggiore di 25 elementi tra presidente-sindaco, assessori, e probiviri incaricati a rappresentare e a coordinare in assoluto monopolio, sul territorio nazionale, le celebrazioni delle “giornate del ricordo” e delle “foibe”.

 

IRREDENTISMO E SCANDALI

Il 20 novembre 2014 “il Piccolo” di Trieste, rompendo il muro dell’omertà, riporta notizia dello “scandalo contabile” compiuto dall’I.R.C.I. (Istituto Regionale per la cultura istriana) finanziato con le risorse governative e accreditato come il riferimento culturale dell’associazionismo giuliano.

25 mila euro erano stati sottratti dal bilancio dell’I.R.C.I. e consegnati ad una terza persona, estranea, di origine africana che nulla aveva a che fare con l’Istituto, per acquisire un magazzino.

Il responsabile dell’I.R.C.I. Stefano Nedoh, come chiarisce il Piccolo, a firma di Laura Tenero, “è presidente del collegio dei revisori dei conti in diverse realtà associative , come la A.N.D.V.G. .

Sempre nella stessa pagina del giornale, il presidente della Federesuli,  Enzo Codarin, organismo supremo dell’associazionismo e componente dei revisori dell’I.R.C.I., interpellato dal giornale, attribuisce le “storture” del caso alla complessità della finanza pubblica preposta all’erogazione delle risorse destinate alle associazioni.

Il professor Stelio Spadaro, ex consigliere dell’I.R.C.I.  in quota provincia di Trieste, conoscitore della realtà associazionistica interpellato giudica “ con tristezza ad un altro scandalo non culturale, ma contabile”

Il 10 gennaio 2015, sempre dal  Piccolo, risulta che dalle risorse I.R.C.I. “mancano 180 mila euro  provenienti dalla regione Friuli Venezia Giulia.

I controlli hanno consentito di fare emergere un consistente disavanzo accumulatosi nel corso delle precedenti gestioni.

Diego D’Amelio nel Piccolo del 14-1-2017 dà notizia di un blocco dei fondi previsti dalla legge 72/2001, a partire dal 2010 dovuto a “regole di rendicontazione sempre più stringenti per associazioni e comitati abituati a presentare spesso progetti alla buona e rendiconti spesso incompleti o poco trasparenti a giustificazione delle spese sostenute”.

In altri termini parla di una “gestione allegra” delle risorse ottenute dal governo italiano, regione Friuli Venezia Giulia e comuni del territorio.

La Federesuli a fronte di questi atteggiamenti viene considerata da parte degli esponenti del mondo istriano poco attendibile per non aver vigilato sul rispetto delle regole.

L’obiettivo primario, quindi, dei vertici delle associazioni non è quello di ricordare il dramma dell’esodo, ma quello di pretendere ed ottenere le risorse finanziarie ,senza la dovuta rendicontazione , con la complicità dei gruppi politici fiancheggiatori che considerano il movimento una risorsa insostituibile.

Emanuele Braico, (venuto a mancare recentemente) vice presidente delle Federesuli e presidente del “Associazione delle comunità istriane” ebbe a dire il 18 dicembre 2016 a ridosso delle celebrazioni della giornata del ricordo 2017 “Il prossimo 10 febbraio 2017 se non saranno arrivati i contributi statali riteniamo inutile partecipare alle varie manifestazioni ufficiali per il giorno del Ricordo”                                

Questo oligarchia penetrata profondamente nel sistema educativo nazionale è composta da faccendieri ed eversori.

Il ruolo didattico istituzionale viene trionfalmente esibito da Lorenzo Salimbeni, teorico del movimento quando dichiara che “Le associazioni hanno avviato da sette anni un proficuo tavolo di lavoro con il Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca che ha portato alla realizzazione di concorsi scolastici e seminari di aggiornamento per i docenti”.

In altri termini, si vantano di aver condizionato con i loro valori, pseudoculturali e tossici la formazione dei docenti incaricati di diffondere il loro “verbo”.

 

CONCLUSIONI

Lo storico Angelo D’Orsi, docente di storia moderna congiuntamente a storici che non sono organici all’A.N.D.V.G.  l’11 febbraio 2004 si è dichiarato contrario all’istituzione della “Giornata del Ricordo” perché manifestazione di facciata ed ha invitato gli addetti ai lavori a procedere ad una ricerca storica aderente alla verità.

Condivido completamente questa posizione molto realistica nel 2004, ma nel 2017 dopo il radicamento, le celebrazioni vanno mantenute per sottrarre alla destra un facile motivo di risentimento.

 

UNA LEGGE APPLICATA MALE

La legge n. 92 voluta a suo tempo dall’estrema destra  nella sua applicazione è affetta da deviazioni e vuoti.

Le celebrazioni della giornata del ricordo ha dimenticato la stragrande maggioranza degli autoctoni giuliani espulsi oltreoceano, come descritto dall’autore in “Requiem per il popolo istriano”.

I notabili delle associazioni nelle celebrazioni non soltanto hanno sorvolato sulle loro responsabilità di queste espulsioni, ma hanno criminalizzato la minoranza italiana, “i rimasti” in Istria e a Fiume considerandoli traditori e “slavi italofoni”, in realtà vittime del nazionalismo slavo.

 

CHE FARE

La strategia più opportuna per scardinare questo sistema eversivo è quella di delegittimare ed emarginare i notabili delle associazioni coinvolti in scandali finanziari relativi alla gestione delle risorse previste dalla legge n. 92 del 30-3-2004.

La magistratura dovrà intervenire ed impedire che i rappresentanti dell’associazionismo intimidiscano i vertici dello Stato.

Il governo italiano dovrà troncare qualsiasi tipo di collaborazione con i sedicenti operatori culturali emissari della destra eversiva.

Sarà compito del Ministero degli Interni e, localmente dei prefetti, sottrarre all’associazionismo il monopolio delle manifestazioni.

Per chiarire l’aspetto storico delle vicende del confine orientale s’impone la costituzione di un’agenzia del tipo “Fiederich Ebert” presieduta da personalità europee di indiscusso prestigio storico e rappresentanti italiani, croati e sloveni che abbia come obiettivi fondanti la promozione di iniziative di ricerca e divulgazione rivolte ad integrare le storiografie nazionali e a far interagire le memorie divise.

 

Category: Giornata del ricordo, Neofascismo

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- 28 novembre 2017